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LIBRI - Il sorriso di Daphne tra sorrisi e naufragi

Pubblicato il 10 novembre 2007 da Giovanna Vincenti


LIBRI - Il sorriso di Daphne tra sorrisi e naufragi

Quella di Vittorio Franceschi potrebbe definirsi un’esistenza votata all’arte teatrale in tutte le sue molteplici sfaccettature: attore di successo dal cabaret alla prosa ‘impegnata’, regista, codirettore e insegnante di recitazione dell’autorevole scuola di teatro Alessandra Galante Garrone di Bologna, nonchè brillante autore di testi teatrali tradotti in varie parti del mondo. E proprio di quest’ultimo aspetto se ne può trovare conferma nell’antologia edita recentemente dalla Ubulibri, in cui insieme al pluripremiato Il sorriso di Daphne (premio Ubu 2006 come nuovo testo italiano, premio ETI – gli olimpici del teatro e premio Enrico Maria Salerno 2004) appaiono La Regina dei cappelli (premio speciale della giuria al premio Riccione 1997) e I naufragi di Maria.

Già dal titolo del saggio introduttivo di Franco Quadri si può intuire la peculiarità della scrittura di Franceschi: Il coraggio di un sorriso nel mare delle solitudini. E, in effetti, pur nella diversità di temi e ambientazioni, ciò che accomuna le opere dell’artista bolognese è costituito, oltre che da una scrittura sobria, lineare ed immediata, anche e soprattutto da una acuta sensibilità e una profonda conoscenza dell’animo umano, grazie alle quali può permettersi di affrontare argomenti particolarmente delicati per la loro gravità, con leggerezza e ironia.

E’ questo il caso de Il sorriso di Daphne, in cui il tema dell’eutanasia viene trattato senza falsa retorica, facendone emergere, piuttosto, l’aspetto più umano con tutte le sue contraddizioni. Tipicamente umano è, infatti, l’attaccamento alle piccole inezie quotidiane di un malato terminale relegato su una sedia a rotelle; umane sono, da una parte, la sua volontà di porre fine alla sua vita per evitare un accanimento terapeutico, e dall’altra la paura di compiere per mano sua il ‘gesto risolutivo’; così come è umano, infine, il dolore egoista dei suoi cari che non riescono ad accettare l’idea del distacco definitivo. Nulla di più triste di una vita che si spegne, sembrerebbe. Eppure, aldilà di alcuni momenti di comprensibile commozione, si riesce anche a sorridere. Forse perché Vanni, il protagonista è un inguaribile cinico e con il suo cinismo contagia anche noi, o più probabilmente perchè Franceschi non lascia spazio nel testo a lacrimevoli patetismi, presentandoci la morte come uno degli aspetti della vita. Vanni muore così come è vissuto: con dignità ed estrema determinazione. Egli va dolcemente incontro alla morte grazie alla sua vera ragione di vita, la botanica, per mano della donna che ha amato. Si chiude così il cerchio di un’esistenza vissuta intensamente e senza rimpianti.

Non una scelta consapevole, bensì l’accettazione di un triste ed ineluttabile destino, fatto di solitudine e illusione, anima, invece, La regina dei cappelli, ‘tragicommedia’ dalle tinte fiabesche e surreali, dietro la quale si cela una pungente satira della nostra società, che sembra aver eletto la vacua apparenza e la bellezza effimera a propri feticci. Protagonista è Regina, un’indossatrice di cappelli di rara bellezza divenuta una sorta di figura leggendaria per via del mistero che avvolge la sua esistenza. Un mistero che però cela un terribile segreto: la parte inferiore del corpo di Regina è putrescente. Per guarire da questo terribile male è necessario che Regina trovi l’amore, ma questo comporta la perdita della sua divina bellezza. Una volta innamorata, infatti, il suo fascino si dissolve e Regina si trasforma in una ‘donnetta’ qualsiasi, con rughe che le segnano il volto e nodi che rovinano la sua chioma perfetta. Inevitabilmente rifiutata dal suo amore tornerà ad essere quella di prima, splendida e sola nel suo fatuo universo, in cui, infondo, si trova perfettamente a suo agio.

Molto più brutale e feroce è, infine, il mondo tratteggiato nell’ultimo testo dell’antologia, I naufragi di Maria. Un mondo squallido e senza alcuna morale in cui Maria, una ragazzina balbuziente, è costretta a prostituirsi da un padre spregevole che a sua volta abusa di lei e la tiene legata al letto con una catena. Fortunatamente a Maria è concessa una via di fuga: la sua fantasia e i suoi sogni alimentati da un atlante e da libri di avventure marine, dono di un anziano professore perdutamente innamorato di lei e, proprio per questo, incapace di sfiorarla con un dito. Ed è grazie ai suoi sogni che la bambina riesce a preservare la propria purezza. I suoi pensieri navigano su quel mare che non ha mai visto e che vorrebbe tanto vedere e lei può così abbandonarsi a dei monologhi, o meglio ‘naufragi’, durante i quali come per incanto smette di balbettare. Monologhi che sono come una boccata di ossigeno per lo spettatore/lettore che, calato nello squallore di un mondo marcio e degradato, rischia, proprio come la protagonista, di soffocare.

Franceschi, insomma, offre a tutti i suoi personaggi un mezzo per superare il dramma di cui sono protagonisti, sia esso un sogno, un’illusione, una speranza, compiendo un nobile gesto d’amore nei confronti delle sue creature, chiamate a sopportare atroci sofferenze, e dando senso e dignità al dolore che le attanaglia.


Autore: Vittorio Franceschi
Titolo: Il sorriso di Daphne tra sorrisi e naufragi. La Regina dei cappelli; I naufragi di Maria
Editore: Ubulibri
Collana: I testi
Dati: 168 pagine
Prezzo: 16,95 €
Webinfo: Sito Ubulibri


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