Libri - Il mestiere del cinema nei Balcani

Panoramica esaustiva sull’industria cinematografica dei paesi balcanici dal periodo dei regimi comunisti e socialisti a oggi, il testo curato da Luisa Chiodi e Irene Dioli è suddiviso in tre parti che si focalizzano, rispettivamente, sulla Ex-Jugoslavia, sulla Bulgaria e sull’Albania. L’analisi che viene sviluppata è sostenuta e approfondita, all’interno di ogni capitolo, da interviste a registi, sceneggiatori, attori, produttori e tecnici del settore. Il cinema, come industria e come arte, appare in questo contesto profondamente segnato da quella dolorosa e repentina transizione dai sistemi comunisti al capitalismo che questi paesi hanno vissuto negli anni Ottanta. Lo studio chiaro e dettagliato di una realtà così complessa e difficile delinea un panorama a suo modo inquietante: alla censura ideologica sembra oggi essersi sostituita una sorta di censura di natura economica, che agisce meno palesemente ma non per questo meno efficacemente. L’ambiguità preoccupante dei regimi comunisti era stata infatti quella di elevare il cinema ad “artiglieria pesante delle arti” (per citare le parole di Lenin), finanziarlo e proteggerlo considerandolo anche spazio prediletto di propaganda in quanto capace, da sempre, di rivolgersi alle masse. Se prima quindi l’alto prezzo di un adeguato sostegno economico era la censura – più o meno diretta a seconda dei casi – oggi invece la “libertà ideologica” si paga con la mancanza di mezzi: questo sembrano testimoniare, a grandi linee, le interviste e le riflessioni contenute nel testo.
Chi rischiava il carcere per aver girato film “non allineati” col potere ha lasciato il posto a giovani registi cui viene consigliato di impegnare la propria casa per girare un film, i moltissimi cinema che esistevano nel periodo comunista sono stati spesso trasformati in centri commerciali, e centri di produzione prima fiorenti sono caduti in declino o hanno subito una sorte poco dignitosa: è il caso degli studi di Bojana Film in Bulgaria, fondamentale polo cinematografico dei tempi di regime che una volta privatizzato – nel 2006 – è stato venduto per due soldi alla società californiana “New Image”. Ecco allora che l’industria cinematografica diviene anche una sorta di cartina al tornasole dei lati bui dell’epoca comunista nell’Est Europa e al contempo del cinismo della successiva fase capitalista.
Eppure, scorrendo la filmografia commentata che costituisce un’importante appendice del libro (insieme alla puntuale bibliografia anch’essa commentata) si intuisce l’energia di un cinema che – nei vari paesi qui presi in considerazione – ha un bisogno sentito e una volontà forte di crescere e rigenerarsi. Oltre ai ben noti Kusturica, Mančevski, Tanović e Paškaljević – tutti appartenenti all’area dell’Ex-Jugoslavia - il testo cita infatti innumerevoli registi purtroppo ancora poco conosciuti e studiati in Europa occidentale e fa riferimento ad opere cinematografiche (documentaristiche e di fiction) che suscitano senza dubbio curiosità e interesse.
Lungi dall’essere una fredda raccolta di dati, Il mestiere del cinema nei Balcani coinvolge col suo taglio analitico che non vuole approfondire le singole poetiche degli autori, ma proporre un’indagine preliminare assolutamente necessaria per comprendere correttamente le cinematografie diverse e significative di paesi che nel cinema riversano, in un modo o nell’altro, la complessità spesso drammatica di una storia recente che merita certo più attenzioni di quelle che l’Europa occidentale è stata finora disposta a dare.
L’Osservatorio Balcani e Caucaso, editore del testo, è un fervido laboratorio culturale nato nel 2000 con l’intento di operare per la pace e la convivenza nei Balcani. Nel sito dell’Osservatorio è presente tra le altre cose un ampio e dettagliato dossier, “storie di cinema”, con numerose interviste ai protagonisti del cinema dell’Est Europa; da segnalare inoltre la rassegna sul cinema balcanico della transizione (realizzata in collaborazione con il Nuovo Cineforum Rovereto e il MART – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto) prevista nei sabati 21 - 28 novembre e 5 - 12 dicembre presso la Sala conferenze del MART di Rovereto. Saranno presentati un film romeno, uno bulgaro, uno bosniaco e un breve reportage dall’Albania realizzato dallo stesso Osservatorio (per il programma dettagliato della rassegna, per adesso ancora da definire, si rinvia al sito).
Autore: Luisa Chiodi e Irene Dioli (a cura di)
Titolo: Il mestiere del cinema nei Balcani. Storia di un’industria e dei suoi protagonisti dagli anni settanta ad oggi
Editore: Osservatorio Balcani e Caucaso
Dati: 120 pp, brossura cucita, 14x21, 8 fotografie a colori
Prezzo: distribuzione gratuita, previo rimborso delle spese di spedizione (circa 5 €)
Anno: 2009
webinfo: Scheda libro sul sito Osservatorio Balcani e Caucaso
