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L’Otello di Daniele Salvo al Globe Theatre di Villa Borghese

Pubblicato il 7 settembre 2009 da Laura Khasiev


L'Otello di Daniele Salvo al Globe Theatre di Villa Borghese

Un pannello trasparente e una melodia trascinante aprono l’Otello di Daniele di Salvo al Globe Theatre di Villa Borghese. Il teatro riprodotto esattamente su modello di quello inglese, costruito per ospitare le opere di Shakespeare durante il periodo estivo nella capitale, con la sua struttura in legno senza tetto, che permette di esser spettatori sotto le stelle forse non è del tutto adatto al nostro clima e all’atmosfera romana, così lontana da quella inglese, ma maniene un’incantata suggestione che non ci lascia indifferenti.
Forse l’epoca post-moderna permette la presenza di un teatro concepito per la fredda Inghilterra, inserito in una delle ville più belle di Roma ed animato nel periodo estivo. Dal 7 al 4 agosto e ancora dal 18 al 30 agosto l’Otello di Di Salvo ha animato la scena lasciando lo spettatore ammaliato dall’opera e dalla grandiosità dei significati, che mai cessano di comunicare la loro essenza, ma anche perplesso di fronte a scelte registiche come pannelli trasparenti su cui erano proiettati i vari sfondi che ospitavano le vicende, alcuni dei quali, curiosamente sembravano voler rimandare a Star Trek.
Questa ricerca di un nuovo quasi fantascientifico ha finito, in parte, per vanificare la recitazione degli attori che ci è parsa, pur tra esiti alterni, congeniale ad un’opera tanto complessa.
Ciò che il teatro dovrebbe fare oggi è comunicare qualcosa di nuovo e di diverso dal passato, mettendo in evidenza i grandi testi classici, ma questo è compito assai arduo in un’epoca in cui c’è una molteplicità di segni e di generi, di tecniche e di mezzi. La mancanza di una linea preponderante infatti fa correre il rischio di un disorientamento da parte di chi si occupa di teatro ma anche più in generale di arte e così si rischia, stando dietro a un’eccessiva frenesia del comunicare qualcosa di originale, di arrivare a costruire qualcosa di incomprensibile per il pubblico e privo di senso. Questo Otello non ha fatto altro che confermare ciò che voleva comunicare l’opera al suo tempo, senza conferire alcun nuovo vigore. Otello è infatti il valoroso eroe che porta a compimento ogni dovere assegnatogli, egli non è un negro del Congo o dell’Abissinia, ma un moro di Spagna che nelle azioni che richiedono razionalità si mostra meritevole e privo di falli, ma nel sentimento viene travolto dalla sua stessa debolezza, rafforzata dalla tela tessuta dal malvagio Jago. Questa non è la storia di una guerra fra due popoli, ma una vicenda domestica che coinvolge la gelosia, trasportando con sé tutto ciò che di male può esser generato da essa. L’inganno, la doppiezza, l’ipocrisia e l’incapacità di esser lucidi davanti all’amore questi gli elementi che Jago utilizza per tenere uniti i fili della sua ragnatela nel cui fa inciampare chiunque passi per le sue parole, per poi divorarlo completamente come un ragno affamato e senza ritegno. La tragedia del fazzoletto ha ben altre potenzialità e, forse, in Di Salvo manca proprio il tentativo di trasformare queste potenzialità in fatti. La vicenda è stata infatti eseguita in maniera filologicamente aderente, ma senza aggiungere nulla se non qualche nota registica fine a stessa e priva di connessione logica. Questo limite ha reso lo spettacolo a tratti poco interessante, ma forse questo fatto è legato a ciò che richiede la struttura e la concezione di questo teatro, che implicano rappresentazioni convenzionali. L’interpretazione di Jago è sicuramente spiccata fra le altre, vista la difficoltà del personaggio che tramite la meta-recitazione ha dovuto fingere nella finzione facendo capire che stava mentendoo al pubblico ma non ai suoi interlocutori e di pari bravura anche Cassio, che con la giusta enfasi ha saputo donare alla sua parte la frivolezza ma allo stesso tempo il temperamento saldo che lo caratterizza. Straordinaria Emilia che ha tirato fuori tutta la femminilità della donna di casa, fedele alla sua padrona e intelligente così come l’aveva concepita il drammaturgo, senza cadere in eccessivi giochi recitativi.


(L’Otello di Daniele Salvo al Globe Theatre di Villa Borghese); Regia: Daniele Di Salvo; Assistenti alla regia: Francesca Cioci e Roberto Saura , drammaturgia: William Shakespeare; luci:Umile Vainieri; immagini video: Indyca; costumi: Silvia Aymonino; interpreti: (Otello: stefano Alessandroni), (Cassio: Tommaso Cardarelli), (Emilia: Francesca Ciocchetti), (Roderigo: Pasquale Di Filippo), (Iago: Gianluigi Fogacci), (Desdemona: Melania Giglio), ( Brabanzio: Graziano Miro Landoni), (Bianca: Loredana Piedimonte), (Montano/ primo senatore: Francesco Sala), (il doge di Venezia: Massimiliano Sbarzi), (Ludovico: Marco Bonadei), (senatori/messi/ araldi/ufficiali: Elio D’Alessandro Enrico Gimelli, Fulvio Filoni, Marco Imparato,Luca Martone, Raffaele Proietti, Giulia Rupi, Giuliano Scarpinato); teatro e date spettacolo: Globe, 7-4 agosto e 18-30 agosto; info:;


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