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Libri - La spiaggia nel deserto. I film di Valerio Zurlini

Pubblicato il 7 marzo 2008 da Fabiana Proietti


Libri - La spiaggia nel deserto. I film di Valerio Zurlini

Valerio Zurlini come figura liminare tra Visconti e Antonioni.
Questa la chiave interpretativa più frequente e significativa di La spiaggia nel deserto. I film di Valerio Zurlini, il testo a carattere monografico di Francesco Savelloni edito da Firenze Atheneum.
Il paragone non è certo pretestuoso: come per i due grandi autori del secondo dopoguerra, il cinema di Zurlini prende vita nel solco del Neorealismo per lasciare ben presto spazio a una poetica più intima e personale sull’uomo, sull’intellettuale e la crisi che lo mina dall’esterno come interiormente.
‘Il Senso dell’Avventura umana’: così Savelloni definisce il percorso etico ed estetico di Zurlini nel segno di due autori da cui riprende, rispettivamente, il principio tolstoiano della ‘storia nella Storia’ (Visconti), con i personaggi spezzati da eventi di una portata ben più ampia, figure tragiche perché fuori del loro tempo - non è forse questa la grande sconfitta dei protagonisti di Senso e di Estate violenta? - e la poetica dell’impossibilità della coppia, di antonioniana memoria, di cui offre una personale variazione sul tema, dando vita a una galleria di ieratici personaggi femminili e di uomini inadeguati, vittime del proprio retroterra culturale.

Ma la lettura dell’opera di Zurlini data da Savelloni risponde soprattutto ad altre esigenze, non strettamente cinematografiche. Rivela una natura filosofica e letteraria che trascura la tecnica in favore di una ricerca tematica volta a sviscerare personaggi e contenuti ricorrenti del regista bolognese, e abbonda in riferimenti a una cultura extra-cinematografica che rendono il volume assai prezioso per riscoprire e comprendere un cineasta ingiustamente dimenticato e inquadrarlo in un panorama culturale dalle radici lontane: Camus, Sartre, Tolstoj, Dostoevskij sono solo alcuni dei referenti di Savelloni, laureato in filosofia.
Una teoria che appare quanto mai appropriata poiché l’opera zurliniana possiede tutte le peculiarità del romanzo di formazione e assume, a uno sguardo retrospettivo, le proporzioni di un unico grande ciclo narrativo, alla maniera di Zola o Proust, in cui i diversi film funzionano da macrocapitoli.
Dopo un’introduzione che motiva la rinuncia a cenni biografici non pertinenti all’attività cinematografica (che non possiamo che condividere, dato il difetto ricorrente di tanta critica di scadere nell’aneddotica) Savelloni opta per un’impostazione da "Castoro", selezionando quelle citazioni del regista volte a caratterizzare immediatamente i cardini di una poetica e di un modo di intendere il cinema che aiutano il lettore a orientarsi nell’analisi.
Poi, dopo un breve sguardo ai cortometraggi, tra cui spicca quel Pugilatori che lo pone all’attenzione di Pietro Germi e della Lux, l’autore passa a esaminare gli otto lungometraggi che attraversano la carriera di Zurlini, dai toni ancora neorealistici di Le ragazze di San Frediano - che segna l’incontro con Vasco Pratolini, di cui adatterà in modo ancor più incisivo e personale anche il romanzo Cronaca familiare - fino ad arrivare all’afflato di lavori più adulti e intrisi di malinconia come il bellissimo La prima notte di quiete e il film-testamento, Il deserto dei tartari, tratto da Buzzati.

E in questa breve ma intensa panoramica sui volti del suo cinema scopriamo l’uomo Zurlini, malinconico e anacronistico ‘perché nobilmente legato al rispetto delle tradizioni e dei valori, di una delicatezza di un altro mondo e di un altro tempo’ come i suoi personaggi, fedele a una poetica il cui carattere ripetitivo va ricondotto essenzialmente a una coerenza morale e un rigore stilistico che sono i soli modi in cui il regista può filmare la tensione continua dei suoi protagonisti verso l’inafferrabile, e quei racconti morali che mostrano il compimento della conoscenza nel segno di una transitorietà e un’irrequietezza da cui è impossibile prescindere.
L’opera di Valerio Zurlini, ancora attuale e anzi quasi profetica di quei tormenti che affliggono l’uomo come animale intellettuale e sociale, merita decisamente una riscoperta critica attenta e puntuale e ci sembra che il testo di Francesco Savelloni costituisca un passo importante in tal senso.


Autore: Francesco Savelloni
Titolo: La spiaggia nel deserto. I film di Valerio Zurlini. L’estetica della malinconia come espressione dell’etica dei sentimenti
Editore: Maremmi Editore Firenze Atheneum
Collana: Collezione Oxenford
Dati: 144 pp, brossura
Anno: 2007
Prezzo: 13,20 euro
Web Info: Sito Maremmi Firenze


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