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Libri - Le Grand Noir. Mancamenti e corpi addolorati nel cinema di François Truffaut

Pubblicato il 17 aprile 2010 da Arianna Pagliara


Libri - Le Grand Noir. Mancamenti e corpi addolorati nel cinema di François Truffaut

Singolarissimo viaggio dentro l’universo cinematografico del grande François Truffaut, Le Grand Noir di Mauro Marchesini è tutto imperniato sull’analisi di un unico, particolare gesto che in questa dimensione si rivela pregno di significato: quello dello svenimento, segno della passione amorosa che consuma e logora il corpo, un corpo sofferente che manifesta così, in modo quasi plateale, la portata immensa delle emozioni che lo attraversano.
Che il regista francese abbia costruito, col suo cinema, un’ampia, seducente e quanto mai interessante galleria di ritratti femminili è cosa nota: dall’impetuosa Catherine di Jules e Jim fino alla tormentata Mathilde de La signora della porta accanto, le eroine di Truffaut sono quasi sempre profondamente toccate da pulsioni e sentimenti travolgenti e quindi inconciliabili con le regole, le esigenze e i limiti imposti dalla quotidianità. Ecco allora che l’atto di svenire diviene, per il corpo, tentativo estremo di fuga da se stesso di fronte all’insostenibilità di un sentimento troppo violento. Esso è in pratica la dimostrazione della potenza, contemporaneamente creatrice e distruttrice, del sentimento amoroso.

Nel cinema di Truffaut sono anzitutto le donne i “soggetti amorosi” per eccellenza e non a caso, in quasi tutti gli esempi riportati nella riflessione di Marchesini, il corpo che cede e si abbandona allo svenimento è un corpo femminile. I titoli su cui si concentra l’analisi portata avanti nel libro sono cinque: Fahrenheit 451 è il primo e si distingue dagli altri perché qui il soggetto del “mancamento” è un uomo, il protagonista Montag. Ma più che con la passione e l’amore in questo film l’atto di svenire si connette - potremmo dire - con la volontà di evadere da un mondo claustrofobico, angoscioso e invivibile, come è quello futuristico che qui viene descritto. Segue Le due inglesi tratto, come già Jules e Jim, da un testo di Henri-Pierre Roché. Qui è Muriel, tra le due protagoniste, quella che presta il proprio corpo a una sorta di autodistruzione determinata da un amore consumato soprattutto nell’assenza e nella solitudine. Segue quindi un ulteriore passo in avanti nella direzione dell’auto-annientamento femminile con Adele H., in cui una giovanissima Isabelle Adjani presta il volto alla figlia di Victor Hugo; il quarto film analizzato da Marchesini è invece L’ultimo metrò, per finire poi con il citato La signora della porta accanto, che rappresenta quasi una summa del toccante e reiterato discorso truffautiano sull’inconciliabilità dell’amore con la vita.

Il sentimento più estremo infatti – ne è esempio emblematico il personaggio di Mathilde, magistralmente interpretata nel film da Fanny Ardant – per forza di cose sembra dover chiamare in causa la morte, e la stessa cosa accadeva già nell’eloquente, doloroso epilogo di Jules e Jim. L’intreccio indissolubile tra eros e thanatos, topos letterario prima che cinematografico, tocca infatti – è evidente - anche le corde più intime del cinema del regista francese; e se c’è un luogo deputato in cui ciò avviene, esso è senza dubbio proprio quell’attimo in cui si concretizza “l’illusione di poter conquistare una qualche intimità con la morte” (per usare le parole di Marchesini): appunto, l’istante dello svenimento, che nel cinema di Truffaut si inscrive in piena regola, come già detto, nelle forme e nelle manifestazioni dell’amore.
Un testo, Le Grand Noir, tutto fondato su un’indagine minuziosa e attenta nella quale le sempre meravigliose opere dell’autore francese vedono rinnovare il loro indiscusso splendore.


Autore: Mauro Marchesini
Titolo: Le Grand Noir. Mancamenti e corpi addolorati nel cinema di François Truffaut
Editore: Le Mani
Collana: Cinema Extralights
Dati: 104 pp, formato 11,5 x 16,5, copertina plastificata, 51 fot. b/n e col.
Prezzo: 10,00 €
Anno: 2008
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