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Libri - Le donne di Joseph Leo Mankiewicz

Pubblicato il 11 agosto 2007 da Fabiana Proietti


Libri - Le donne di Joseph Leo Mankiewicz

L’opera di Joseph Mankiewicz è stata spesso trascurata o travisata dalla critica. Inserito nel cosiddetto cinema classico hollywoodiano, il regista di origini polacche, ha operato in un Sistema, quello delle Major, sempre attento al glamour e all’appeal delle proprie produzioni.
E’ dunque il contesto storico ad aver imposto l’autore Mankiewicz al grande pubblico, ma anche alla critica, come solido metteur en scène hollywoodiano, trascurando quei lati della sua opera più originali e complessi che hanno invece attirato sul suo lavoro l’attenzione di una personalità come Gilles Deleuze, intento ad esaminare i suoi film in merito all’innovativo utilizzo del flashback come ‘biforcazione del tempo’ ed elemento che, invece di sciogliere l’enigma narrativo, come accade nella maggior parte dei film, rimanda ad altri enigmi ancora più profondi. (cfr. L’immagine-tempo).
L’immagine di Mankiewicz è quindi relegata, in modo fuorviante, ad un cinema solo e soltanto d’intrattenimento, divistico, dai ritmi e dalle cadenze classiche del melodramma, a volte sconfinante nel gotico, (come ne Il castello di Dragonwyck) o del film epico vero e proprio (Cleopatra).

L’analisi di Maria Grazia Rossi, pur non soffermandosi sulle peculiarità dello stile visivo di Mankiewicz, tenta comunque di ‘riabilitare’ la sua figura di cineasta classico, esaminando la mole di riferimenti letterari che ne attestano la grande cultura, contribuendo in tal modo a ‘complicare’ positivamente letture critiche troppo semplicistiche.
E, soprattutto, si concentra sul ruolo preponderante occupato nelle pellicole di Mankiewicz dai personaggi femminili, tra i più imponenti e stratificati del cinema hollywoodiano, affidati dal regista a dive del calibro di Gene Tierney, Ava Gardner, Liz Taylor e Bette Davis.
E’ proprio la creazione di tali statuarie protagoniste la grande novità tematica proposta da Mankiewicz: il regista oppone le sue donne al dominio assoluto del personaggio maschile e spezza la consueta dicotomia hollywoodiana tra vergine e femme fatale, come riporta Rossi nel capitolo iniziale, che fa da introduzione al contesto in cui Mankiewicz si trova a operare.
Il libro procede, poi, vagliando i modelli femminili incarnati dalle diverse interpreti ed esaminando come i caratteri o le peculiarità di ogni attrice – la bellezza angelicata di Gene Tierney, il temperamento impetuoso di Bette Davis – abbiano contribuito a delineare i tratti dei rispettivi personaggi, determinando così quella felice e rispondente rappresentazione dell’universo femminile propria del cinema di Mankiewicz.
Il lavoro di Maria Grazia Rossi è coscienzioso, lo dimostra l’accurato lavoro di ricerca delle fonti e la contestualizzazione dei modelli pittorici e letterari alla base dell’opera di Mankiewicz. Purtroppo, però, a volte, l’abbondanza di riferimenti critici finisce per rivelarsi controproducente quando si avverte uno scarto tra la maturità di pensiero delle citazioni e l’analisi dell’autrice che, il più delle volte, si risolve in una descrizione psicologica dei personaggi.


Autore: Maria Grazia Rossi
Titolo: Le donne di Joseph Leo Mankiewicz
Editore: Firenze Atheneum
Collana: Collezione Mercator - 82
Dati: 192 pp., brossura, 29 illustrazioni b/n
Anno: 2006
Prezzo: 11 euro
Web Info: Sito Firenze Libri


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