L’Illazione

L’artista di fama ben nota si è spento nella notte dell’8 luglio 2010 alle ore 2:45. Età: 87 anni. Provenienza: Trieste. Cosa aveva fatto nella vita? Si potrebbe dire proprio di tutto. La sua poliedricità l’aveva spinto sulle sponde di numerosi lidi d’arte, portandolo ad essere musicista, showman televisivo, autore di commedie musicali, attore per registi che senza dubbio spiccano nella storia del cinema italiano, come, ad esempio, Mario Monicelli, Dino Risi, Michelangelo Antonioni e altri ancora.
Parliamo di Lelio Luttazzi. E L’Illazione, come debutto alla regia, è sicuramente un film difficile da gestire. Se c’è una parola che forse meglio di qualunque altra potrebbe definire questa pellicola è “apparentemente”. Apparentemente Lorenzo, l’amico di Decio, interpretato dallo stesso Luttazzi, è insieme vittima e colpevole della sua esperienza di vita, che gli aveva presentato ad un certo punto e senza alcuna pietà un figlio subnormale avuto con un’amante di cui lo stesso Lorenzo sembra non essere affatto innamorato. Apparentemente Paola è una donna amabile e gentile nei modi e nello spirito; in realtà alcune sequenze, come quella in cui spia dalla finestra i due giovani amanti e quella in cui fa delle esplicite avances sempre a Lorenzo, mostrano che si tratta di una donna ambigua e patinata da una seconda pelle abile a mentire. Apparentemente l’avvocato Cesare e sua moglie Fausta incontrano Decio e Paola per conoscere la casa che forse acquisteranno, mentre invece la loro diventa una vera e propria ispezione nella vita dei padroni della tenuta e in quella dei due giovani amanti che destano tanta macabra curiosità.
Film intimista, come è stato detto? Fino ad un certo punto. Sicuramente racconta, con lentezza e abbondanza di primi e primissimi piani, l’espressione di volti, mondi, forze, cariche dello stesso segno e di segno opposto che si intersecano in questo unico set, quello della casa in campagna dei Martinoli, il quale si configura come tipico e suggestivo scenario da horror.
Luttazzi fa di sé una nuova scoperta per il proprio pubblico; nei panni di un personaggio complessivamente lontano dai suoi soliti ruoli, più tendenti alla comicità, egli si cimenta nella messa in scena di un processo definito a buon diritto “kafkiano”, dal quale non si esce né con una risposta di innocenza, né con una risposta di colpevolezza per nessuno di coloro che prendono parte all’Illazione.
Il solo set, che produce un effetto volutamente claustrofobico, gli sguardi che si intrecciano dando adito a misunderstanding, scambi di coppie e intrighi che fanno riflettere sul facile gioco dei rapporti di forza umani, l’impossibilità materiale di andarsene, per un motivo o per un altro, dalla gabbia fisica in cui ci si trova: difficile non fare il paragone, con le dovute disparità sia stilistiche che contenutistiche, con l’ultimo capolavoro, Carnage, di Roman Polanski…
(L’illazione) Regia: Lelio Luttazzi; soggetto: Lelio Luttazzi; sceneggiatura: Lelio Luttazzi, F. Piccioni; fotografia: Renato Tafuri; montaggio: Carla Simoncelli; musica: Gianni Ferrio; luoghi: Montefalasco - Roma; costumi: Nadia Fabriani; interpreti: Lelio Luttazzi (Decio Martinoli), Anna Saia (Paola), Mario Valdemarin (Lorenzo Banfield), Annabella Incontrera (Monica), Alessandro Sperlì (Cesare Calò), Anny degli Uberti (Fausta Calò), Gaby Marini (l’anima vagante), Cinzia Bruno (l’adolescente), Augusta Mazzoli (Lina, la contadina); produzione: NEXUS FILM; origine: Italia, 1972; durata: 60’.
