Giulio Cesare

Visionario, surreale, allegorico. Il riadattamento moderno del Giulio Cesare, ultima fatica di Andrea Baracco, apprezzato e premiato al Festival Internazionale del Teatro Classico di Almagro ed ora in scena al Teatro Vascello di Roma, spiazza e coinvolge con un’intensità senza pari. Nemmeno i puristi più ortodossi della drammaturgia shakespeariana possono rimanere inermi ed indifferenti di fronte alla forza evocativa sprigionata da questa attenta ed accurata messa in scena. Dopo più di quattrocento anni la figura di Shakespeare torna ad occupare preponderante lo spazio scenico, con l’aggiunta però di quel carattere contemporaneo che per nulla intacca il cuore dell’opera, al contrario lo arricchisce di un incredibile tratto attuale.
Il riadattamento di Baracco, realizzato anche con il supporto di Vincenzo Manna, pare costruirsi sulla sottrazione. Una sottrazione, però, che si snoda su un doppio livello, sia estetico che testuale. Dal punto di vista drammaturgico, infatti, l’autore attua alcuni tagli rimanendo però nel complesso piuttosto fedele al testo originario, non solo nei dialoghi ma anche nello sviluppo dei temi portanti della tragedia. È la violenza quindi a rimanere al centro della messa in scena, sviscerata accuratamente in tutte le sue fasi, intesa e rappresentata come la più distruttiva delle passioni che affonda le sue radici nell’incertezza e nella precarietà dell’esistenza, caratterizzando così non solo i singoli personaggi ma le stesse azioni e conseguenze di questi, segnando nel profondo anche le relazioni e le dinamiche interne agli stessi. La valenza politica shakespeariana rimane quindi intatta, sono il contesto e la scenografia a mutare. La scena è infatti scarna, quasi nuda, l’unica presenza imponente e suggestiva è data da tre porte scorrevoli, utilizzate prima come dei veri e propri personaggi, poi come elementi separatori che si aprono e si chiudono di continuo, mostrando o celando le trame individuali.
L’identità minimalista dello spazio scenico pare quasi voglia suggerire un contesto sociale in rovina, sempre più decadente, esaltato dal forte utilizzo allegorico degli oggetti. Il potere è rappresentato da una sedia squarciata e deturpata dal tempo, le lame assassine dei cospiratori da taglienti gessi rossi, il tutto impreziosito da un ammaliante gioco di luci ed un potente miscuglio di elementi sonori. Porte che ballano, pezzi di corpi frammentati che appaiono e scompaiono dalla scena, crescendo musicali costanti e parole bisbigliate contribuiscono ad edificare un impianto visivo sconvolgente perturbato da echi angosciosi.
Il Giulio Cesare di Baracco provoca dolore e spaesamento nello spettatore che fino all’ultimo istante non può fare a meno di rimanere inchiodato alla scena, ipnotizzato ed estasiato. Un’opera commovente per la sua sublime bellezza.
(Giulio Cesarw); Regia: Andrea Baracco; drammaturgia: dal testo di William Shakespeare, adattamento di Vincenzo Manna e Andrea Baracco; costumi: Mariano Tufano; scene: Arcangela di Lorenzo; interpreti: Giandomenico Cupaiolo, Roberto Manzi, Ersilia Lombardo, Lucas Waldem Zanforlini, Liva Castiglioni, Gabriele Portoghese; teatro e date spettacolo: Roma Teatro Vascello, dal 21 Gennaio al 2 Febbraio 2014.
