Mi hanno rimasto solo

Roma. TV, teatro, cinema, pubblicità. La Ginestra lo stiamo vedendo in tutte le salse. In effetti, ai fornelli giudica, almeno per La7, è tra “Cuochi e fiamme”. E poi, una certa pasta gli è valso il premio Charlot per la pubblicità, lo scorso anno. Una sorta di Re Mida del divertimento, ciò che tocca (lo) diverte. Soprattutto a teatro, non solo quello di cui cura la direziona artistica da quasi 20 anni, nei pressi di Villa Torlonia.
Dategli un personaggio e un palco e La Ginestra si trastulla, e trastulla. Mica poco. È stato diretto, fra gli altri, da Garinei&Giovannini, Pupi Avati, Liliana Cavani, Pierfrancesco Pingitore, Fausto Brizzi, Massimiliano Bruno, Luca Miniero e Paolo Genovese.
Quella che prende forma al Teatro della Cometa è una riuscita carrellata di personaggi: dall’ubriaco al prete-da-corso-prematrimoniale, passando in rassegna il mondo delle fiabe e sterminandolo. Come fosse in un sogno personalissimo che finalmente vede realizzarsi, La Ginestra cambia il pubblico ogni sera e interpreta maschere differenti utilizzando registri diversi. Un sogno, spiega sospirando sul proscenio. Lui lo ha sempre desiderato un sogno così.
Certo, nella realtà si chiama teatro, un fantastico meccanismo. E il suo sogno, allora, si è concretizzato in “Mi hanno rimasto solo”. A dire il vero, solo solo proprio non è. Alle spalle del regista/autore/interprete, si agita il pianoforte di Tagliapietra, di concerto con un corposo trio vocale; la musica, più che accompagnare, incornicia alcune scene e ne ritma altre. Poi ci sono la platea e la galleria, vivissime. In alcuni passaggi, lo spettacolo si fa involontariamente interattivo, con il pubblico a contendersi la scena. Lo stesso Petrolini, a cui La Ginestra paga tributo, resterebbe affascinato da certi romani in sala, plaudenti e parlanti: il romano anticipa alcune battute, le chiama, le ripete, le esaspera. Ma La Ginestra non fa cabaret, si sa(ppia). Lui resta dello stile trasognato a cui ci ha abituati, mai volgare. Istrionico, trascina.
A fine serata, poi, trascina nel mondo dell’AIG, Associazione Italiana Glicogenesi, una malattia rara legata al metabolismo. L’impegno sociale è il marchio di molti suoi lavori teatrali. Sarà che, ridendo, certe barriere vengono meno, si ascolta meglio e ci si sente più vicini. Sarà che, “mentre si ride, si pensa che c’è sempre tempo per la serietà”, come scriveva Kafka. Ecco, il tempo è subito, di passaggio nel foyer del Cometa.
Spettacolo valido, godibilissimo anche in solitudine, nel caso in cui “vi avessero rimasti soli”.
Mi hanno rimasto solo; Regia: Michele La Ginestra; drammaturgia: Michele La Ginestra; musica: Paolo Tagliapietra (pianoforte), Alessia Lineri, Irene Morelli e Alessandra Fineo (coro); interpreti: Michele La Ginestra; Teatro della Cometa fino all’8 maggio
