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La compagnia Aleph in uno spettacolo a tre tempi originale e vario

Pubblicato il 15 ottobre 2014 da Sarah Mataloni


La compagnia Aleph in uno spettacolo a tre tempi originale e vario

Venerdì 3 ottobre alle ore 21.00, il Teatro Greco ha ospitato la Compagnia di teatro danza Aleph, che ha proposto uno spettacolo in tre tempi molto vario, ricco e ironico.
La serata ha avuto inizio con La cuoca, monologo tragicomico interpretato da Tiziana Foschi, attrice nota per essere parte del quartetto comico Premiata Ditta.
La performance analizza (in chiave ironica) il comportamento e la psicologia di una donna: il senso di abbandono scatena nella protagonista l’istinto omicida nei confronti di un uomo, preda da sedurre, e la storia sembra ripetersi più volte.
Il tono della performance è ironico, e l’interazione delle danzatrici della Compagnia di teatro Danza Aleph rende tutto più coinvolgente ed armonico.
Un monologo divertente e ritmato, retto dal carisma della Foschi e dal talento di giovani danzatrici, che risultano in grado di rendere leggero un argomento piuttosto delicato.

Successivamente, sul palco del Teatro Greco sono andate in scena -in anteprima nazionale- due coreografie della Compagnia di teatro danza Aleph dirette da Paola Scoppettuolo: The Wait e Sind.
In The Wait, coreografia elaborata durante i laboratori di teatro danza sul gesto incompleto, l’attesa è la metafora stessa della vita ed esalta quel sentimento di eccitazione che prelude a ciò che si attende con ansia.
Elemento scenico di partenza, una sedia, attorno alla quale, in un mix musicale molto vario, prendono vita i movimenti e i gesti delle protagoniste, che danzano il senso della sospensione: a volte l’attesa sembra chiusa in un ritmo solitario e spezzato, altre volte è in connessione con altri mondi o viene espressa platealmente. Sempre e comunque l’attesa è sinonimo di incompletezza e di tendenza verso quel qualcosa che si spera di raggiungere: in scena le danzatrici rendono molto efficacemente l’atmosfera, attraverso movimenti corali, parole, gesti scattosi.
Il senso di ricerca, infatti, in alcuni momenti diventa esplicito, e viene trasmesso attraverso il contatto incrociato con altri mondi: i gesti si incontrano, le parole diventano quasi un coro e l’attesa diventa un sentimento di sospensione corale.
Tra movimenti sincronizzati e frasi pronunciate dalle danzatrici no, e’ il non aspettare nulla che è terribile, Io non posso aspettare e non intendo farlo(reinterpretazioni di alcune frasi tratte da Wilde, Pavese, Nietzche), il ritmo è serrato ed incalzante e in una dimensione di perfetta ciclicità, la coreografia si chiude con una sedia al centro, dominata dall’unico essere incapace di trovare la sua ombra.

In Sind, Ispirato al libro di Ernesto de Martino Morte e pianto rituale, il coinvolgimento del pubblico è immediato: in un’ atmosfera simbolica molto forte (le protagoniste sono vestite di nero) viene inscenata un’antica usanza: il mestiere delle prefiche, donne pagate per piangere il defunto.
I movimenti e i gesti della coreografia, sottolineano perfettamente la drammaticità di un’usanza che trovava la sua espressione nella platealità del sentimento.
Viene esaltata l’ossessività del rituale, accentuata da una musica tamburellante e da movimenti corali che in alcuni momenti diventano esasperati.
Come per altri spettacoli della Compagnia di teatro danza Aleph, tra i quali Assenza, le coreografie di Paola Scoppettuolo, trasmettono una profondità anche a distanza di tempo: alcune connessioni, si creano e si saldano non solo nell’immediato, attraverso simboli e gesti molto incisivi ma scavando e insinuandosi più in profondità, toccando quelle zone d’ombra dell’essere umano che raramente vengono scosse.


(La cuoca, Sind e The Wait); Regia: Paola Scoppettuolo; interpreti: Compagnia di Teatro Danza Aleph e Tiziana Foschi


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