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LOUNGTA: LES CHEVAUX DE VENT

Pubblicato il 26 febbraio 2004 da Carla Di Donato


LOUNGTA: LES CHEVAUX DE VENT

Alle origini della vita, milioni di anni prima della creazione dell’uomo, la terra era abitata solo dagli animali: allora, una mandria di splendidi cavalli bianchi, sotto un emisfero a cupola simbolo del mondo, attorniava una creatura, una cavallerizza forse, bianca anche lei. Poi, un ignoto cavaliere, un tutt’uno con il suo destriero, in testa un copricapo sacro, indosso un lungo costume a falde nere e rosse, percorreva, per soste regolari, lo spazio circolare di terra color ocra.
E’ il primo quadro di Loungta, le bandiere rettangolari di preghiera tibetane che diffondono i mantra allo sferzare del vento giù dalle cime dell’Himalaya, in tibetano, appunto, “cavalli di vento”.
Con un alternarsi sapientemente dosato d’immagini folgoranti, che catturano l’attenzione e rimangono impresse nella memoria dello spettatore, i cavalieri-acrobati, i danzatori ed i dieci monaci tibetani del monastero tantrico di Gyuto, ospiti da tre anni della compagnia Zingaro ad Aubervilliers (a nord-est di Parigi), ed in tournée per il mondo, nel “cerchio magico” sotto il tendone, creano uno spettacolo che trasporta altrove, lontano dagli schemi percettivi del prosaico “oggi”. Bartabas non è un nostro contemporaneo, mentre lo vediamo sotto quella cupola (da lui disegnata) creare dei quadri di rarefatta bellezza, ignota e impronunciata dagli uomini, i quali, posti per centocinque minuti in un tempo dilatato, grazie al tappeto sonoro prodotto dal canto difonico dei monaci, vengono immersi in uno stato di comunione e meditazione collettiva. Oche che inseguono una misteriosa ed eterea cavallerizza bianca, incredibili maschere della tradizione funebre tibetana, oniriche danze a cavallo, affascinanti caroselli di acrobati in mirabolanti figure, Loungta è un rituale il cui ritmo è regolato in base ai cerimoniali del buddismo (secondo il ciclo di nascita, vita e morte del Bardo Todol, il libro dei morti tibetano) ed al distillato del paziente lavoro quotidiano fianco a fianco con i cavalli. La tradizione musicale dell’Oriente, il cui sapere millenario è a trasmissione orale, in comunione con l’arcaicità magica dei cavalli, proietta i 1200 spettatori lì raccolti in una “terra di cavalli”: un futuro remoto, anteriore al passaggio degli uomini, ove la bellezza si rivela libertà e la cognizione del dolore, così come l’essere umano, è assente.

[ottobre 2005]

ideazione, scenografia e regiaBartabas
cavalieri Bartabas, Manuel Bigarnet, Ketile Dubus, Abderrahman El Bahjaoui, Michaël Gilbert, Benjamin Grain, Solenn Heinrich, Elodie Mathieu, Etienne Régnier, Sébastien Desenne, Messaoud Zeggane
danzatori-musicisti Fabrice Andriamilantonirinason, Abdouel Karimou, Tenzin Gönpo (cantore-musicista tibetano
) monaci del Monastero di Gyuto Thupten Yeshi, Lobsang Dargey, Tenzin Penpa, Lobsang Tenzin, Kesang Thinly, Jamba Tsering, Tsering Wangchuk, Lobsang Dorjee, Sonam Palgye, Ngawang Tsondue
cavalli Apollon, Ares, Ascleptos, Chronos, Coppi, Darri, Demeter, Dionysos, Eros, Flash Okie Reina, Hades, Hephaistos, Hera, Hermès, Heza Great Royal Kid, Horizonte, Kid Label, King Black Solano, Le Caravage, Lobéro, Pan, Pantruche, Poseidon, Priape, Zanzibar, Zeus e l’asino Narthex
costumi (cavalieri e cavalli) creazione e realizzazione Marie-Laurence Schakmundès
realizzazione costumi cavalli Yannick Laisné, Alain de Raucourt
costumista Yannick Laisne
creazione e realizzazione maschere Ehrard Stiefel con Dominique Contesso
produzione Théâtre Equestre Zingaro
in coproduzione con: Le Théâtre de Namur -ADAC, Le Cargo/Maison de la culture de Grenoble, Lille 2004/Capitale Européenne de la culture, La Coursive - scène nationale de La Rochelle.
Con il contributo del Ministero della Cultura e della Comunicazione Francese (DMDTS), del Consiglio Generale di Seine-Saint-Denis e della città di Aubervilliers
co-realizzazione a Roma Romaeuropa Festival 2005 e Fiesta Romaeuropa Festival 2005
Roma, Villaggio Zingaro - Ippodromo Tor di Valle: 30 settembre - 19 ottobre


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