Libri - In quel film c’è un segreto

A metà tra saggio critico e aneddoto di costume, il libro di Mario Sesti si offre come ‘discorso libero indiretto’ sul cinema, sulla sua magia apparentemente inesplicabile.
Scegliendo di dialogare in modo chiaro e intelligibile con il lettore/spettatore, non necessariamente edotto in materia, Sesti racconta le proprie passioni di critico e cinefilo, realizzando una guida per riconoscere i propri santi cinematografici.
Il testo si propone di rivelare quelle componenti interne alla narrazione per immagini – a livello di sceneggiatura o più prettamente tecniche – che rendono grandi un film. Che fanno percepire allo spettatore il proprio potenziale senza, tuttavia, che questi sappia venire a capo dei suoi segreti. E’ il critico allora ad offrire una lettura più profonda, senza però addentrarsi mai troppo nell’analisi.
Ed è questo, d’altronde, lo spirito del testo: parlare di cinema liberamente – saltando, allora, come fa l’autore, da un discorso più analitico all’aneddoto storico – esulando dai toni cattedratici solitamente propri della saggistica cinematografica.
In quel film c’è un segreto presenta vistosi cambi di tono e una certa disomogeneità tra le parti: la terza, dedicata al confronto tra due film, apparentemente lontani e invece a ben guardare simili, come L’infernale Quinlan e Psycho, è di certo preponderante nell’economia del libro. Eppure tali squilibri non fanno che confermare il carattere passionale dell’operazione, la tendenza alla digressione e alla divagazione di chi ama perdersi tra i propri ricordi di spettatore e gli studi affrontati in materia.
Sesti, avvalendosi della rubrica tenuta sulla rivista I Duellanti, Story Department, fa quasi un’archeologia del cinema riportando alla luce episodi nascosti della Hollywood d’oro, come la rovina di Roscoe Conkling Arbuckle, in arte Fatty, ad opera della stampa gestita per lo più da un certo signore, di nome Randolph Hearst, esposto a sua volta alla gogna mediatica da Orson Welles in Quarto Potere.
Ma analizza anche grandi figure di cineasti, accomunate dalla genialità, ma agli antipodi per senso degli affari: ai due poli troviamo sempre Welles e Hitchcock, quest’ultimo il miglior agente di sé stesso, capace di scendere a patti con le Majors senza perdere in qualità; l’altro, refrattario ai compromessi, destinato allo scontro frontale con il sistema hollywoodiano.
Arriviamo, a ritroso, a una prima parte che individua in alcuni film – diversi per epoche, genere e nazionalità – il segreto (appunto!) di una perfetta narrazione, e che ritroviamo nell’appendice ‘Buio in sala: 16 film’, dove le pellicole analizzate più dettagliatamente in precedenza vengono riproposte ‘in pillole’, a mo’ di vademecum o dizionario.
Che Lo squalo di Spielberg trasferisca in realtà – secondo un procedimento psicanalitico – i tratti della vittima su quelli del carnefice – le ‘Jaws’ del mostro sono anche i ‘Jews’ perseguitati dello Spielberg a venire – è forse un ‘segreto’ ignoto anche ai più addentro alla materia e può apparire a un primo sguardo un dettaglio velleitario.
Ma cogliere invece – come il testo si ripropone – il discorso politico alla base de La conversazione e le similarità con il noir polanskiano Chinatown è di certo imprescindibile per allargare il proprio sguardo sul cinema degli ultimi trent’anni secondo una prospettiva mai ripiegata verso la tecnica, ma piuttosto centrifuga, diramata verso gli infiniti mondi e pensieri che si incrociano in un film dietro la trama pura e semplice.
In quel film c’è un segreto fa del plausibile sguardo dello spettatore il punto di partenza per ogni riflessione, valutando sempre il modo in cui il film riesca o meno ad entrare in contatto col suo pubblico e come lo spettatore, col suo vissuto e il suo stato d’animo, attribuisca un nuovo senso alla medesima immagine.
E se, come scrive lo stesso autore, ‘Ogni film che si rispetti scrive se stesso su di noi trasformandoci in qualcosa di diverso da ciò che eravamo prima di entrare in sala’ si può facilmente capire come il testo non possa far altro che andare oltre il saggio, sconfinando nell’autobiografia e in forme di narrativa paradossalmente più vicine al romanzo che non alla prosa tecnica.
Autore: Mario Sesti
Titolo: In quel film c’è un segreto. Raccontare al cinema, raccontare il cinema
Editore: Feltrinelli
Collana: Feltrinelli Varia
Dati: 174 pp, brossura
Prezzo: 12 euro
