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GENOVA 01

Pubblicato il 26 febbraio 2007 da Valentina Casadei


GENOVA 01

ROMA, TEATRO AMBRA JOVINELLI - Genova come Tebe, Genova terreno di una tragedia che è già Storia. Una storia triste, una scomoda verità: in molti vorrebbero dimenticare, in molti vorrebbero dire ’non è vero, non può essere’ e continuare a vivere come se tutto fosse stato un incubo ormai lontano, come se quella società tragica non gli appartenesse. Loro non c’entrano con la banda dei magnifici 8, ma non hanno niente in comune con quella folla che era a Genova per quel maledetto G8, per dire no, per dire basta. Loro hanno dimenticato o forse non hanno mai saputo. Così ad anni di distanza, oggi, anno del signore 2007, Fausto Paravidino porta ancora in scena il suo Genova 01, testo nato come instant play, immediata riflessione post-factum sulla tragedia contemporanea. Alla tragedia classica si ispira - liberamente - nella forma, con prologo e cinque atti, e - ancor più liberamente - nella scelta di usare un coro, fatto di persone, non personaggi. Questa tragedia non ha eroi: è una tragedia contemporanea, per Edipo o Agamennone spazio non c’è. Questa tragedia non ha catarsi: quale consolazione, quale pulizia ci può essere per l’anima, ormai?
Una ragazza dal volto insanguinato, guarda in silenzio, nell’oscurità rischiarata solo dalla sua T-shirt bianca: questa è la tragedia moderna. Paravidino mette in scena fatti, "racconta", porta testimonianze: prova, come hanno già provato in tanti, a raccontare la storia, quella storia oscura, per cui la parola ’certezza’ è difficile da pronunciare, quella storia che si scontra con la storia consegnataci dalle sentenze dei tribunali, piene di falle, piene di buchi. Paravidino ricostruisce un processo nuovo, narrandoci una storia che interroga e si interroga.
"Why?" si chiedono due giovani dopo il massacro alla Diaz. Why?

Chiediamoci come, chiediamoci perché. Questi sono i fatti: e le nostre conclusioni? Sembrerebbe quasi dire questo Paravidino, questo ci comunica il suo Genova 01, con la sua raccolta di resoconti e testimonianze. Genova 01 è ’un’orazione civile’ come la definisce il suo autore, è un teatro che ammicca al documento, che ricorda il lavoro duro di tanti Celestini o Paolini, pur non avendo ancora la forza scenica e lo stesso rigore di opere come Il racconto del Vajont.
Parlare del G8 è parlare dell’Italia e del mondo, è parlare di noi tutti. A teatro già qualcuno ci aveva provato, la Societas Raffaello Sanzio aveva creato delle immagini emblematiche riferite a Carlo Giuliani, ormai simbolo del dramma di Genova, in una delle sue composizioni per la Tragedia Endogonidia: la loro forza era incredibile, l’impatto emotivo anche. Genova 01 non ha quella stessa forza ma sa egualmente farsi apprezzare e seguire, non colpisce i sensi, ma la ragione. La narrazione, ben strutturata e ricca di dati, invita alla riflessione. Raccontata dalle voci di giovani attori (tra cui lo stesso Paravidino) la tragedia vuole essere un monito e una rivelazione, vuole aprire gli occhi a chi a lungo li ha tenuti chiusi o a quelli che, distrattamente, li hanno appena socchiusi. E non solo. Perché per coloro che su Genova hanno letto o sentito molto o per chi a Genova allora c’era, e Genova la vissuta e l’ha sofferta, oltre alle informazioni Paravidino sa anche trasmettere emozioni. Nei sentieri bui, dove l’informazione non può arrivare, si possono sentire i brividi e per un secondo la paura; si può leggere tra le righe l’atrocità del mondo e quella speranza calpestata, picchiata, che non vuole però morire. Siamo qui ancora a parlarne perché, nonostante tutto, forse ancora ci speriamo, ancora vogliamo sperare che un mondo migliore possa esistere. Siamo ancora qui a raccontare perché la memoria e il cuore non dimentichino quello che il cinismo e la vita quotidiana a volte mettono da parte, quella polvere che nascondiamo per pigrizia e paura sotto un tappeto. Per non dimenticare la tragedia moderna, di cui tutti noi siamo il coro, in cui tutti noi siamo i protagonisti; carnefici e vittime; uomini, non eroi.


(Genova 01) di Fausto Paravidino; regia: Fausto Paravidino; interpreti: Alessia Bellotto, Eva Cambiale, Iris Fusetti, Fausto Paravidino, Fulvio Pepe, Vito Saccinto, Marco Taddei; musica: Massimo Cordovani; produzione: Teatro Due in collaborazione con Fandango.


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