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Libri - Woody Allen e New York

Pubblicato il 12 febbraio 2008 da Giampiero Francesca


Libri - Woody Allen e New York

“Capitolo primo. Adorava New York, la idolatrava smisuratamente”*

Legare la lunga e fortunata carriera di Woody Allen alle sue radici, alle sue origini, alla sua New York non è certo un’impresa nuova. L’amore del regista per l’anima profonda di Manhattan e dintorni è evocato esplicitamente in molte delle sue pellicole. Cercare però di collocare cronologicamente l’evoluzione della filmografia di Allen con i mutamenti politici e sociali della città è ben altra cosa. Ed è proprio l’obiettivo di Woody Allen e New York di Ursula Boschi, analizzare il rapporto fra l’autore e la sua città dagl’anni ’30 a oggi legando alcune sue opere al contesto storico in esse rappresentato.

“Capitolo primo. Era troppo romantico riguardo a Manhattan, come lo era riguardo a tutto il resto. Trovava vigore nel febbrile andirivieni della folla e del traffico. New York significava belle donne, tipi in gamba che sembrava ne sapessero una più degli altri su tutto”.*
New York può assumere dunque la forma di un sogno, di una realtà ideale e parallela. E’ l’immagine ricordata da un Woody Allen bambino, le luci dello skyline della grande mela, il fasto di Broadway. E’, in fondo, la realtà della città guidata da Fiorello La Guardia, sindaco di New York dal 1933 al 1945, in grado di gettare le basi per il risanamento della metropoli. Il rapporto fra la Grande Depressione e il Sogno americano, fra la dura realtà di un Allen bambino (al secolo Allen Stewart Königsberg nato nel Bronx il 1 dicembre del 1935) e le favole del cinema sono le fondamenta sulle quali il regista costruisce La rosa purpurea del Cairo (1985) e il successivo Radio Days (1987). Un rapporto dunque molto stretto collega la storia personale del regista e delle sue opere con la Storia di New York.

“Capitolo primo. Adorava New York. Per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea. La stessa carenza di integrità individuale che porta tanta gente a cercare facili strade stava rapidamente trasformando la città dei suoi sogni”.*
“Capitolo primo. Adorava New York, anche se per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea. Com’era difficile resistere in una città resa insensibile dalla droga, dalla musica a tutto volume, dalla televisione, dal crimine, dall’immondizia”*
Il 17 Aprile 1961 millecinquescento anti-castristi emigrati negli Stati Uniti tentano di invadere Cuba. Il piano, ideato dal presidente Eisenhower e messo in pratica dal suo successore John Fitzgerald Kennedy, è un fallimento totale. L’eco della disfatta e lo sdegno per i metodi del governo americano rimbombano anche nella cinematografia di Allen che nel 1971 realizza Il dittatore dello stato libero di Bananas. Come nota Ursula Boschi “ New York entra dirompente nel film, non più solo come un sogno [...] ma come una città reale [...] in cui è difficile adattarsi”. Questa difficoltà, questa alienazione appare emblematica nel film di Allen che la materializza, ad esempio, nel goffo tentativo di Fielding Mellish di provare un attrezzo ginnico per l’allenamento dei manager. Ancora una volta Allen incarna con il suo personaggio e con i suoi film un preciso momento storico di New York che suggella la propria presenza come vero e proprio personaggio co-protagonista.

“Capitolo primo. Era duro e romantico come la città che amava. Dietro i suoi occhiali dalla montatura nera, acquattata ma pronta al balzo, la potenza sessuale di una tigre...”.*
Saltando avanti e indietro, dunque, nella filmografia di Woody Allen, Ursula Boschi ricostruisce la storia della città e degli Stati Uniti. Una New York che può essere sogno o dura realtà, co-protagonista o interprete principale (come nel caso di Manhattan). Un volume a tratti troppo breve per la quantità di informazioni e l’importanza dei contenuti raccolti ma che ha il pregio di mostrare al lettore il profondo legame fra Allen e la storia della sua città. Lo sguardo graffiante del regista, il sarcasmo corrosivo delle sue battute (molte quelle citate nel volume) è forse uno dei mezzi migliori per trasmettere ciò che per lui rappresenta la grande mela…“New York era la sua città, e lo sarebbe sempre stata”.*

* Incipit di Manhattan, Woody Allen, 1979



Giampiero Francesca


Autore: Ursula Boschi
Titolo: Woody Allen e New York - Una metropoli in psicoanalisi
Editore: Firenze Atheneum
Collana: Collezione Oxenford
Dati: 144 pp, brossura
Prezzo: 11,00 Euro
Anno: 2007
webinfo: Sito Firenze Atheneum


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