Libri - Nanni Moretti. Caro Diario

Federica Villa sa guardare dentro al cinema, lo conosce approfonditamente e sa scrivere con illuminante facilità quello che nota e che ha studiato. Nanni Moretti Caro Diaro, il ‘librettino’ da lei scritto e lungo un centinaio di pagine, è già a una prima lettura un ‘inaspettato’ concentrato di analisi autoriale e teoria del cinema. L’autrice compie una radiografia meticolosa del gran film di Moretti e la filtra attraverso il pensiero pasoliniano, quello baziniano e il vissuto interiore del regista romano. In poche pagine si costruisce il rapporto tra i film di Moretti e la storia del cinema italiano, a partire dall’immediato secondo dopoguerra: si accenna all’antropomorfismo viscontiano presente nella sua filmografia, alla tecnica spirituale del pedinamento di De Sica/Zavattini, a elementi che riportano al grottesco di Fellini o all’isolamento dei personaggi antonioniani. In Moretti, sostiene la scrittrice-insegnante, avviene un agire-non-agire che riconduce sia agli impedimenti delle figure neorealiste che ai fallimenti di quelle della commedia all’italiana. La Villa parla di erranza e veggenza come di due concetti co-presenti nel cinema morettiano. I personaggi dell’autore non riescono mai a modificare il terreno sui cui si muovono, caratterizzati come sono da quel loro agire-non-agire. Eppure, nel vagare, mantengono viva la capacità di osservare e giudicare. Fino al punto che, seguendo il film, si pedina una verità soggettiva, un essere umano.
Caro Diario rappresenta (secondo il libro) un film decisivo per l’autore: un giro di boa. Una sterzata evidente e riconoscibile. Si perdono l’alter-ego e la paratassi narrativa, facendo della pellicola, datata 1994, un film spartiacque. Qualche pagina per raccontare il film e alcune interessanti curiosità. Poi, di nuovo approfondimento d’autore: Moretti compie, con questa sua settima opera, una triplice riflessione. In Vespa, sul senso della scrittura cinematografica, in Isole sulle proprie ossessioni da mettere in scena, in Medici sul mutuo scambio tra narratore/persona e personaggio/attore. Bazin diceva che il cinema eternalizza la realtà, sottraendole però linfa vitale. Qualcosa di simile a quanto aggiungeva Pasolini, che definiva il cinema come morte al lavoro: una realtà disidratata per resistere al tempo. Da queste affermazioni teoriche, l’autrice di questo piccolo, prezioso libro avvicina tutto il primo episodio di Caro Diario a un pasolinismo che va ben oltre l’omaggio poetico del finale: ci sono due grandi questioni che avvicinano il regista ‘autarchico’ alle intuizioni del poeta di Casarsa. La prima è rappresentata dalla dialettica tra oralità e scrittura, la seconda da quella tra potenza e atto. Che cosa significa? Pasolini diceva che la realtà è orale e il cinema è scritto. La realtà è un divenire costante e il cinema è la fissazione di questo divenire, quindi un istante fermo ma eterno. Il cinema è una sorta di assassinio necessario del reale per la sopravvivenza di una realtà stessa. Moretti rende dialettico questo binomio concettuale: dall’incipit di parola scritta (il diario) si passa alla quasi totalità di immagini vagabonde. Nessuna delle due scelte è autosufficiente ed è necessaria una scrittura terza che le metta in contatto.
L’altro punto che Moretti mutua e trasforma da Pasolini è la dialettica tra potenza e atto: il personaggio di Giovanni soddisfa, con la sua placida cavalcata trans-rionale, alcuni suoi antichi e taciuti desideri. La visita alla tomba è probabilmente il più importante di questi imtimi sentire, ma non l’unico. Nel secondo capitolo si parla di uguaglianza e diversità, di idee fallimentari che obbligano il regista-uomo a un ritorno all’errare, al transitare, all’osservare con partecipazione e susseguente distacco. Per il terzo capitolo, autobiografico in una maniera più feroce rispetto agli altri due (e a tutto il suo cinema), Moretti adotta un linguaggio secco, asciutto e autoironico. Fisso e straniato, fatto di quell’onniscenza che trasforma il realismo di partenza, la realtà dei fatti, in una parabola sul non ascolto, sulla non-attenzione al prossimo. Con questo rapporto tra se stesso e l’universo interiore ed esterno, Caro Diario risulta come una biografia disattesa, come un film fondamentale nel cinema di Nanni Moretti. Un’opera che Federica Villa ripassa minuziosamente, viviseziona appassionatamente e rende ancora più chiara e importante.
Autrice: Federica Villa
Titolo: Nanni Moretti. Caro Diario
Editore: Lindau
Collana: Universale Film
Dati: 112 pagine, 16 fotografie, formato 13,5x19 cm
Prezzo: 12 euro
Web info: Sito Lindau
