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Intervista a Royston Tan - Roma, 7/12/2006

Pubblicato il 8 dicembre 2006 da Carlo Dutto


Intervista a Royston Tan - Roma, 7/12/2006

Il giovane e prolifico regista di Singapore Royston Tan, classe 1976, è a Roma per presentare alla quarta edizione dell’interessanteAsian Film Festival una breve retrospettiva di suoi cortometraggi accompagnati da 15 e 4:30, i due lungometraggi che lo hanno eletto una rivelazione del paese asiatico. Close Up lo ha incontrato al Cinema Madison di Roma, sorridente e disponibile.

Ci puoi raccontare la genesi di 15, che narra la vita quotidiana di cinque quindicenni abbandonati a sé stessi in una città fredda e inospitale?

Lavoravo come insegnante in una scuola tenendo un corso sui problemi dei giovani. Durante le varie sedute con i ragazzi di varie classi, ho intrattenuto numerose conversazioni con alcuni di loro, i più ribelli ed estremi per stile di vita. Loro stessi mi hanno proposto di filmarli, di raccontare le loro storie ed è nato un cortometraggio dal titolo 15, come l’età dei ragazzi. Quindi il cortometraggio si è tramutato, mantenendo il titolo, in un lungometraggio. In tutto sono passati due anni tra incontri, scrittura, preparazione e riprese.

La scelta di svelare solo a film finito che le storie dei ragazzi sono vere e forse più sconvolgenti di quelle che si vedono sullo schermo ha un effetto maggiormente disturbante: è stata una scelta precisa?

Certamente, basti pensare che innanzitutto i ragazzi interpretano loro stessi, i tatuaggi che coprono i loro corpi sono veri come pure la scena del piercing al labbro. Molti di loro, come è scritto nelle didascalie finali, sono stati espulsi da scuola per i tatuaggi, molti sono finiti in galera e subito dopo le riprese Melvin, il ragazzo che nel film porta gli occhiali da sole, è stato arrestato per tentato omicidio e recentemente per reati legati alla droga.

La vita degli “attori”ha plasmato dunque la genesi e lo svolgimento delle riprese…

Ha addirittura influenzato il mio lavoro in fase di scrittura. Avendo conosciuto precedentemente i ragazzi e avendoci già lavorato insieme per il cortometraggio omonimo, sapevo che durante le riprese del film sarebbe successo qualcosa e per questo avevo calcolato ogni evenienza, ogni possibile defezione degli attori. Ho infatti scritto 5 diverse versioni del film!

Come hanno reagito nel vedersi al cinema?

Nonostante l’aria e la vita da gangsters, furono molto timidi nel rivedersi su grande schermo, a maggior ragione dopo tutto il clamore che il film ha provocato a Singapore!

Hai citato del clamore suscitato. Il film è stato pesantemente censurato dalle autorità del tuo paese, ce ne puoi parlare?

Il controllo dello Stato sul lavoro di un artista a Singapore è davvero oppressivo, la censura ha prima fatto boicottare il mio film, quindi ha operato una serie infinita di tagli, ventisette in tutto! Hanno censurato tutti i pezzi di simil-karaoke, gli stacchi musicali con i ragazzi che cantavano davanti alla macchina da presa e tutte le scene di combattimenti tra gang rivali. Mi hanno accusato di dare una idea non gioviale e serena di Singapore, dove si possono produrre solamente film edulcoranti e buonisti. Ma uno scherzo ai signori della censura l’ho compiuto, chiamando numerosi miei amici cantanti, attori e uomini di spettacolo che hanno cantato le stesse canzoni in un cortometraggio che sembra un film di Bollywood, che ho intitolato Cut! Il governo del mio paese ha un controllo assoluto su tutto, anche questa intervista sarà scoperta e visionata, sono asfissianti!

All’estero 15 è quasi diventato un film di culto, rivelazione al Festival di Venezia 2003…

In Europa la versione in Dvd ha avuto vendite enormi, siamo già alla terza edizione, a Singapore è illegale e sono considerato un bad boy, un cattivo esempio! Un giovane regista mi ha anche dedicato un cortometraggio divertente dal titolo Becoming Royston, incentrato su un ragazzino che vuole diventare me!

Nel 2005 hai finito di girare 4:30, un film molto diverso nello stile dal tuo precedente, qualcosa è cambiato?

Ritengo di essere in un certo senso maturato nell’avvicinarmi a un lavoro di lungometraggio. Mentre 15 era un film caratterizzato da uno stile frenetico, compulsivo, animalesco, un film dove ha contato molto l’improvvisazione, dove i ragazzi potevano sfogarsi ed essere loro stessi davanti alla macchina da presa, in 4:30 ho adottato uno stile più controllato, più vicino allo script, ho scritto 50 pagine solo di dialoghi contro le 50 totali della sceneggiatura di 15, ho utilizzato due attori professionisti, compreso il ragazzo, due commedianti televisivi.

Stai preparando un nuovo film?

Si, appena tornerò a Singapore presenterò alla stampa il mio nuovo lavoro, dal titolo 881, un film che si discosta completamente da tutto ciò che ho fatto finora. Un inno al cattivo gusto, al cattivo gusto musicale e del vestiario. Costumi giganteschi fatti con i materiali più disparati, personaggi grotteschi, un film dedicato al gruppo delle Papaya Sisters, in trattativa per andare al prossimo Festival di Cannes.

Dai titoli dei tuoi film si evince una strana ossessione per i numeri… 15, 4:30, ora il nuovo 881 senza scordare il tuo cortometraggio 24 Hrs….

Davvero, mi accorgo di questo strano avvicendarsi di numeri nella mia filmografia, ma sono sempre i giornalisti a farmelo notare, un giorno lo chiederò a uno psicanalista, forse mi darà una risposta a certe domande della mia vita!

Che tipo di regista sei in fase di scrittura e di riprese?

Io cerco le mie storie nella vita quotidiana, prendo molti appunti su dialoghi e situazioni che mi passano sotto gli occhi o ripropongo piccoli episodi della mia vita, come la sigaretta tagliata in 4:30, una scena ispirata a un gesto che faccio spesso. Io comunque non mi ritengo molto capace in fase di scrittura, non mi dedico molto alla sceneggiatura, ho il film già in mente fin da subito, regalo molto spazio all’improvvisazione e questo fa prendere continui infarti ai produttori, che restano sempre scioccati quando comprendono cosa voglio creare!

Tu sei uno dei registi di punta della scena a Singapore, sta cambiando qualcosa nel sistema produttivo cinematografico del tuo paese?

Da circa dieci anni tutto è cambiato, nonostante la censura fortissima. Ora si producono in media 15 film all’anno, contro i 2 scarsi degli anni prima dei Novanta, quando tutta la produzione era incentrata a Hong Kong.

In fase di riprese ti sei mai accorto di ispirarti a qualche regista o film in particolare che ha condizionato la tua visione del cinema?

Non ho particolari influenze cinematografiche, piuttosto ho delle grandi passioni che non per forza mi influenzano durante le riprese. In particolare adoro la filmografia di Kieslowski e la tenacia con cui Ed Wood continuava a girare film nonostante fosse considerato il peggior regista del mondo!

[7 Dicembre 2006]


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