X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



Mercanti di bugie

Pubblicato il 17 maggio 2003 da Simona Morgantini


Mercanti di bugie

Mercanti di bugie è un testo di David Mamet, drammaturgo americano che ha iniziato la sua carriera Off Brodway per poi divenire uno dei più interessanti sceneggiatori contemporanei. Il confronto con la situazione italiana è immediato: non esiste da noi una drammaturgia contemporanea perché nessuno, né i privati né (figuriamoci!) lo Stato ci investe. C’è da dire però, e questo testo è un esempio, che i drammaturghi esteri affrontano in teatro problematiche concernenti la realtà quotidiana mentre i nostri sembrano allergici al realismo. Il testo in questione nonostante abbia più di venti anni mantiene una sua freschezza ed attualità: Mamet indaga sullo show business costruendo una black comedy con frequenti spunti umoristici. Il sistema cinematografico americano è rappresentato nel suo aspetto più deleterio: la ricerca affannosa del denaro a scapito della ricerca artistica. Un produttore esaltato e nevrotico si accinge a produrre un film di un collega amico sceneggiatore non meno cinico e psicopatico ma la situazione è sconvolta dall’entrata in scena della nuova segretaria giovane e carina. La ragazza dopo aver sedotto il capo con i suoi ideali, speranze e buoni sentimenti gli fa una controproposta sconcertante: produrre un altro film in nome dell’arte assoluta senza preoccuparsi del guadagno. Il produttore in crisi e ammaliato si lascia irretire ma subito arriva il collega che come un abilissimo e perfidissimo Jago contemporaneo riesce a riportarlo sui suoi passi e a convincerlo dell’assoluta ipocrisia e falsità della ragazza interessata e ambiziosa. Il dubbio permane anche nello spettatore e qui sta la grandezza di Mamet. Brava in questo senso Aisha Cerami che riesce a dare alla ragazza l’esatta ambiguità tratteggiandola con chiaroscuri di pudica timidezza e sfrontatezza ambiziosa. Dialoghi sciolti e brillanti per gli altri due protagonisti ma la regia non convince del tutto: l’impianto scenografico riesce ad essere appena funzionale e le luci non cooperano minimamente nella resa dell’opera.

di David Mamet traduzione: Luca Barbareschi regia: Francesco Monelli interpreti: Francesco Bonelli, Aisha Cerami, Federico Scrivani produzione: Baloo

[maggio 2003]


Enregistrer au format PDF