Libri - Mario Soldati. Cinematografo

La casa editrice Sellerio va da tempo pubblicando le opere di Soldati sotto la guida di Salvatore Silvano Nigro. E Cinematografo, secondo la definizione dello stesso Nigro, è un libro preterintenzionale, un libro “apocrifo”. Perché raccoglie, a cura di Domenico Scarpa, racconti, poesie, ritratti e polemiche che riguardano essenzialmente il mondo del cinema, mostrando la personale visione di Mario Soldati verso quell’universo sospeso tra arte, industria ed esseri umani distanti tra loro. Domenico Scarpa è critico letterario, traduttore, docente di Letteratura italiana presso l’Università di Napoli “L’Orientale”. Cinematografo (da lui scritto ed edito da Sellerio nel 2006) raccoglie i più importanti scritti di Mario Soldati dedicati al cinema. Il libro è una raccolta di testi selezionati nel tempo: racconti, osservazioni da spettatore molto molto appassionate; ritratti sentiti, forti, partecipati, e ricordi sottratti all’oblio della memoria. Anche sotto forma di diario e di momenti di abilità e professione poetica. E la forma in cui questi scritti si affiancano e plasmano tra loro è quella del romanzo: un cronista di grande e curiosa sensibilità prepara un elaborato di storie cinematografiche, fatto giorno dopo giorno e pezzo dopo pezzo, attraverso l’incontro-descrizione di attori, tecnici, registi e doppiatori, maestranze e prime donne del suo viaggio nel mondo del cinema. Un viaggio non sempre e non solo poetico, anzi, a volte distaccato, caustico e quasi indispettito. Il protagonista, osservatore entomologo alla Tatì, possiede tutti i crismi del giornalista esatto, una passione da scrittore e da pensatore dell’animo umano, un interesse per le ragioni dei sensi e le passioni della ragione. Che nascono prima del cinema e che il cinema, come ogni altro recinto, attraversano. Mario Soldati si pone nella posizione di amico che, esperto e appassionato, chiede e fa domande, a metà tra la figura dell’intervistatore e quella di uomo informato sui fatti e su tutto il sottotesto che li caratterizza. Egli è insieme spettatore e regista tra il pubblico, ma anche un uomo pieno di cose da raccontare, pronto a farlo con una grande predisposizione per la loro messa in luce. La graziosità delle informazioni e delle riflessioni si attua attraverso quella mescolanza magica che creano insieme il distacco ironico che fotografa con esattezza inossidabile e la partecipazione di chi ama il proprio lavoro-vita. Anche se la vita di Soldati era fatta più di letteratura che di cinema. E infatti, l’interesse per la materia delle immagini in movimento non nasce da una folgorazione. Tutt’altro che amore incondizionato è per Soldati il rapporto con la (non) settima arte. L’autore di Piccolo Mondo antico (tratto da Fogazzaro: uno degli scrittori post-romantici a cui Soldati è più legato) considera il cinema troppo legato all’industria e vi si accosta, pur imparando ad amarlo, soprattutto in prospettiva di un probabile guadagno. Secondo lui un film poteva raggiungere risultati artistici solo quando obbediva a un’ispirazione collettiva. Ma se negli anni del neorealismo un’ispirazione collettiva c’era, il neorealismo non fu mai del tutto pane per i denti di Soldati. Che lo sfiorò nel film Fuga in Francia del 1949, per un contatto episodico. Soldati si avvicinò anche alla televisione, restituendole la sua funzione più autentica, che non è quella di trasmettere film da cinema o spettacoli da teatro, ma quella di narrare, in forma diretta, un evento, una situazione, una condizione. Pasolini scrisse che Soldati costruiva col lettore un rapporto di fraternità e Flajano che Soldati viveva ad ogni momento la sua autobiografia, con l’eterno sigaro in bocca, il bastone e suoi entusiasmi, e che sapeva parlare a tu per tu con la gente. Anche per la tv, come per il libro Cinematografo, la parola “viaggio” sembra una delle chiavi per entrare nella profondità del personaggio Soldati. Anche in Cinematografo il viaggio crea nuove prospettive e nuove conoscenze. E’ un viaggio nella sua esperienza cinematografica e nel flusso di memorie di una personalità complessa, scaturita da quella simpatica “inimicizia” tra lui e il cinema. Una fertile e paradossale idiosincrasia che ha partorito un rapporto sano e sveglio tra l’uomo e l’immagine in movimento. Il libro è fatto anche di polemiche che testimoniano la verve di uno scrittore che analizza e si analizza. Soldati è spettatore, critico, regista ed altro. Chi è il critico? Quanto dista dallo scrittore? Truffaut parlava di un critico come di "un artigiano all’ombra delle sale oscure", e questa descrizione torna cara a Soldati. Cinematografo è insieme un ottimo testo di Storia del cinema e da sé un’opera di ottimo valore letterario. Per lo studioso di cinema una chanche da non perdere, per quello di letteratura un reperto utile per scavare dentro un’importante persolanlità del novecento trasversale italiano.
Autore: Mario Soldati (a cura di Domenico Scarpa)
Titolo: Cinematografo
Editore: Sellerio
Collana: La memoria
Anno: 2006
Dati: 528 pagine
Prezzo:14 €
Web info: Sito Sellerio
