X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



Intervista a Carmen Maura - Roma, 10/11/2006

Pubblicato il 16 novembre 2006 da Carlo Dutto


Intervista a Carmen Maura - Roma, 10/11/2006

La grande sala dell’Istituto Spagnolo di Cultura al Gianicolo è degna cornice di un incontro con la musa almodovariana per eccellenza, Carmen Maura. L’aspetto giovanile, la camminata impettita e quasi militaresca, la gonnellina corta svolazzante, l’attrice spagnola sorride, scherza e si sbraccia per tutto il tempo dell’intervista che ha concesso a Close Up in occasione di un suo passaggio a Roma per presenziare alla serata finale del Medfilm Festival.

Le leggende dicono che lei ha iniziato a recitare imitando Marilyn...

Non è esatto, era uno spettacolo di cabaret in cui interpretavo la Monroe in un piccolo ruolo. Il coreografo del teatro, davvero bravo, mi insegnò tutto su di lei, in particolare la camminata e a muovere il culo come solo lei sapeva fare! Marilyn possedeva una vitalità e una generosità uniche, era dotata di una iper-femminilità debordante, era la donna più femminile del mondo, come un transessuale, che secondo me è più donna di una ‘vera’ donna. Imparare le movenze di Marilyn mi ha dato un apporto fondamentale per interpretare davanti alla macchina da presa il personaggio di Tina in La legge del desiderio.

Lei proviene da una famiglia di conservatori: come accolsero la sua interpretazione in Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio?

Nella mia famiglia un mio vecchio antenato da parte di madre era un politico conservatore molto rigido, ma questo non ha influito sulla mia carriera. Al tempo avevo 25 anni, ero sposata e con un figlio, recitavo in una gruppo teatrale amatoriale a Madrid quando fui presa per Pepi. Per me recitare era il futuro, ero osteggiata molto da mio marito all’inizio, ma non ero una buona donna di casa nè una brava cuoca. La mia famiglia ha combattuto a lungo la mia scelta di lavorare per un film forte come Pepi, ma si è iniziata a placare quando ha visto che iniziavo a guadagnare e dopo dieci anni di lavoro ho lavorato anche in televisione come presentatrice. Venivo riconosciuta per strada e la gente ha cambiato subito il suo approccio al mio lavoro e con loro anche la mia famiglia.

Come si accosta al lavoro su un personaggio?

Io sono un’attrice che non ama parlare molto con il regista del personaggio da interpretare. Se inizio a scavare troppo con le parole e le spiegazioni da Actor’s Studio inizio ad avere paura, mentre la recitazione per me è un gioco. Con Almodovar non parliamo quasi mai prima di girare, basta leggere attentamente lo script, impararlo e immaginarlo e il personaggio arriva, l’immedesimazione non è un processo difficile, è un gioco, dove il dramma è decisamente più semplice da interpretare piuttosto che la commedia. Tutto dipende sempre dal rapporto che si instaura con il regista. Io comunque applico poche semplici regole durante il periodo delle riprese: studiare bene il ruolo, dormire abbstanza, arrivare puntuale sul set, imparare bene i segni che lascia il direttore della fotografia per terra e soprattutto obbedire al regista. Mi ritengo molto pratica!

Una buona attrice è...

Ogni attore o attrice utilizza un procedimento diverso per l’immedesimazione. Ho spesso parlato del metodo recitativo con Victoria Abril, che ritengo una delle mie attrici preferite, ma abbiamo due procedimenti completamente diversi. Io per esempio per interpretare una pazza, non ho bisogno di vivere un anno in manicomio! Una buona attrice, come dicevo, deve avere una vita sana e non deve avere paura del ridicolo. Il talento è una cosa naturale ed è in assoluto l’elemento principale, senza cui non si può intraprendere una carriera nella recitazione. Bisogna vivere le esperienze e assorbire ogni cosa da esse: interpretando una donna della Mancha, ho messo in gioco ciò che avevo in passato vissuto in quella regione e le donne che avevo conosciuto.

Cosa ricorda di difficile recitando per Almodovar?

Il primo personaggio fu molto difficile per me, Pepi, nelle scene in cui faccio pipì, ma soprattutto quando alzando la gonna, pronuncio la frase ‘Che te ne pare di questa coniglietta in umido?’, una vera oscenità per il tempo, davvero imbarazzante. Una scena che abbiamo dovuto girare quattro volte e per me ogni volta era uno strazio! Un altro momento difficile per me fu all’inizio de La legge del desiderio (in cui interpretavo un transessuale) nella scena in cui parlo con mio fratello. Ma tutto filò abbastanza semplicemente, dato che Almodovar aveva subito capito che tipo fossi e senza tante spiegazioni non mi faceva fare molte ripetizioni e soprattutto non facevamo prove.

Dopo tanti anni vi siete ritrovati, sul set di Volver, come si sono evoluti nel tempo i vostri rapporti?

A lui devo tutto, devo l’inizio della mia carriera, è parte integrante della mia vita. Siamo stati lontani quasi vent’anni, con lui avevo già lavorato su sette film, in tutto dieci anni di viaggi intorno al mondo per le promozioni. Davvero pesante il periodo della promozione, spesso sei costretta a parlare bene e con entusiasmo di film che non ti sono piaciuti, con registi con cui hai lavorato male e anche con Almodovar dopo tanto tempo vicini qualcosa si è spezzato. Era inevitabile che l’amicizia scoppiasse, portando ognuno lungo cammini diversi che si sono incontrati di nuovo quando mi ha fatto uno dei più bei regali della mia vita: la sceneggiatura di Volver. Ora abbiamo vite che non si incontrano, l’amicizia tra noi non si potrà mai veramente ricostruire, ma lavorando insieme ci divertiamo ancora come una volta.

La storia spagnola ha avuto un forte slancio progressista negli ultimi anni grazie a Zapatero, lei ha avvertito questa aria di cambiamento nella società civile?

E’ vero, la Spagna è molto cambiata, ma io farei risalire tutto a prima di Zapatero, alla morte del Generalissimo Franco. Da allora la Spagna è entrata in un processo di democraticizzazione di cui fa parte Zapatero, che spero riesca a fermare l’Eta per sempre.

In Spagna è appena passata una legge che permette l’adozione ai transessuali, cosa ne pensa?

Penso che, come la legge per i matrimoni tra omosessuali, arriva tardi per la dignità delle persone. Se una persona nasce con un corpo che non sente suo, ha il diritto a essere come vuole, come si sente e girare con il passaporto con il nome che si sente addosso. Voi in Italia avete il Papa, difficilmente potrete vedere promulgare leggi del genere, penso proprio che il Papa sia una vera croce!

Che ricordo ha dell’esperienza con Carlos Saura sul set di Ay!Carmela?

Uno dei momenti più felici della mia vita, uno dei 2-3 film più importanti della mia carriera e della mia vita personale. Sul set si rideva, si scherzava continuamente, pur essendo un film ambientato durante la guerra, dovevo cantare e ballare e l’atmosfera era sempre felice. Lo stesso Saura, che è conosciuto come un regista molto serioso era molto simpatico, aperto. La prima volta che mi vide per il provino mi disse ‘Tu sei perfetta’, mentre molti registi dopo i film girati con Almodovar pensavano che non potessi interpretare altri personaggi se non i suoi.

Cosa pensa dei premi?

I premi li amo enormemente, mi piace sentire intorno persone contente per me, tutti ti vogliono bene, mio figlio, mia figlia, la donna delle pulizie. Il mio premio maggiore è la gente per strada che ti ringrazia per averla fatta ridere, piangere, emozionare, a me i premi piace riceverli, ma piace soprattutto consegnarli, mi dà felicità vedere tutti felici! Sono comunque basati sulla più assoluta casualità, naturalmente non penso di essere la migliore se ricevo un premio, so di essere una buona attrice, ma il nostro è un mestiere che va alla giornata: una volta si può fare un buon lavoro e il giorno dopo incappare in una interpretazione di merda! Come regola mi sono sempre basata sul fatto che non bisogna prendere il lavoro dell’attore seriamente, si diventa pazzi: la mia carriera è all’insegna del relax, dopo i primi tempi pieni di problemi personali.

C’è qualche attrice italiana che l’ha in qualche modo ispirata nella sua carriera?

Sicuramente due vere donne prima che due attrici, Anna Magnani e Giulietta Masina. Solo un gradino sotto metterei Sophia Loren, ma ho sempre apprezzato anche le sue interpretazioni.

Tra i numerosi film che lei ha recitato, quali ama maggiormente?

Penso sempre ai set dove mi sono divertita di più e ai film dove questa atmosfera traspare senza orpelli: La legge del desiderio, Ay! Carmela e La comunidad. Lavorare anche con Alex de la Iglesia è stato davvero fantastico, è come un bambino, gioca con tutti, rende ogni cosa divertente e facile.

[10 Novembre 2006]


Enregistrer au format PDF