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Horror sommerso. "32" di Michele Pastrello

Pubblicato il 16 dicembre 2008 da Simone Isola


Horror sommerso. "32" di Michele Pastrello

Una giovane ragazza corre lungo i campi di una campagna dai toni delicati, inseguita da un uomo che vuole consumare su di lei una barbara violenza. Corpi che si sfiorano, si raggiungono e si allontanano tra gli alberi e le foglie di una vegetazione pronta a soccombere. La ragazza è una Madre Terra bella e silenziosa, e l’uomo elegantemente vestito il Progresso che vuole sottometterla. E l’incontro violento avviene, inesorabile. E’ la metafora del nuovo serpente di cemento, il Passante di Mestre, che penetra nel territorio strisciando tra i paesini della campagna veneta cancellando la natura di quei luoghi. Un lato drammatico dello sviluppo di cui poco si parla e che il regista Michele Pastrello ha sublimato in un’immagine di rara potenza: quella della violenza sessuale dell’uomo su una donna indifesa. Il titolo “32” del breve film indica i km di questa nuova striscia d’asfalto, simbolo di una galoppante modernità che non può essere supinamente accettata, bensì va problematizzata, discussa. Presente nel programma del Noir Film Festival di Courmayer, 32 pone l’attenzione su un giovane talento legato al cinema di genere così come alla realtà che lo circonda.
Michele Pastrello si rivela agli addetti ai lavori vincendo il PesaroHorrorFest 2006 con il suo primo cortometraggio, Nella mia mente. Un suspenser tradizionale ricco di spunti creativi, che sfrutta abilmente tutti i clichè del genere per indagare le ansie e le frustrazioni. L’impianto narrativo trasuda classicità: una ragazza sta amoreggiando in auto con il suo ragazzo quando viene spaventata da una figura deforme che compare dietro il finestrino. Tornata a casa, la giovane si ritrova a fronteggiare immagini di una violenza lancinante quanto indefinita. Pastrello associa alcuni aspetti della sessualità (in questo caso l’inibizione, la frigidità) al sentimento della paura. Se nell’esordio il genere era strumento per indagare i lati oscuri di una personalità, con 32 Pastrello allarga il discorso ad una delle mortali contraddizioni della nostra società: la sostenibilità dello sviluppo. L’autore ha visto crescere il Passante di Mestre sotto i suoi occhi, scrutando il cantiere a poche centinaia di metri dalla sua casa di Scorzè (Ve). La costruzione dell’opera, come un fiume in piena, libera dal suo percorso ogni abitazione, terreno, le tracce di natura e di civiltà contadina. Nella costruzione dell’ “infrastruttura necessaria” Pastrello vede una profonda violenza contro il territorio. Ecco dunque la volontà di esprimere il proprio malessere attraverso un corto di finzione, l’uso della fiction per rivolgersi al più vasto pubblico possibile. La Madre Terra ha le sembianze di una ragazza aggredita, ma che non tarda a vendicarsi della violenza subita, nello spirito del famoso aforisma di H. Pestalozzi: “Presto o tardi la Natura non manca di vendicarsi per ogni azione dell’uomo diretta contro di lei”. Una metafora universale e allo stesso tempo viva, legata ad un contesto preciso. E soprattutto, una denuncia che trova forza e vigore nel linguaggio di genere. Capita di trovarsi di fronte opere dal percorso opposto, dove la denuncia è diretta e poco mediata da risultare di scarso impatto emotivo, peccando di inconsistenza. Ad avere valenza politica non è solo l’argomento che si descrive ma soprattutto come viene descritto. Quando l’immagine associa l’emozione al filtro razionale la sua potenza è decuplicata.

L’esempio di Pastrello offre lo spunto per una breve riflessione sull’assurda contraddizione che vive il genere horror nel nostro Paese; completamento scomparso dalla produzione mainstream, il genere continua ad avere un notevole successo nei festival dedicati o nei cineforum, mentre sembra allontanarsi inesorabilmente dai gusti del grande pubblico. Ci permettiamo di suggerire una soluzione: nella strada del suo rinnovamento, l’horror non può esimersi da un sincero interesse per la realtà che ci circonda. Il cinema di genere si basa sulla fiducia; lo spettatore si reca al cinema sapendo cosa va a vedere, ha una sorta di mappa per orientarsi nelle sue scelte. Ma attraverso il linguaggio della paura, del riso, si può giungere ad una rappresentazione non superficiale della realtà. Il cinema italiano ha tradito questo patto da molti anni, tanto che oggi il pubblico non si fida dei film di genere prodotti nel nostro paese. E anche il gore e lo splatter sono strade ormai stucchevoli; la realtà da anni ha superato il passo dell’immaginazione. Ecco che la proposta di Pastrello, al di là dei risultati artistici prodotti, ha un suo particolare fascino perché punta ad un rinnovato rapporto con la realtà nell’ambito di un cinema popolare. 32 è un tentativo, attraverso il genere, di descrivere un disagio. E l’indipendenza e la povertà produttiva del film (Dv, 400 euro di budget, 3 gg di produzione) non è sinonimo di scarsa qualità visiva; la fotografia di Mirco Sgarzi mostra un sapiente utilizzo del digitale con un’immagine ben bilanciata e dai colori molto tenui. I due protagonisti Eleonora Bolla e Marco Cazzaro, entrambi esordienti, sono due volti assolutamente non convenzionali, dotati di personalità e talento espressivo. La regia è molto curata e alterna piani visivamente ricercati senza tuttavia cadere nel calligrafismo e soprattutto nell’inconsistenza narrativa. I due corpi sono immersi in una campagna smisurata (le linee orizzontali sembrano infinite) tanto da sembrarne un’emanazione, una propaggine carnosa perfettamente in linea con la metafora alla base del film.

Ma Pastrello non si ferma qui. Il passaggio al lungometraggio è dietro l’angolo: ha già avviato la fase di preproduzione per un film indipendente da girare in Veneto. Ed anche in questo caso il genere sarà un’occasione per riflettere sulla realtà. Le riprese in HD verranno fotografate ancora da Mirco Sgarzi, e tra gli attori sembrano confermati i due protagonisti di 32. Seguiamo con attenzione l’evoluzione di questa interessante personalità, con alle spalle un’idea di cinema lontana dall’autismo autoriale così come dalle sirene televisive. Un talento da tenere d’occhio.


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