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La classe dirigente

Pubblicato il 14 aprile 2014 da Valeria Gaveglia


La classe dirigente

Roma, Teatro Golden. La classe dirigente, spettacolo scritto e interpretato da Elio Grifò. Un lungo monologo diviso in due parti che ha per tema il Bel Paese e il suo rapporto con la politica. Grifò descrive il popolo italiano in relazione all’argomento più scottante e dibattuto degli ultimi anni e offre agli spettatori un punto di vista finalmente oggettivo. Quando si parla di politica al giorno d’oggi lo si fa con l’entusiasmo e l’accanimento che si usa nel calcio e «i partiti sono squadre per cui tifare».

La critica in questo caso non è rivolta solo alla classe dirigente ma soprattutto agli italiani, spesso ingannati ma mai disposti a reagire. Si parla di un sistema dei consumi che pensa al nostro posto e non è il solo a farlo; la disinformazione è il motore di questo paese e le notizie propinateci dai media ne rappresentano l’emblema. Non si teorizzano soluzioni pratiche ma si descrive la realtà dei fatti, così come viene vissuta. Dall’analisi dell’italiano medio si passa a un resoconto storico ben strutturato di come la criminalità abbia segnato la vita della penisola in modo tanto significativo da averne spesso sovrastato le glorie.

Un appello alle più importanti famiglie criminali d’Italia e soprattutto alla star dei latitanti, Matteo Messina Denaro, desta l’attenzione del pubblico e lo induce alla riflessione. La pièce è intercalata da stralci di canzoni legate ai temi trattati, con tale escamotage si concede all’attore un momento di pausa che gli permette inoltre di adattare la scenografia, seppure essenziale, all’intervento successivo. Per la durata di 90 minuti Elio Grifò intrattiene il pubblico del Teatro Golden con scioltezza e padronanza del testo dando prova grande abilità recitativa.

La classe dirigente è uno spettacolo che garantisce spunti di riflessione e autocritica, è difficile non individuare al suo interno qualcosa che ci appaia familiare. L’Italia del 2014 ha bisogno che si parli della sua crisi in termini pratici e accessibili, c’è la necessità di fare politica e di conoscere la storia partendo dalle contraddizioni del passato per smascherare quelle del presente. Il nostro, come dice Grifò, è un paese di ombre e il compito dei cittadini non è popolarlo passivamente bensì mettersi in gioco per iniziare a vederci in modo chiaro.


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