La democrazia del web. Intervista a Peter Greenway

Pittore, scrittore, regista di film e opere liriche, recentemente anche vj, Peter Greenaway è un artista eclettico con la mente aperta alle sperimentazioni.
Non si tira mai indietro quando si tratta di usare le nuove tecnologie applicate alla creazione artistica.Lo abbiamo incontrato a Poggibonsi, vicino a Siena, il giorno dopo la sua performance come vj, a quasi venti giorni dall’inaugurazione della sua installazione Peopling the Palaces – Ripopolare la Reggia alla Reggia di Venaria per Volumina e a pochi giorni dalla nascita del Museo del Design alla Triennale di Milano che lo vede nuovamente coinvolto come regista multimediale.
Le tue ultime ricerche dimostrano che sei interessato a espandere i limiti del cinema. Internet è sicuramente una strada, mi puoi parlare del tuo modo di pensare cinema e web?
Il cinema non è più il principale mezzo di comunicazione della nostra epoca. Un tempo lo era, ma adesso è stato spodestato dalla televisione e dalle enormi possibilità che questo nuovo media ha introdotto. È una moderna rivoluzione della visione che in qualche modo fa da preludio alla libertà di scelta in Internet e che ha una data di inizio ben precisa: un magico giorno che potremmo convenzionalmente indicare come il “31 settembre 1983”. Quel giorno, il telecomando non è solo entrato definitivamente nelle case di mezzo mondo, ma ha cambiato le nostre prospettive e le nostre aspettative di fruizione delle immagini. Da quando è stata introdotta la possibilità di scelta immediata tra più canali televisivi da parte dello spettatore, la natura del cinema si è trovata di fronte a un cambiamento ineluttabile perché il cinema, di per se stesso, non offre un’analoga possibilità di scelta. Cos’è, in fondo, il cinema? Un gruppo di persone che entra in un ambiente socialmente condiviso e guarda, per convenzione, al buio, nella stessa direzione. Gli spettatori prestano attenzione a quello che viene proiettato sullo schermo, che però rimane completamente al di fuori del loro controllo e non può essere modificato in alcun modo.
Però è normale che lo spettatore non intervenga nella fruizione cinematografica…
L’articolo prosegue sul numero cartaceo della rivista.
Domenico De Gaetano e Serena Perrone.
Estratto dal numero 22 di Close-up carta

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