MARCIEL IN ITALIA - I COLORI DELLA VITA

TEATRO VASCELLO. Marciel arriva in Italia, e qui nel Belpaese ha una missione difficile e forse pretenziosa da portare a termine: lui, affermato artista belga, vuole risvegliarci con la sua arte, dal torpore in cui la nostra società è caduta per colpa dei soliti onnipresenti media e di quella, a suo avviso, letale arma che è la televisione. _ Obiettivo: regalare al popolino i colori della vita perduti. Ci riuscirà?
Marc Hallogne, in arte Marciel, viene considerato a ragione un innovatore nella scena teatrale europea in cui da più da vent’anni si destreggia come factotum: autore ed attore, cantante e ballerino. Non risiede però solo in questa particolare versatilità il motivo del suo successo e del suo talento: egli è infatti quello che i francesi definiscono come "l’inventore dell’ottava arte", affascinante mix di teatro e di cinema. Tuttavia dire che Marc Hallogne sia il primo ad aver avuto la brillante idea di unire queste due arti sorelle sarebbe quanto mai fallace (giacché basterebbe pensare alla produzione teatrale di Ejzenstejn), ma è altresì vero che egli reinventa il "genere" in ottica illusionistica, provando ad abbattere i limiti dello schermo con la sua figura che gioca su più piani, a volte carne ed ossa sulla ribalta e al contempo immagine filmica artefatta. Al di là di ogni dubbio, nessuno potrà mai negare, parlando di una sua performance, il grande impatto visivo che essa provoca in coloro che vi assistono, inerti.
In un contesto in cui la logica narrativa ha importanza relativa, Marciel - questo è il nome del suo personaggio, che travalica l’opera in sé, appartenendo a numerose altre creazioni dell’artista - punta tutto sullo stupore: il pubblico rimane colpito e affascinato dall’uso geniale dell’immagine e dalla sua manipolazione più che dal contenuto che essa vuole trasmettere. Contenuto che in questo caso è quanto meno pericoloso (e confuso) per Marciel che, creando questo spettacolo appositamente per la sua venuta in Italia, sfida la proverbiale permalosità tutta nostrana, punzecchiando i nostri nervi scoperti con poca grazia.
Tracciando il ritratto di un’invertebrata famiglia italiana qualsiasi, Marciel si erge a maestro bacchettone rinfacciandoci i nostri vizi peggiori: a noi succubi della televisione vuol tentare di curare la "malattia". Ma per farlo sacrifica in scena l’energia del suo corpo vivo, che passa in secondo piano, al suo doppio virtuale: non sarà un po’ contraddittorio tentare una cura dal piccolo schermo facendo confluire, e incollare, gli occhi del pubblico su un altro schermo ancora? Piccolo quesito a risposta aperta...
Pur condividendo per molti versi il messaggio, esso ci appare a tratti troppo pedante e a volte banale: forse meno cliché e più riflessione avrebbero aiutato il pur bravo e genuino Hallogne. Perché - e si badi che qui non si vuol dare una risposta ma seminare un dubbio - in fondo è davvero la tv ad aver contaminato e degradato la società o è, in una certa misura, avvenuto il contrario? E poi, in fondo, è davvero completamente così letale questa piccola scatola magica che è la televisione?
I colori della vita di Marcel Hallogne Regia: Marciel Hollogne; interpreti: Angela Delfini, Francesca Faiella, Fedele Papalia, Nicolas Goret
