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Libri - Ingmar Bergman. Fanny e Alexander

Pubblicato il 4 dicembre 2009 da Arianna Pagliara


Libri - Ingmar Bergman. Fanny e Alexander

L’autobiografia, l’amore per il teatro, i conflitti di coppia, la famiglia, la religione, l’infanzia, la morte: in Fanny e Alexander Ingmar Bergman tesse una complicata tela di elementi che si combinano e si compenetrano in modo eccellente senza perdere mai compattezza ed equilibrio. Il film ha il sapore di un romanzo di formazione che si sviluppa però sotto una luce magica e misteriosa, in cui – come recitano le parole di Strindberg nell’ultima scena - “tutto può accadere, tutto è possibile e verosimile. Il tempo e lo spazio non esistono. Su una base insignificante di realtà, l’immaginazione fila e tesse nuovi disegni”.
Lucilla Albano dedica la prima parte della sua monografia Lindau su questa fondamentale opera del regista svedese all’analisi puntuale ed esaustiva delle sequenze e al confronto della versione filmica con quella, ben più lunga, realizzata per la televisione e con il romanzo-sceneggiatura scritto dallo stesso Bergman. Seguono poi i capitoli sostanziali del libro, meno “tecnici” e più discorsivi, in cui si profila un’indagine originale e appassionante, precisa ed esauriente del capolavoro bergmaniano, che inizia con una riflessione sui luoghi del film, spazi che delimitano delle vere e proprie dimensioni esistenziali e temporali, e perciò stesso anche tematiche. Secondo la lettura proposta dall’autrice a casa Ekdahl (una casa di teatranti) corrisponde la fase del “paradiso” (il calore e l’affetto della famiglia, i giochi d’infanzia) e, metaforicamente, il palcoscenico; il tempo trascorso da Alexander e Fanny nella tetra abitazione del perverso vescovo Vergérus è invece una discesa nell’ “inferno” e – stavolta non proprio metaforicamente – coincide con la prigione; al “purgatorio” viene associata invece la dimora dell’ebreo Isak Jacobi che, salvati i bambini, li porterà in un mondo magico, spettrale, misterioso e affascinante: il labirinto.

E’ un doloroso percorso di crescita quello di Alexander, che inizia con la morte del padre, rappresentata nel film - attraverso lo sguardo sgomento del bambino – in tutta la sua portata di evento sconvolgente e inaccettabile. Le tre parti che compongono la pellicola, ovvero i luoghi/tempi che il protagonista attraversa accompagnato dalla sorellina Fanny, divengono delle tappe di maturazione: il confronto (o meglio lo scontro) col vescovo/patrigno è anche una prova da superare, e il lieto fine non è scevro – almeno per Alexander – dall’amarezza dell’avvenuta presa di coscienza, come suggerisce l’immagine del fantasma del defunto Vergérus che tormenta il bambino. “Il mondo del piacere, il mondo della necessità e il mondo del possibile”, per citare le parole dell’autrice, nel libro vengono descritti e studiati nel dettaglio, come mostrano ad esempio gli attenti riferimenti alla funzione espressiva e simbolica del colore, che caratterizza e differenzia i tre luoghi rappresentati nel film.
Altrettanto curato lo studio degli orizzonti culturali in cui si inserisce Fanny e Alexander – Dickens, Hoffmann, Goethe, l’opera Il Flauto magico di Mozart; neppure gli opportuni riferimenti a Freud e alla biografia di Bergman vengono tralasciati. Ampio spazio è dedicato inoltre ai temi inerenti al teatro – si veda la riflessione sul concetto di maschera o anche sulle corrispondenze con l’Amleto, che nel film viene espressamente citato e inserito in un complesso gioco di specchi. Infine, la presenza di tutti i dispositivi “magici” dello spettacolo (come il teatro delle marionette e la lanterna magica, favoloso e suggestivo antenato del cinema) viene messa in relazione col concetto di perturbante. La lanterna magica è “magica” anche nel senso che esorcizza le paure e sublima i desideri: Alexander la azionerà infatti quando gli sarà impedito di trascorrere la notte nel letto dell’affettuosa tata.

Sia l’aspetto stilistico che i contenuti del film sono insomma sviscerati ed esaminati nel testo con empatia e lucidità, e rinnovano, nel corso di questa analisi, il loro potere fascinatorio. Ad arricchire il lavoro approfondito di Lucilla Albano troviamo inoltre, in appendice, uno studio di Riccardo Panfili, sorprendentemente minuzioso, dedicato interamente alla colonna sonora del film. Ora Schumann, ora Britten, ora l’interazione di più strumenti e ora i soli strumentali si fanno segno sonoro della presenza – rispettivamente – degli Ekdhal e di Vergérus: da una parte l’allegria e l’armonia della famiglia di Alexander, dall’altra l’austerità angosciosa che regna in casa del severissimo vescovo. Ma lo studio delle musiche è affrontato anche dal punto di vista delle tematiche e delle affinità che legano Bergman e Shumann passando – ancora una volta – attraverso la letteratura di Hoffmann.
Indagine completa e particolareggiata, Ingmar Bergman. Fanny e Alexander appare in definitiva un tassello importante per lo studio della poetica di un regista dal tocco indimenticabile e forse inarrivabile, che come pochissimi altri ha saputo descrivere con immagini dotate di sorprendente esattezza e limpidità gli abissi e le complessità dei rapporti affettivi, familiari e sentimentali.


Autore: Lucilla Albano
Titolo: Ingmar Bergman. Fanny e Alexander
Editore: Lindau
Collana: Universale Film
Dati: 224 pp, formato 13,5x19, brossura, copertina plastificata, 32 fotografie in b/n
Prezzo: 18,00 €
Anno: 2009
webinfo: Scheda libro su sito Lindau


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