MILVA CANTA BRECHT

ROMA, TEATRO QUIRINO - Milva torna a casa, torna al suo passato glorioso, torna per un presente all’insegna del malinconico ricordo. Quarant’anni fa tal Giorgio Strehler stupiva i più presentando lei, la rossa e passionale della canzone leggera, come interprete in un recital dedicato al maestro Bertolt: lei e la sua voce intensa, lei che commuove ed emoziona... Lei? Proprio lei per dar voce al raziocinio brechtiano? E lo straniamento, come si fa con lo straniamento? L’esperimento pareva difficile da concludere...
Ma Strehler stupì tutti quando quella donna bellissima salì sul palco del Piccolo Teatro: qualcosa di nuovo e misterioso si era sviluppato in lei; il suo canto era un ibrido, non più sentimentale, ma ancora non del tutto dedito all’Entfremdung, non già alienante o straniato. I suoi songs ragionavano e emozionavano: sacrilegio o giusta unione? Come era possibile? Fatto sta che quello spettacolo, quell’incontro (quello con Giorgio Strehler) e la partecipazione ad altre imprese come L’opera datre soldi (per la regia dello stesso Strehler), ha reso Milva un’ icona, ha dato il via ad una carriera, ad una tradizione: da allora Milva e Strehler hanno creato tant’altro ancora e il nome della cantante unito a quello di Brecht son divenuti una costante e una garanzia. Ancora oggi e, forse, oggi ancor più di ieri, perché spettacolo dopo spettacolo Milva si traforma, diviene via via un’interprete brechtiana pura, artisticamente ancor più complice del maestro. Dopo stagioni e stagioni, dalle musicassette ai cd, Milva ha continuato a cantare le donne i cavalier, l’arme e gli amori e la società, la triste società che Brecht ha analizzato, smascherato e deriso nelle sue opere. Ci si può chiedere quanto Milva sia vicina alla causa, all’ideologia politica di Brecht. Quanto possa essere filo-borghese, quanto no... Trattandosi di Brecht, queste potrebbero essere domande importanti, ma, in fondo, quando vengono raggiunti risultati artistici tali, a volte, è meglio attenersi ad essi, e giudicare solo e soltanto l’arte.
L’ironia e la tragedia - tra le note allegre - pervadono i suoi songs, sfacciate urla di denuncia. Sulle musiche di Kurt Weill Milva delizia l’orecchio con un ’florilegio’, come lo definisce la stessa cantante, dei suoi passati recital brechtiani. Una serata per ricordare, una serata per far rivivere un passato lontano: questo è Milva canta Brecht. Per resuscitare quel teatro scomparso, quella stagione di grandi uomini e opere, dove esistevano i geni e regnava ancora l’arte. Per ricordare Brecht, cinquant’anni dopo la sua morte. Per sperare che la sua opera non muoia, non scompaia, insabbiata dalla paura; che i riversamenti politici e le opinioni in continuo movimento non lo releghino a stagioni alterne tra il dimenticatoio e il paradiso. Ricordiamoci di Brecht, di Strehler di quegli uomini che hanno reso il Novecento un secolo di teatro vivo, appassionante e appassionato. Ricordiamolo e cantiamo ancora una volta di Jenny, cantiamo la canzone dei pirati: che Milva vi piaccia o no questa è storia, oramai questo è mito.
(Milva canta Brecht) regia: Cristina Pezzoli; testi: Bertolt Brecht; musiche: Bertolt Brecht, Hanns Eisler, Kurt Weill; traduzione: Giorgio Strehler, Helena Janaczek, Luigi Lunari; interpreti e musicisti: Milva, Vicky Schaetzinger (pianoforte), Bruno Poletto (fisarmonica), Leonardo Cipriani (chitarra, banjo), Marco Albonetti (sax soprano, contralto, baritono); produzione: Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa.
