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Libri - Il cinema di Robert Rodriguez

Pubblicato il 8 giugno 2009 da Carmelo Caramagno


Libri - Il cinema di Robert Rodriguez

Mancava nel panorama editoriale italiano dedicato al cinema un testo in grado di affrontare in maniera completa la filmografia di Robert Rodriguez, uno dei registi più eclettici e pragmatici del cinema contemporaneo. Al pari di altri talentuosi epigoni di Quentin Tarantino, come ad esempio Roger Avary (Killing Zoe, Le regole dell’attrazione), Rodriguez ha fatto della contaminazione (dei generi, sonora, visiva) e del citazionismo i punti cardine della sua poetica, perseguendo un approccio alla creazione del tutto personale. Come bene ci illustra Fabio Migneco in queste pagine, il regista texano sin da giovanissimo ha deciso di fare della sua passione un vero e proprio lavoro, e grazie all’aiuto della sua numerosa famiglia (Robert è il terzo di dieci figli), è riuscito a girare una trentina di cortometraggi che gli hanno permesso di apprendere da solo alcune tecniche e i principali trucchi del mestiere. La sua carriera quindi inizia ben prima del fortunato esordio nel lungometraggio El Mariachi, piccolo film d’azione costato 7000 dollari, che gli ha aperto a poco più di vent’anni le porte di Hollywood, ed è proseguita fino ad oggi nel nome di un’attitudine pratica e creativa, capace di farlo rimanere distaccato dalla grande industria, pur facendone parte, e di dargli la libertà necessaria per realizzare in modo indipendente le proprie idee.

A tal proposito, all’inizio del suo libro Migneco definisce il regista un one man crew, uno cioè che ama seguire tutte le fasi di realizzazione dei film, dalle riprese alla post-produzione, missando e montando il materiale nel proprio garage di casa (che Rodriguez ha ristrutturato per ospitare Avid, Pro-Tools e quant’altro), e che si circonda sempre delle stesse persone, anche senza esperienza ma con spiccate doti tecniche e creative, le quali riescono ad aggirare ostacoli produttivi e gli consentono di rientrare nei costi del progetto. Proprio per questi motivi Robert è stato subito attratto dalle potenzialità offerte dal digitale – che come si sa consente maggiore agilità e riduce i lunghi tempi di lavorazione – ed è stato un pioniere nel suo utilizzo dopo aver realizzato interamente su supporto magnetico, nell’estate del 2001, l’ultimo capitolo della trilogia di El Mariachi, C’era una volta in Messico (uscito però nel 2003 e quindi dopo la serie Spy Kids). Qui ritroviamo una delle cifre stilistiche che più lo caratterizzano, ovvero la mescolanza tra elementi del cinema western, in particolare quello italiano degli ‘spaghetti western’, e quindi di Sergio Leone, soprattutto a livello iconografico e tematico, e il cinema di azione di Hong Kong, rappresentato da pellicole come The Killer e Hard Boiled di John Woo, preso a modello per il suo valore nella messa in scena e nelle coreografie degli scontri a fuoco. Tali stilemi vengono però costantemente rielaborati dall’occhio fumettistico di Rodriguez, che li epura dalla loro essenza lirica e drammatica per desacralizzarli, trasformando così i suoi personaggi in supereroi dal fascino romantico.

Lo studio di Fabio Migneco approfondisce molti aspetti come questo e segue l’ordine cronologico dei film realizzati dal regista nato a San Antonio: dagli esordi con il corto girato in 16 mm dal titolo Bedhead, in cui Rodriguez si fa subito notare per il suo stile fatto di ironia, ritmo e grandi trovate di montaggio, alle due trilogie dello spaghetti western messicano (El Mariachi, Desperado, C’era una volta in messico) e di Spy Kids, fino alle collaborazioni con l’amico fraterno Tarantino (Dal tramonto all’alba, il progetto Grindhouse) e al film che è considerato a detta di tutti il suo capolavoro, ovvero Sin City. La fedeltà al fumetto di Frank Miller lascia sbalorditi, come anche le tecniche di disegno usate e un particolare uso del bianco e nero che ben si adatta agli ambienti sordidi e ai personaggi narrati. Sin City non è solo il film che lascia trapelare il suo consueto modus operandi e che rappresenta al meglio la sua idea di cinema, ma è anche il film che, per la composizione delle inquadrature, l’attenzione morbosa per i dettagli e l’amore per il genere, incarna la quintessenza del noir postmoderno.

È evidente la passione personale del giovane studioso per l’arte del cineasta americano, che ancora oggi da certa critica viene liquidato sbrigativamente come uno dei tanti figli più o meno illegittimi del filone pulp anni novanta, non riconoscendogli il posto che invece ha saputo conquistarsi e che merita nel cinema odierno, caratterizzato dalla crisi della forma, del corpo, del soggetto, in cui il mondo ha perso definitivamente qualsiasi referente con la realtà, diventando un perfetto simulacro. Ma oltre a legittimare il lavoro svolto dal regista in questo senso, l’aspetto più interessante della monografia è il fatto che non vengono semplicemente passate in rassegna la vita e le opere di Robert Rodriguez, così com’è consuetudine in questo tipo di pubblicazioni, bensì viene allargata la prospettiva analitica anche a film passati sotto silenzio come il fanta-horror The Faculty, realizzato in collaborazione con l’amico Kevin Williamson, e viene fatta luce su altri aspetti che lo riguardano intimamente, come la sua spiccata verve musicale, elemento imprescindibile nel suo cinema come anche nella sua vita, e la sua attività collaterale di scrittore. Il volume è poi completato dal confronto divertente e disincantato con Quentin Tarantino, con il quale si dice ci sia una sorta di dialettica maestro-allievo, e da un corredo di interviste esclusive tra cui spiccano quelle di Patricia Vonne, sorella del regista nonché ex modella, attrice e ora cantane e musicista, e di Tito Larriva, amico e storico membro dei Tito & Tarantula, col quale collabora abitualmente Rodriguez.

Il testo di Fabio Migneco si presenta in definitiva come l’inquadramento di un regista innovativo, in grado di stupire il pubblico e di rivisitare i classici con il suo spirito anarchico ma consapevole, amante del cinema di genere e della finzione pura, sempre ai margini del mainstream.


Autore: Fabio Migneco
Titolo: Il cinema di Robert Rodriguez
Editore: Il Foglio
Collana: Cinema
Dati: 220 pp, copertina morbida, illustrazioni b/n
Anno: 2009
Prezzo: 18,00 euro
webinfo: Sito Edizioni Il Foglio


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