X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



La finestra sul cortile

Pubblicato il 5 giugno 2013 da Maria Carmen Cafarella


La finestra sul cortile

Vera e propria “apoteosi della soggettiva” , La finestra sul cortile, capolavoro di Alfred Hitchcok, è una pellicola che rende gli spettatori dei veri e propri testimoni di un omicidio attraverso gli occhi del fotoreporter L.B. Jeffries interpretato da James Stewart. Costretto per l’ultima settimana alla convivenza con un’ingessatura alla gamba sinistra prima di poter tornare ai reportage d’assalto. Sara’ una settimana di una calda estate durante la quale, oltre alle cure dell’infermiera Stella e alle attenzioni della bellissima Grace Kelly, nel ruolo di Lisa Freemont, sua compagna, Jeffries passa il tempo affacciato alla finestra del suo appartamento scrutando le abitudini dei suoi dirimpettai. Fra questi, una coppia di sposi novelli, una giovane e graziosa ballerina, un pianista tormentato dal fallimento, una coppia di coniugi con cane che dormono all’aperto, una donna affranta dalla solitudine ed un tranquillo uomo di mezza età che si prende cura della moglie malata. All’improvvisa scomparsa della donna, Jefferies comincia a spiare sempre più ossessivamente i comportamenti dell’uomo, sospettando che in quell’appartamento sia avvenuto un omicidio.

In La finestra sul cortile la vista sul vicinato non è più solo un’apertura innocente, ma il presupposto per tramutare un’innocua abitudine in momenti di raggelante tensione, per giocare con le pulsioni quotidiane e trasformarle in qualcosa di perturbante. Per il regista britannico l’avvincente trama gialla è quindi solo la superficie, l’involucro di una complessa architettura che affonda le sue fondamenta nel piacere della visione e nelle passioni dello sguardo. Come a teatro, sui titoli di testa si alzano delle tendine che aprono all’intero spazio della messa in scena. Non è tuttavia il teatro, bensì il cinema e le sue tecniche a muovere il racconto e a costituire l’oggetto della riflessione di Hitchcock: la macchina da presa si sposta di finestra in finestra fino a mostrarci il punto di origine dello sguardo che ci accompagnerà durante tutto il film, l’appartamento di Jeffries. Hitchcock dimostra come il cinema, “finestra” per eccellenza, sia la più perfetta realizzazione dei desideri legati all’atto del vedere. Così le varie protesi ottiche utilizzatediventano un modo per soddisfare le proprie pulsioni, non a caso, la schietta infermiera Stella definisce il teleobiettivo "un buco della serratura portatile". Allo stesso modo, anche l’ingresso in scena della protagonista femminile è pura espressione di un desiderio visivo. Prototipo di donna perfetta, Lisa Freemont è uno sguardo languido che si avvicina verso lo spettatore e che domanda, sia nella folgorante bellezza che nei comportamenti, continua attenzione. Così come attenzioni e interesse reclamano le guerre dei sessi e i drammi sentimentali che si consumano nei vari appartamenti, facendo continuamente "distrarre" lo sguardo di Jeffries e il nostro anche nei momenti meno indicati, come quando si sta per scoprire la verità probabile uxoricida. Le difficoltà, le paure e le indecisioni che riguardano la vita di coppia costituiscono uno dei temi centrali della filmografia del regista. Il soggetto è tratto dall’omonimo racconto di Cornell Woolrich. Singolare, in quel periodo, è l’assenza di una vera e propria colonna sonora originale. Ad eccezione del brano jazz che accompagna i titoli di testa che ricrea l’atmosfera di Greenwich Village negli anni cinquanta, composto da Franz Waxman, tutti i brani, tra i quali meritano una citazione Lisa e That’s Amore, furono scelti da Alfred Hitchcock nel catalogo della Paramount. Il regista si riservò anche una breve apparizione nei panni di un amico del compositore che sta sistemando un orologio da mobile.Notevole fu lo sforzo produttivo per la costruzione del set. Le non eccezionali dimensioni dei teatri di posa della Paramount imposero la ristrutturazione del seminterrato per sistemarvi il giardino interno e il pianoterra del complesso in cui si svolge l’intera vicenda. Il regista, maniaco della perfezione, girava in esterna solo quando era inevitabile e in questa pellicola la scenografia tocca l’apice della perfezione.


(Rear Window) Regia: Alfred Hitchcock; sceneggiatura: John Michael Hayes, tratta dalla novella di Cornell Woolrich; fotografia: Robert Burks; montaggio: George Tomasini; musica: Franz Waxman; interpreti: James Stewart, Grace Kelly, Wendell Corey, Thelma Ritter; produzione: Paramount Pictures, Patron Inc.; distribuzione: Paramount Pictures; origine: USA, 1954; durata: 112’.


Enregistrer au format PDF