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Intervista ad Adriano Bonforti, fondatore e CEO di Patamu.com

Pubblicato il 16 giugno 2016 da Stefano Colagiovanni


Intervista ad Adriano Bonforti, fondatore e CEO di Patamu.com

Patamu.com, startup nata e residente in Italia, con all’attivo già 10.000 artisti iscritti e 25.000 opere depositate, sfida il monopolio della SIAE aggiungendo tra i suoi servizi anche quello per l’intermediazione del diritto d’autore, proponendosi quindi come una reale alternativa alla Società Italiana Autori ed Editori. Fino ad oggi, Patamu ha offerto ai suoi artisti i servizi di protezione dal plagio delle opere, di assistenza legale sulle tematiche del diritto d’autore e di autoriscossione del diritto d’autore, senza però poter fare intermediazione diretta a causa della legge del 1941 che sancisce il monopolio della SIAE.

Il primo servizio a venire aggiornato sarà Patamu LIVE, che passerà dall’autoriscossione ad un servizio di intermediazione diretta delle royalties e potrà essere utilizzato dalle migliaia di artisti iscritti a Patamu senza vincoli, senza esclusive e senza passare per la SIAE. L’artista non dovrà prendere alcun tipo di accordo con il gestore di un evento, ma limitarsi a compilare un modulo online chiaro e trasparente.

A differenza del colosso nazionale, inoltre, Patamu non si appropria del repertorio degli artisti che potranno disporre liberamente delle loro opere. La piattaforma Patamu è in grado di garantire una totale trasparenza sulle tariffe proposte ed una ripartizione analitica dei proventi (al contrario della SIAE, che per alcuni tipi di concerti propone una ripartizione “a campione”) a beneficio sia degli artisti che del gestore. Gli artisti possono ricevere il pagamento online appena concluso l’evento, e possono scegliere di rinunciare al servizio, eliminando la loro iscrizione, con un preavviso di soli sessanta giorni.

La scelta di Patamu di diventare intermediario del diritto d’autore dall’Italia secondo le normative europee è un primo passo per consentire agli artisti di scegliere liberamente e per fare in modo che le industrie creative italiane diventino, nel nostro Paese, un volano di sviluppo strategico, una risorsa economica reale e una spinta per una rinascita culturale.

Per l’occasione, abbiamo rivolto qualche domanda ad Adriano Bonforti, fondatore e CEO di Patamu.com.

Perché conviene usufruire di Patamu e in cosa consiste nello specifico il servizio di intermediazione che la piattaforma offre ai suoi clienti?

Adriano Bonforti: Patamu offre due servizi: il primo è il Patamu Registry, servizio di deposito analogo al notarile che permette all’artista, con costi estremamente bassi, sia di dimostrare la paternità delle proprie opere creative senza vincoli né esclusive, sia di scegliere liberamente la licenza di distribuzione preferita, che sia copyright o creative commons; il secondo, invece, è il Patamu LIVE, che permette, anche qui senza vincoli o esclusive, di farsi rappresentare da Patamu per la riscossione dei diritti d’autore negli eventi dal vivo. Dal 26 maggio abbiamo avviato il nostro servizio di intermediazione del diritto d’autore, riscuotendo le royalties e ridistribuendole agli artisti direttamente dall’Italia, agendo in competizione con la SIAE ma in linea con il recente parere espresso dall’Antitrust (che invita il Governo italiano a recepire la Direttiva Barnier sulla gestione collettiva dei diritti d’autore nel mercato interno). Patamu LIVE non ha costi di iscrizione e funziona con un “borderò online” che gli artisti compilano con i dettagli dell’evento a cui hanno in programma di esibirsi. Nel momento in cui il gestore effettua il pagamento dei diritti d’autore, Patamu rilascia, sempre online, un documento in cui il gestore è autorizzato dagli artisti a eseguire l’evento. È importante sottolineare che la maggior parte del pagamento (dall’80% al 70% della quota al netto delle tasse) andrà all’artista, e che tutta la ripartizione viene fatta in modo analitico così che agli artisti rientri sempre, e con trasparenza, la quota che spetta loro.

Una prima caratteristica che esalta Patamu rispetto alla SIAE riguarda la trasparenza sulle tariffe. In base a quali criteri si realizzano i pagamenti? In cosa consiste la ripartizione analitica dei proventi?

A. B.: Il tariffario per il compenso del diritto d’autore di Patamu LIVE è scaricabile online ed è, in queste fasi, in continua evoluzione. Questo significa che è oggetto di un continuo confronto tra le parti (Patamu, artisti e gestori) per cercare di trovare il giusto equilibrio tra le necessità del gestore di pagare un costo ragionevole e le necessità degli autori di vedere pagato in modo corretto il proprio diritto d’autore. Il pagamento viene realizzato in modo totalmente analitico, questo vuol dire che gli autori ricevono sempre il compenso per un evento LIVE in cui sono stati suonati i loro brani: detto in altre parole, qui in Patamu non esistono “calderoni” o redistribuzioni “a campione” di cui abbiamo sentito spesso parlare all’epoca del monopolio SIAE. La tariffa da pagare al momento dipende dal numero di brani e dalla capienza del locale, anche se non escludiamo di inserire nuovi parametri in base al feedback di artisti e gestori. Infine, nel caso di eventi di beneficenza, Patamu permette all’artista di non richiedere il pagamento dei compensi da diritto d’autore.

In che modo Patamu può sobbarcarsi tutti gli oneri fiscali, andando contro ai diktat della legge sul monopolio della SIAE del 1941?

A. B.: Come prima cosa è importante chiarire che la legge del 1941 attribuisce alla SIAE il monopolio esclusivamente per l’intermediazione del diritto d’autore, e non sui servizi atti a garantire la tutela dal plagio delle opere, che infatti effettuiamo con successo già da più di tre anni: da pochi giorni abbiamo superato la quota di 10.000 iscritti e 27.000 opere tutelate. In base alla legge sul diritto d’autore, la SIAE sarebbe invece l’unica a poter riscuotere e redistribuire royalties agli artisti. Tuttavia, questa legge ormai è in forte contrasto con la direttiva Barnier e con il trattato di funzionamento dell’Unione Europa, in particolare per quello che riguarda il libero mercato e la libera circolazione dei servizi. La situazione paradossale di oggi è che mentre le normative europee permettono alle società estere di competere liberamente con la SIAE, esiste una legge italiana che di fatto penalizza le società italiane. Per questo motivo, il 26 Maggio 2016 abbiamo dichiarato con un comunicato stampa che anche Patamu avrebbe iniziato a fare intermediazione sul diritto d’autore dall’Italia, diventando dunque di fatto il primo competitor italiano della SIAE nella storia. Una scelta coraggiosa, che è stata seguita per fortuna pochissimi giorni dopo da un pronunciamento dell’Antitrust in cui venivano sostanzialmente confermate le nostre tesi sul fatto che il monopolio vada abolito.

Per quale motivo ha sentito la necessità di creare una piattaforma in grado di crescere e provare a scalzare il monopolio sulle opere artistiche della SIAE? Pensa che gli artisti italiani siano in qualche modo incatenati e prigionieri di un sistema troppo oppressivo e cannibale?

A. B.: Quando da giovane mi sono iscritto alla SIAE, nella sezione musica, è maturata in me nel tempo la percezione chiara che la SIAE comportasse un vincolo per la mia creatività, piuttosto che un supporto. Fondamentalmente, mi ero iscritto alla SIAE per sentirmi tutelato, ma il risultato netto dopo pochi mesi è che non mi sentivo più libero come artista. Non potevo ad esempio decidere liberamente di suonare le mie opere neanche in concerti di beneficenza. Patamu è dunque nata, e cerca di crescere, con una filosofia totalmente opposta: quella di offrire un aiuto a tutti gli artisti, senza imporre vincoli e senza chiedere esclusive, e lasciando agli artisti tutta la libertà di cui hanno bisogno. Cerchiamo di ottenere questo risultato senza venire meno al nostro scopo fondamentale: quello di tutelare i nostri artisti. A mio parere in questo momento l’Italia è il fanalino di coda dell’Europa da questo punto di vista: il monopolio per legge (caso unico in Europa) non permette una libera competizione, e vi è poca trasparenza nella rendicontazione dei guadagni soprattutto dei piccoli e medi artisti. Nella recente direttiva europea 2014/26UE cosiddetta Barnier, scritta guardando alla tutela dell’artista, sono per questo presenti una serie di richieste (la libertà di affidare parti del proprio repertorio a collecting distinte, la possibilità di disiscriversi da una collecting entro sei mesi e di sceglierne liberamente qualsiasi altra europea, la libertà di competizione tra le collecting stesse) che in Italia non sono ancora state recepite nonostante i termini siano scaduti; questo ritardo sta penalizzando fortemente sia gli autori che il sistema delle industre culturali italiano, e per questo abbiamo deciso di esporci in prima persona autodichiarandoci la prima entità di gestione indipendente italiana nonostante la legge sul monopolio.

In passato ha provato a contattare il Ministro delle attività e dei beni culturali, Dario Franceschini, per chiedere l’abolizione del monopolio della SIAE, senza ricevere alcuna risposta. Ha intenzione di riprovarci in futuro?

A. B.: In effetti in questo momento stiamo vivendo una forte distorsione del mercato: è molto più facile competere con la SIAE dall’estero che non dall’Italia, ed anzi le imprese creative sono quasi obbligate a stabilirsi all’estero per poter competere in modo equo, vista la disattenzione o l’ostracismo con cui devono confrontarsi le realtà italiane come Patamu. Per fortuna l’Europa ha dettato delle tempistiche per l’approvazione della Barnier, e visto che abbiamo già ampiamente superato la scadenza qualcosa si sta muovendo. Nell’ottobre del 2015 abbiamo presentato un esposto all’Antitrust per violazione delle normative europee sul libero mercato e della libera circolazione dei servizi. Dopo otto mesi è arrivata una loro risposta che, pur se indirizzata formalmente ai presidenti di Camera, Senato e Consiglio dei Ministri, risponde punto per punto alle nostre domande e richieste, esprimendosi nettamente a favore dell’abolizione del monopolio. Allo stesso tempo la nostra petizione per l’abolizione del monopolio SIAE su change.org ha raggiunto e superato le 25.000 firme, ed abbiamo dunque scritto alla Segreteria del Ministro Dario Franceschini per chiedere di consegnare simbolicamente a mano le nostre firme, esprimendo al Ministro il nostro punto di vista sull’argomento, visto che ad oggi ha potuto ascoltare solo il punto di vista della SIAE. È importante chiarire che non chiediamo l’abolizione della SIAE, che è (e deve) essere liberissima di fare il proprio lavoro, in un mercato però libero e non distorto, in cui tutti possano dimostrare le proprie qualità (o difetti!) ed essere valutati di conseguenza. Noi di Patamu chiediamo di poter rappresentare i diritti dei nostri artisti in uno spirito di sana competizione e non di ingiustificato protezionismo.


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