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Libri - Tarkovskij. La nostalgia dell’armonia

Pubblicato il 31 gennaio 2010 da Arianna Pagliara


Libri - Tarkovskij. La nostalgia dell'armonia

Andrej Rublëv, Stalker e Offret/Sacrificatio: questi tre film, che Tarkovskij realizza a distanza di parecchi anni l’uno dall’altro, sono riuniti nella riflessione che Francesca Pirani intitola La nostalgia dell’armonia. L’autrice trova un nesso profondo e segreto tra le tre opere, anzitutto a partire da un’immagine metaforica, quella della nascita e del primo anno di vita del neonato, misteriosa fase “preverbale” in cui tutto è immagine, pura visione. Ed è proprio questa l’ “armonia” cui fa riferimento il titolo, che ad un certo punto si incrina per sempre, poiché - per richiamare le parole della scrittrice – al momento dello svezzamento il sentire e il pensare, l’inconscio e la coscienza, il sonno e la veglia si scindono irrimediabilmente. Ecco allora che subentra violenta la nostalgia di questa armonia dolorosamente smarrita, e sotto il segno di questa sofferta privazione si sviluppa il Cinema del regista russo, che magistralmente consacra – non a caso - il primato dell’immagine come forma espressiva e modalità conoscitiva.
Ma quella disegnata dai tre film presi in esame nel libro risulta essere, in questo senso, una parabola tristemente discendente. Seguendo l’analisi che viene proposta nel testo, il mondo tarkovskijano sembra piegarsi ad una sorta di involuzione, appare quasi destinato ad una sorda, disperata implosione.

Andrej Rublëv – pittore di icone sacre del tardo Medioevo - è, come lo stesso Tarkovskij, un creatore di immagini. La sua crisi passa attraverso il rifiuto di dipingere, quindi attraverso la rinuncia al parlare. Ma infine si risolve in una felice, seppure sofferta, riconciliazione col mondo e col proprio ruolo di artista; il “sentire prevale sul capire”, il silenzio è difesa del proprio mondo interiore. Nel successivo Stalker, al contrario, l’impossibilità di rappacificarsi con il proprio inconscio sembra essere già perduta irreversibilmente: “la zona” è un non-luogo affascinante e pericoloso che costringe gli uomini a guardare dentro sé stessi, ma in fondo nessuno è veramente disposto a varcare la soglia del suo centro spaventoso e recondito, la “stanza dei desideri”. Infine, in Offret la regista/autrice vede messi in discussione certi punti nodali della poetica del cineasta russo: la “crisi della ragione” che in Rublëv è premessa al sentire artistico, in quest’ultimo film assume – per così dire – valenze negative e qui al contempo viene sancita la perdita definitiva di quell’ armonia che dà il titolo al libro.

E’ un’analisi, quella di Francesca Pirani, che entra subito nel vivo e nel profondo dell’universo tarkovskijano, di cui vengono selezionate queste tre pellicole che, quasi scisse dal corpus filmografico dell’autore, sono lette come un’ideale trilogia, ogni elemento della quale si specchia negli altri. Infatti, più che sviscerare nella loro totalità le tematiche e le scelte stilistiche che stanno alla base di ogni film, la scrittrice ce le presenta già in una fitta rete di richiami e nessi logici che le legano le une alla altre. Tarkovskij. La nostalgia dell’armonia non procede quindi secondo un andamento orizzontale, abbracciando tutte le opere del regista nella loro complessità, ma piuttosto adotta uno sviluppo verticale, che sceglie una precisa, specifica chiave di lettura della poetica del regista nato sulle rive del Volga e affonda, attraverso di essa, nel cuore di alcuni motivi cari all’autore russo.


Autrice: Francesca Pirani
Titolo: Tarkovskij. La nostalgia dell’armonia
Editore: Le Mani
Collana: Extralights
Dati: 144 pp, formato 11,5 x 16,5, copertina plastificata, 24 fotografie b/n e col.
Prezzo: 12,00 €
Anno: 2009
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