Libri - Conversazione con Ingmar Bergman

Quando Olivier Assayas si accinge ad intervistare Ingmar Bergman nella primavera del 1990 è una figura liminare. Non ancora autore cinematografico affermato, avendo all’attivo soltanto due film, seppure molto belli, come Désordre e Il bambino d’inverno, ma neppure più soltanto un critico cinematografico, benché la sua avventura di redattore dei Cahiers du Cinéma non si sia ancora conclusa.
Il suo libro-intervista al maestro svedese, condotto insieme a Stig Björkman, riflette questa particolare condizione dell’intervistatore, che lo stesso Bergman tratta spesso da pari, sconfinando dalle domande sui suoi lavori per farsi a sua volta studioso e critico dell’opera del più giovane collega francese. Lodando la sostanza onirica di alcune sue sequenze, interrogandolo sui suoi gusti letterari e cinematografici, chiedendo insistentemente delucidazioni sulla cultura francese e la sua ricezione tra i contemporanei.
E’ questa la qualità più interessante dell’agile volume – soltanto 66 pagine di intervista, più altre dieci costituite dal personale Itinerario bergmaniano di Assayas – il costante gioco di ruoli che i due registi affrontano con consapevolezza e piacere, scivolando progressivamente dalla metodicità dell’intervista come summa critica dell’opera bergmaniana per dare invece vita a un discorso libero sull’arte, sulla magia del cinema, su quell’ossessione del divorare immagini e partorirne di proprie che accomuna i tre partecipanti.
E’ quindi un libro molto distante, per struttura e volontà, dall’ormai mitica intervista di Truffaut a Hitchcock, di cui Bergman offre un’interpretazione ironica ma difficilmente confutabile: “Truffaut passa il suo tempo a cercare di dire la sua opinione, pagina dopo pagina, e qualche volta viene da chiedersi: dov’è Hitchcock? Lui diceva a Hitchcock ciò che questi doveva dire…è interessante rileggerlo oggi. Truffaut ha giustamente una grande ammirazione per Hitchcock (…) ma cerca senza sosta di spiegare A Hitchcock che lui lo ha capito meglio di quanto abbia fatto Hitchcock stesso. E questo mi colpisce molto”.
In Conversazione con Ingmar Bergman questo presupposto viene assolutamente meno. Bergman convoglia il discorso lì dove più gli aggrada, rifiutando cortesemente di rispondere ad alcuni quesiti di cui ha fornito già risposta nel volume autobiografico Lanterna Magica; e mostrando reticenza e pudore verso i suoi primi lavori, avvertiti così lontani da quella che gli appare la sua poetica più marcata e coerente. Non si affrontano nel dettaglio sequenze, tagli d’inquadratura o movimenti di macchina, il libro tralascia completamente il discorso tecnico.
Eppure si ha l’impressione di penetrare la vera essenza del cinema bergmaniano, ben oltre l’auto-rappresentazione in cui la volontà ferrea del regista confina immagini e parole, quasi impedendo allo spettatore di riuscire ad andare oltre il grado di sapere che egli ha deciso di concedergli. Nonostante sia Bergman a condurre le danze per la maggior parte del tempo, a tratti la maschera scivola dal volto, nei momenti in cui offre riletture della propria opera, o in cui, confessando le sue passioni cinematografiche, l’entusiasmo prevale sulla compostezza e lo si immagina illuminarsi mentre parla delle sequenze di Aurora, delle fantasticherie di Méliès, o dell’amore per il cinema muto sovietico.
E’ sicuramente difficile scrivere nuove pagine su un autore che ha sempre messo in scena la propria esistenza, il suo privato, le sue ossessioni, raccontate anche per iscritto nei testi autobiografici Lanterna magica e Immagini, sorta di intimo diario di bordo sulle emozioni del set.
Il lavoro di Assayas è per questo tanto più pregevole per la sua immediatezza, per l’onestà con cui si pone di fronte al Bergman uomo e non soltanto autore cinematografico. Per il modo in cui ne fa emergere la cinefilia e la passione fisica, carnale per la materia-cinema “quel togliere la pellicola, guardarla, toccarla…il montaggio è molto erotico” o il trasporto emotivo verso la sacralità del volto umano, restituita dal cinema con quell’immagine bi-dimensionale ed enorme che sancisce l’amore tra organico e inorganico, tra l’essere umano e la cinepresa.
Conversazione con Ingmar Bergman è un libro tanto esile nella forma quanto ricco nella sostanza, pieno di quell’ardore e purezza che fanno ricordare o riassaporare l’emozione primaria del cinema.
Autore: Olivier Assayas, Stig Björkman
Titolo: Conversazione con Ingmar Bergman
Editore: Lindau
Collana: Saggi
Dati: 112 pp, 30 fot. b/n, brossura
Prezzo: 13 €
Anno: 2008
webinfo: Scheda del libro sul sito Edizioni Lindau
