Libri – Sweeney Todd. Il diabolico barbiere di Fleet Street

A cavallo tra la fine del XVIII e la metà del XIX secolo, Londra fece la conoscenza del suo primo serial killer ante litteram, Sweeney Todd. Prima dei mostruosi delitti che si verificarono nel quartiere di Whitechapel nell’autunno del 1888 (per mano del celebre Jack The Ripper) ed ancor prima della pubblicazione di due capolavori della letteratura gotica del periodo Vittoriano, Dracula dell’irlandese Bram Stoker (1897) e Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde dello scozzese Robert Louis Stevenson (1886), la capitale inglese fu sconvolta dalla comparsa nel mondo della letteratura di The String of Pearls or The Sailor’s Gift. Un racconto cupo, che in maniera romanzata riportava “fedelmente” le diaboliche gesta del sinistro barbiere di Fleet Street. Pubblicato per la prima volta nel 1850, questo romanzo era stato partorito dalla fantasia di un gruppo di scrittori noti al pubblico con lo pseudonimo di Salisbury Square School of Fiction. Questi, ispirati da un fatto di cronaca (sembrerebbe) realmente accaduto sul finire del 1700 e da tutta la tradizione iconografica che da quel momento in poi era stata costruita attorno a quell’inquietante personaggio, decisero di trasformare il tutto in una leggenda paurosa. Una sanguinosa epopea che di fatto ha reso Sweeney Todd uno dei mostri più noti dell’immaginario inglese. Infatti nella versione aggiornata del libro di Peter Haining The Real Story of The Demon Barber of Fleet Street (analisi completa e precisa di tutto ciò che riguarda l’assassino dai rasoi affilati) si legge che, oggi, si possono finalmente avere informazioni praticamente certe sull’esistenza di Sweeney Todd (nato il 16 ottobre 1756 e morto nel 1802) e scoprire quanto la sua figura non sia stata fondamentale solamente per l’elaborazione di The String of Pearls ma, anche, per la creazione di alcuni tra i libri dei più importanti scrittori dell’Ottocento.
Il romanzo (edito per la prima volta in Italia da Newton Compton Editori), raccontato in terza persona dai suoi stessi autori, ricostruisce una Londra in cui esiste una netta distinzione tra ricchi e poveri, mostrandoci questi ultimi, come dei miserabili affamati (ad esempio Jervis Williams che nel capitolo undici si presenta sporco, smunto e debole, in cerca di lavoro presso il negozio di Margery Lovett) o balordi delinquenti, costretti alla loro situazione da una società spietata. Nell’interessante postfazione del libro, Cristiano Armati per spiegare l’universo dal quale proviene il vero Sweeney Todd e quello in cui è stata concepita la sua sintesi letteraria, cita il famoso saggio La situazione della classe operaia in Inghilterra di Frederich Engels (1844). Testo in cui si prendono in esame le condizioni in cui versavano i lavoratori britannici durante la Prima Rivoluzione Industriale, i quali faticavano a trovare una occupazione che non li costringesse ad una paga da miseria. Si legge a pagina 312: «La razza umana che vive in questi cottages cadenti, dietro le finestre rappezzate con la carta oleata, dietro le porte sconnesse e gli infissi fradici, o addirittura nelle umide cantine, in mezzo a questa sporcizia senza fine e a questo puzzo, in questa atmosfera che pare volutamente chiusa, questa razza umana deve appartenere realmente al più basso gradino dell’umanità». Ed è proprio questo il quadro che emerge, pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo, dall’anima del libro. Un mondo insalubre in cui si è costretti a salpare verso lidi esotici alla ricerca di improbabili tesori nascosti e collane di perle dall’inestimabile valore, per non soccombere alla povertà o trasformarsi in famelici assassini. Criminali dalle mani insanguinate, pronti a tutto per garantirsi il proprio benessere e appagare l’nsaziabile fame d’avidità. Su queso “palcoscenico” agisce Sweeney Todd, crudele assassino, ed ignobile aguzzino del giovane Tobias, il quale, insieme a Johanna Oakley, Mark Ingestrie e al colonnello Jeffery rappresenta la parte candida della diabolica Londra. Il libro è strutturato in una serie di racconti sotto traccia che presentano i vari personaggi della storia, ai quali viene data coesione tramite una vicenda principale, ovvero la scomparsa di una preziosissima collana di perle e di colui che la possedeva, facendo ricadere tutti i sospetti sul misterioso barbiere.
Andando avanti con la lettura dell’opera ci si rende conto di come in realtà Stephen Sondhaim si sia ispirato principalmente alla leggenda e alla rappresentazione iconografica di Sweeney Todd per il suo musical e di come abbia preso spunto dal libro solamente nelle parti riguardanti l’affascinate, macabro modo di ripulire le proprie vittime e di sbarazzarsi dei loro corpi regalandoli alla complice Mrs Lovett. Un musical che ha trasformato un uomo capace di uccidere solo ed esclusivamente per profitto personale, in un romantico mostro spinto dal desiderio di vendetta, diventando così un terreno irresistibilmente fertile per far fiorire in maniera ancor più completa la poetica del cineasta di Burbank. In realtà, come dice lo stesso Armati: «più che quella inscenata da Tim Burton e Johnny Depp questa è, oltre che la vera leggenda, anche la vera vendetta del barbiere di Fleet Street: farsi metafora di un capitalismo che, dopo aver trasformato le persone in merce (o, come usano dire gli economisti, in “forza lavoro”), non ha più nessun’altra alternativa che quella di divorare se stesso».
Il film più fedele al libro, invece, è rappresentato da Sweeney Todd The Demon Barber of Fleet street del 1936, diretto da George King ed interpretato dal mitico Tod Slaughter (già primissimo Sweeney dei palcoscenici inglesi), divenuto celebre grazie alla famosa battuta della pellicola «Polish them off!». La vicenda nell’immaginario di King, prende vita da una sorta di flashback/sogno che un barbiere di inizio Novecento racconta ad un suo cliente, per poi portare lo spettatore all’interno del negozio di Sweeney Todd e presentargli la sua famosa sedia girevole. Da questo momento in poi le vicende sullo schermo si rifaranno in maniera, più o meno precisa alla storia narrata nel libro.
Un libro molto interessante e reso scorrevole dalla brillante traduzione di Anna Lamberti-Bocconi e Francesca Sansoni che non può assolutamente mancare nella biblioteca personale degli amanti del genere horror gotico.
Autore: Anonimo
Titolo: Sweeney Todd. Il diabolico barbiere di Fleet Street
Titolo originale: The String of Pearls or The Sailor’s Gift
Edizione italiana: a cura di Cristiano Armati
Traduzione: Anna Lamberti-Bocconi e Francesca Sansoni
Editore: Newton Compton Editori
Collana: BEN
Dati: 336 pp, 5 tavole illustrate b/n
Prezzo: 5 euro
Anno: 2007
webinfo: sito newtoncompton
