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LIBRI - Il fasciocomunista

Pubblicato il 7 agosto 2007 da Simone Isola


LIBRI - Il fasciocomunista

“Visto che c’è qualcuno che compra e legge i miei libri io scrivo. Non mi frega un cazzo se ha senso o meno. Il senso sta nel mio bisogno di scrivere”.

Le parole di Antonio Pennacchi sottolineano il bisogno primario della sua scrittura: l’ansia continua per il racconto, per storie vere, che possono accadere o che sono accadute, esposte con un linguaggio la cui mediazione è tanto profonda quanto dissimulata. Il fasciocomunista, che nel 2003 lo ha rivelato al grande pubblico, torna ora nelle librerie in seguito al successo riscosso da Mio fratello è figlio unico, film tratto dallo stesso volume. Le vicende narrate hanno come protagonista un giovane di Latina, Accio Benassi, che frequenta in successione, tra gli anni Sessanta e Settanta, il seminario, l’MSI, il movimento studentesco, i giovani maoisti, in un susseguirsi di incontri ed esperienze. Lo sguardo e il contesto storico vengono visti da un personaggio istintivo, ricco come pochi, non incatenato all’ideologia ma talmente potente da attraversarla. Poche opere come Il fasciocomunista illustrano con lucidità gli anni e i temi affrontati da quella generazione pur seguendo un’ispirazione che non cerca a tutti i costi l’affresco storico. Le vicissitudini di Accio Benassi sono veritiere perché trovano un riscontro nella biografia di Pennacchi, che ha vissuto quel contesto così come il suo eroe nel libro. Ecco, nella trasposizione cinematografica proprio il protagonista ha mantenuto intatti gli stessi caratteri: la sua essenza inquieta, ribelle, imprevedibile, l’ansia verso una problematica realizzazione di sé, alla continua ricerca di un senso per la propria vita.

La scoperta della politica, al posto di schiarire le sue ansie, produce un turbinio di esperienze nei tormentati anni di piombo. L’autore in più sedi ha sottolineato il travisamento della sua opera nell’adattamento degli sceneggiatori Rulli e Petraglia. Senza entrare nella polemica, ci limitiamo a ricordare le peculiarità dei diversi linguaggi, che non possono quindi che pesare nel lavoro di transcodificazione. Certo, è innegabile che nel film emergano alcuni schematismi di cui il libro è privo, come nella rappresentazione dei giovani di destra: è mancata, in questo caso, quella dialettica che è l’elemento centrale della storia. Privilegiando la trama, l’infuocato linguaggio politico ha perso di tono e lo sguardo non è puntato solo sugli uomini. Insomma, al di là del risultato artistico, il film parte da Accio per poi percorrere strade diverse e personali. É innegabile che sul grande schermo non si possa gustare lo stile ardito e efficace di Pennacchi: un linguaggio popolare, che nasce in fabbrica, tra la gente, nella vita di tutti i giorni. Ecco perché - ma questa non è la sede adatta per affrontare tale disquisizione - il confronto tra Il fasciocomunista e la sua trasposizione per il cinema si rivela un esempio da non perdere per compiere un’analisi sul trattamento di medesimi elementi narrativi in linguaggi diversi.

Per concludere, consigliamo a tutti la lettura di questo libro, che ci illustra il rischio dei preconcetti, della mitizzazione, con uno sguardo politico sincero e vibrante su un’epoca di forti contrapposizioni, ma assai più viva e vissuta della nostra.


Autore: Antonio Pennacchi
Titolo: Il Fasciocomunista. Vita scriteriata di Accio Benassi
Editore: Mondadori
Collana: Piccola Biblioteca Oscar
Dati: 392 pp, brossura
Anno: 2007 (prima edizione 2003)
Prezzo: 9 euro
Web info: Sito Mondadori


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