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Le nozze di Figaro

Pubblicato il 18 maggio 2007 da Valentina Casadei


Le nozze di Figaro

ROMA, TEATRO ELISEO - La folle giornata di Figaro è stata apprezzata, seguita e rappresentata da uomini, artisti, dame e furfanti per secoli: ora secondo il magistrale testo di Beaumarchais, ora sulle note frizzanti di un Mozart ispirato. Poi, dopo interpretazioni più o meno geniali, dopo le memorabili nozze stanislavskijane, alla ricerca del tempo-ritmo giusto, un lento ed inesorabile declino ha condotto nel dimenticatoio questa geniale opera drammaturgica. Le arie mozartiane e il libretto di Da Ponte hanno retto lo scontro con la modernità, Beaumarchais col suo testo originale un po’ meno. Forse per colpa (o merito, dipende dai punti di vista) di un testo così compiutamente strutturato, Le nozze di Figaro, pur nella sua leggerezza spumeggiante, non si presenta come un’opera semplice e dalla facile gestione. Essere originali nell’affrontare un classico è sempre cosa difficile; evitare il tedio dell’ennessima ripetizione dell’opera gà nota è cosa complessa e non sempre possibile. Se per Romeo e Giulietta non è facile, forse, per una commedia come questa, ciò risulta ancor più difficile: infatti, se nella tragedia shakespeariana tutto è noto, è pur vero che nella peggiore delle ipotesi e delle interpretazioni possibili, la poesia del testo e il profondo senso tragico dell’opera non possono essere cancellati neanche dalla più misera delle rappresentazioni; le Nozze non possono essere invece pensate senza brio: sono una macchina difficile da guidare, in esse la bellezza nasce dall’azione.
Le Nozze di Figaro nulla sono, senza azione. Niente, senza la scena; non sono un classico che ci sia possibile leggere e apprezzare sempre e comunque; si tratta di una commedia lieve, ma, non per questo, è un testo più leggero di una qualsiasi opera di un grande tragico.
Le difficoltà son dunque molte, nel presentare oggi, ancora una volta, Figaro con nuove vesti, senza tradirne l’essenza: il regista, Matteo Tarasco, ci prova e si munisce di un buon interprete per tentare l’impresa. Il risultato è uno spettacolo cadenzato, allegro e vivace, con istanti consegnati ad una più profonda riflessione sulla società, che ci parla di secoli antichi ma anche dell’oggi e del domani. In questo spettacolo di Tarasco, in cui a tratti Beaumarchais sposa il più noto e alla moda Figaro mozartiano, i pro sono numerosi, ma non sempre sufficienti: queste Nozze non sono certo un capolavoro né tanto meno una rappresentazione che dispieghi appieno il potenziale del testo.
Ma è un lavoro discreto in cui Tullio Solenghi crea movimento e vita, da solo, col suo corpo e la sua verve. Più che la scenografia e i costumi ricchi e sfarzosi, potè l’uomo. Non con scene accattivanti si ravviva una commedia, ma con un buon comico ed un buon ritmo.
A tratti questo c’è, e ad oggi (non per essere pessimisti, bensì realisti), questo è già molto. Anche se in fondo, sotto sotto, il nostro cuore ottimista ci dice che si può fare ancora di più.


(La folle jourée ou Le mariage de Figaro) di Pierre-Augustin de Beaumarchais. _ Regia: Matteo Tarasco; Scene e costumi: Andrea Viotti; Interpreti: Tullio Solenghi; Compagnia: Procope Studio e Compagnia Lavia.


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