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L’enigma dell’amore

Pubblicato il 17 maggio 2014 da Valeria Gaveglia


L'enigma dell'amore

Roma, Piccolo Eliseo Patroni Griffi. Un omaggio a Karl Heinrich Ulrichs, studioso tedesco vissuto nell’Ottocento, soggetto della messinscena L’enigma dell’amore di Fabio Grossi. Una camera da letto, completamente incellofanata, nella quale due uomini inizialmente nudi danno vita a una lunga conversazione il cui tratto caratterizzante è il ricordo. La storia di un uomo che oggi appare ai nostri occhi come un eroe. La forza di chi nonostante le difficoltà e le sofferenze è stato in grado di ribellarsi a quanto riteneva ingiusto. Per Karl Heinrich Ulrichs l’affermazione della sua omosessualità è stata una missione di vita. Giurista, scrittore, poeta e latinista inizia a scrivere una serie di saggi sull’uranismo dal titolo L’enigma dell’amore fra maschi. Inizialmente usa per i suoi scritti lo pseudonimo di Numa Numantis ma in un secondo tempo si firma col proprio nome e mette in atto il primo coming out della storia per mezzo di una dichiarazione a favore di un uomo arrestato per atti omosessuali.

Le parole degli attori sono sempre corredate da una forte gestualità per mezzo della quale i due entrano in contatto accarezzandosi, sfiorandosi e baciandosi. Il giovane e aitante personaggio che accompagna Karl è la personificazione dei suoi amori passati, degli uomini che lo hanno attratto per un istante e di quelli che hanno segnato la sua esistenza. Sul fondale alcune proiezioni video restituiscono visivamente luoghi, personaggi e suggestioni evocate sul palco. Il pubblico è colpito non solo dall’abilità interpretativa degli attori ma anche dalla cura con cui la messinscena è stata allestita. Niente è lasciato al caso, in ogni intonazione come nel più piccolo dettaglio gestuale sembra sprigionarsi un messaggio, un input necessario al procedere del dramma. La nudità dei corpi all’inizio e alla fine dello spettacolo è probabilmente riconducibile a quella di Adamo ed Eva prima di compiere il peccato universale. Se non si ha colpa non c’è spazio per la vergogna. Il giovane accompagnatore di Karl possiede la fisicità di una statua greca, forse in onore di quel mitico universo classico in cui vissero uranisti come Platone, Socrate, Sofocle, Saffo, Pindaro e Virgilio, e a cui il protagonista era molto dedito.

Noi spettatori del 2014, lontani dal contesto storico sociale in cui visse Karl Heinrich Ulrichs ma vicini al tema trattato, accogliamo con emozione e ammirazione questo saggio di umanità e arte.


(L’enigma dell’amore); Regia: Fabio Grossi; drammaturgia: Fabio Grossi e Saverio Aversa; scene: Cristiano Paliotto; video: Mimmo Verdesca; interpreti: Fabio Pasquini e Francesco Maccarinelli; teatro e date spettacolo: Piccolo Eliseo Patroni Griffi 13 | 18 Maggio 2014


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