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Intervista a Gaetano Bruno

Pubblicato il 20 gennaio 2006 da Sila Berruti


Intervista a Gaetano Bruno

Intervista a Gaetano Bruno

Dopo uno spettacolo e sempre difficile fare e rilasciare un’intervista, perché entrambe le parti, redattore ed attore, si trovano come in un limbo, in quella particolare condizione, che si colloca tra la vita normale e la realtà fittizia dello spettacolo appena visto. Nonostante ciò Gaetano Bruno (nello spettacolo Padre Alessio) si mostra disponibile e si siede con me nell’androne del teatro Vascello.

Per prima cosa complimenti,lo spettacolo é molto bello. Ancora una volta si conferma la tendenza della regista(Emma Dante) a lavorare sul rapporto tra corpo parola

Nel lavoro che facciamo con Emma, è fondamentale per noi la contaminazione tra gesto e parola. Per farti un esempio: in uno dei nostri esercizi ci mettiamo tutti in cerchio, a turno uno di noi si mette al centro e guida il resto del gruppo. In questo modo impariamo a conoscerci e a fidarci l’uno dell’altro é un ottimo sistema per creare un gruppo di lavoro affiatato. Lavoriamo dunque molto sul corpo, sui silenzi e sui vuoti. Ogni parola ha il suo gesto, quello specifico e non un altro. Non ci sono movimenti in più o in meno.

Si, è evidente che lo spettacolo é fatto di elementi e movimenti essenziali che rispecchiano una certa ritualità ma di questo parleremo bene in seguito. Piuttosto, mi interessava sapere quale è il vostro rapporto con lo spettatore: al contrario di altri spettacoli questo è più “irriverente” nei confronti di chi vi sta guardando tanté che per buona parte della rappresentazione rivolgete le spalle al pubblico.

In questo spettacolo, in particolare, il rapporto con lo spettatore è meno diretto e forse più complesso che negl’altri spettacoli di Emma, perché fondamentalmente raccontiamo un universo rigido e fatto di regole che non permettono di comunicare realmente. Tocca al mio personaggio (padre Alessio ndr) ad un certo punto rompere questo muro e rivolgersi al pubblico in una sorta di monologo preghiera. Per noi e per Emma il rapporto con il pubblico è fondamentale è un legame dal quale lo spettacolo non può prescindere.

Prima accennavamo alla ritualità e allo schema rigido che caratterizza la messa in scena: entrando lo spettatore si trova di fronte ad una scenografia scarna e priva di ornamenti dove appare subito evidente che l’attore avrà a sua disposizione solo l’essenziale; tantè che alcuni oggetti hanno una duplice funzione anche se all’interno dello stesso universo di significato (esempio le sedie che sono sia le panche della chiesa che la gabbia della “scimia”) e cosi anche i rapporti tra i personaggi vengono esplicitati attraverso un rigido schema fatto di movimenti che riproducono una ritualità molto forte

In effetti tutto lo spettacolo è costruito, diciamo, sulla base di uno schema che si muove rispecchiando esattamente i rapporti tra i personaggi e le loro mutazioni. I movimenti di scena sono speculari al mutare degli eventi. Come dicevo prima non c’è nulla di casuale nulla lasciato al caso.


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