X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



Il respiro delle onde

Pubblicato il 12 giugno 2015 da Fabiana Sargentini


Il respiro delle onde

Attraverso una scrittura minuziosa, attenta, ricca in maniera antica, Izzi racconta la storia di Andrea e Hanns, due giovani che si incontrano, si trovano con gli occhi e nei silenzi, si scelgono e per un breve periodo si sostengono. Un’amicizia a prima vista. Un incontro fondante che vale per sempre. Un romanzo di formazione, lo scambio tra i due protagonisti è subito profondo, centrato, quasi doloroso. L’uno scoperchia le debolezze dell’altro, non per cattiveria, per amore: infatti sono le critiche, gli stop, le pause che obbligano a fermarsi, riflettere e crescere. I due ragazzi - Andrea giovanissimo, ancora in età scolare, ultimi anni di liceo, Hanns intorno ai trenta, poco più poco meno - hanno ambedue bisogno di una spalla, di un conforto confrontante, di un luogo reciproco in cui perdersi, confessarsi, aprirsi come mai prima. E lo trovano dal primo incontro-scontro con Goethe. Hanns è tedesco, vedendo il volume appena comprato da Andrea nella sua solita libreria (luogo nelle primissime pagine descritto al passato tornando indietro nel tempo dall’ultimo negozio che è diventato vent’anni dopo), azzardandosi per la prima volta nell’universo dei classici dopo la passione totalizzante della fantascienza. Hanns contesta la traduzione del testo e ad Andrea non resta che annuire davanti ad un problema che non si era mai posto.

Hanno in comune caratteri miti, discrezione, un lato riflessivo che li stacca dagli altri, dalla massa. E la musica, nel tedesco approfondita fino a diventare musicista, passione in cui tuffarsi, con cui vagare con nelle orecchie il walkman (precursore di contemporanei lettori mp3) nei vicoli del paese marino in cui l’italiano vive e dove Hanns si è andato a rifugiare con la sua famiglia per un periodo dedicato all’attesa.

Vedi, Andrea, se io e te diventiamo amici adesso, ti ruberò qualcosa. Io per te rappresenterò solo altre domande. E... Ecco, sto sbagliando tutto di nuovo, perché a parlarti così mi rendo solo più interessante di quanto non sia veramente e lo so. Diventiamo tutti subdoli quando cominciamo a tenere a qualcosa. (Il secondo motivo del suo stupore fu tutto) nell’espressione dei suoi occhi che sembravano volersi bere il mare per tenere dentro le lacrime non piante. Le parole non dette parlano quanto le parole dette.

Scorci di luoghi aperti, dove i due passano il loro tempo insieme, come se la natura, l’ampiezza del paesaggio potessero corrispondere al loro sentire insieme delle cose: il castello, il cinema all’aperto, vicoli mai frequentati da colui che ci vive e scoperti con l’amico, il mercato del pesce (dove avviene un primo rincontro inaspettato e freddo), la riva del mare. Luoghi in cui perdersi, dimenticarsi e ritrovarsi tutto nello stesso tempo.

A pagina 69 una rivelazione, un flash, uno squarcio. Da qui in poi il libro fa una svolta: lascia indietro le imprecisioni dell’adolescenza e mette in primo piano il sentire scoperto, come essere senza pelle, di chi ancora della vita conosce poco e niente. La potenza violenta delle prime volte. Il primo amico di Andrea sarà il primo ad andarsene, per di più avvertendo prima. E a questo non si riesce a dare pacificazione mai. Infatti il racconto è scritto con la voce del futuro, con la maturità dell’uomo che è diventato Andrea, del tempo che è passato. Ma rievocare un ricordo non vuol dire rimpiangerlo, desiderarne il sovvertimento, anelare un ritorno indietro per comportarsi in maniera diversa: piuttosto celebrarne la forza, l’elegia sperimentale della condivisione, la valenza esperienziale di una personalità su un’altra.

Il volume chiude con una provocazione, raccontando la grossa menzogna della chiesa (polvere siamo e polvere ritorneremo): Noi siamo fatti per la stragrande maggioranza di acqua e quando moriamo è l’acqua che piano piano se ne va, mentre quello che resta è solo il vuoto. Per questo l’acqua insegna l’accettazione, perché ci riporta alla nostra natura più vera.

Un racconto commovente, denso, che si legge tutto d’un fiato.


Autore: Alessandro Izzi
Titolo: Il respiro delle onde
Editore: Edizioni Helicon
Dati: 134 pp, brossura
Anno: 2015
Prezzo: 11,00 €
Isbn: 978-88-6466-303-6
webinfo: Scheda del libro sul sito dell’editore


Enregistrer au format PDF