Nihon Eiga - Storia del Cinema Giapponese dal 1970 al 2010

In Lo sguardo ostinato, il compianto Serge Daney tesseva l’elogio di I Racconti della luna pallida d’agosto (Kenji Mizoguchi, 1953) per il paradigmatico “tremore” che esibiva nei confronti della rappresentazione della morte.
Ma il cinema giapponese è anche campione nella messa in scena della violenza, dell’ “osceno”, del conturbante, del rimosso psicologico e sociale. Della sua storia posteriore ai maestri classici (Kurosawa, Mizoguchi, Ozu ecc.) tratta il libro a cura di Enrico Azzano, Raffaele Meale e Riccardo Rosati: Nihon Eiga – Storia del Cinema Giapponese dal 1970 al 2010. Assumendo come momento di svolta il 1969 dell’ Expo di Osaka, simbolico atto di definitiva “apertura al mondo” dell’arcipelago giapponese, il libro si struttura in tre parti: quella storica, i saggi sui registi operanti nell’arco di tempo in questione ed infine i film, cioè l’analisi di un’opera significativa di tutti gli autori su cui il libro si sofferma.
La parte storica offre un ottimo excursus, diviso in decenni, sugli avvenimenti nella società giapponese e nell’industria cinematografica e culturale; insomma tutti quegli eventi che influenzano gli andamenti del cinema sia in senso produttivo che di poetiche. Senza tralasciare fenomeni “mediatici” rilevantissimi – e strettamente legati al cinema - come i manga, gli anime e addirittura i videogiochi. La parte monografica si sofferma invece su tutti quei registi che hanno avuto un ruolo cruciale dagli anni Settanta fino all’anno appena passato. Dai baluardi della Nouvelle Vague giapponese – Oshima, Imamura e così via – fino ai cineasti che hanno esordito negli anni Novanta come Naomi Kawase. Un ventaglio di nomi di prima importanza e molto amati anche in Occidente; basti pensare che solo nell’anno appena trascorso la Kawase era in concorso a Cannes e Sion Sono – oltre alla retrospettiva a lui dedicata al Festival di Torino – era in concorso a Venezia (che ospitava l’anno precedente il prolifico Takashi Miike e ben tre film da lui diretti).
Nel suo progredire dal generale (il contesto storico) al particolare (i film, passando per i registi) Nihon Eiga offre uno sguardo organico, documentatissimo e appassionato sulla cinematografia giapponese. E soprattutto consente di comprendere la sua complessa interazione con quel corpo sociale che ne è il fruitore ed al contempo l’ispiratore. Ad esempio l’ambivalenza del cinema erotico, voyeurismo estremo spinto alle volte sino alla violenza vera e propria ma al contempo, in certi casi, “critica della società maschilista” e dei “processi di normalizzazione”. O i gangster ultraviolenti di Miike e Kitano che convivono al fianco delle favole liriche e delicate dello Studio Ghibli (il cinema d’animazione giapponese sarebbe, a detta di Kurosawa in persona, l’unico vero erede della tradizione classica).
In definitiva Nihon Eiga, conducendoci per quanto possibile attraverso la complessa rete di relazioni cultura/storia/poetiche personali, fa un ottimo affresco di una cinematografia vivissima e delle più varie, in cui si possono trovare i mostri più oscuri e la più sentita contemplazione della bellezza.
Autori: Enrico Azzano, Raffaele Meale e Riccardo Rosati (a cura di);
prefazione di Maria Roberta Novielli
Titolo: Nihon Eiga – Storia del Cinema Giapponese dal 1970 al 2010
Editore: Csf edizioni
Dati: 224 pp
Anno: 2010
Prezzo: 17,00 €
