Ossidiana

Ossidiana non è solo la biografia di una pittrice napoletana dal talento profondamente legato ad una personalità decisa e fragile come la pietra a cui il marito la paragona nel film: la stessa che dà il titolo a questa piccola, onesta e tenace opera di Silvana Maja. L’ossidiana, appunto, roccia usata dai preistorici per fare armi e adoperata, oggi, per costruire gioielli. La pellicola è anche il racconto di una necessità artistica debordante: l’unica via d’uscita, selvaggia e letale, da una prigionia esistenziale. Il film racconta un rapporto insanabile (potenzialmente salvifico e alla lunga inutile) tra l’universo interiore di una donna e le possibilità offerte dall’arte. Una storia tra arte ed artista che va la di là del talento e del risultato espressivo. L’arte come strada spontanea, unica, obbligata e senza traverse laterali. La vicenda di una persona che ha provato per tutta la sua vita a far uscire ciò che le abitava dentro e che era più forte e più importante di tutto il resto, forse anche del successo. Maria Palligiano ha provato a sviluppare pienamente la sua complessità, forse talento, forse follia, forse tutte e due le cose ed è arrivata ad un punto di non ritorno, sancendo, anche in quell’ultimo istante tragico di vita, un connubio indissolubile tra vita ed opera d’arte. Il finale, in proposito, è composto da una sequenza davvero riuscita, bella e drammatica, fatta di inquadrature piene di valore.
Ossidiana racconta, tra incubi, creazioni cruente e dolore acceso, un’esistenza interamente (ri)versata nei contenuti cromatici di tele dal selvaggio e disperato colore. Da questa vita lacerante nasce un romanzo cinematografico severo, indigente di mezzi ma pulito, intenso e drammatico. Non furbo e non conciliante, in cui la pittura, vissuta come arte totalizzante, s’interseca in modo inscindibile con la vita di una donna: la pittrice, protagonista del film, nata a Napoli nel 1933 e lì diplomata all’accademia di Belle Arti nel 1954. Maria partecipò all’esperienza della giovane avanguardia partenopea con altri allievi del pittore futurista Emilio Notte: Lucio del Pezzo, Guido Biasi, Carlo Alfano, Gianni Pisani, Mario Persico. E con il maestro essa stabilì una relazione sentimentale (poi trasformata in matrimonio) da cui nacque il figlio Riccardo.
Maria Palligiano è morta suicida il 19 novembre 1969.
Nel 1996, Jean-No Schifano, direttore dell’Istituto Grenoble di Napoli, ha organizzato nell’Istituto di Cultura Francese un’ampia retrospettiva dedicata alla pittrice. In quell’occasione Silvana Maja vide per la prima volta le opere della Palligiano, rimanendo molto colpita da una pittura che lei stessa definì “difficile da dimenticare e tuttavia ignorata sia negli anni in cui venne prodotta che oggi”. Fu così che nacque l’idea del recupero di un personaggio sofferente, complesso e sfiancato da se stesso. La futura regista volle incontrare tutte le persone vicine alla pittrice e trasformò il suo reportage in un libro/romanzo “più morboso” del film e meno “pastellato” rispetto a un’opera cinematografica “più sociale e più aperta” (sono le parole della regista).
La scelta di raccontare così da vicino la complessità di un personaggio denso e poco conosciuto come la pittrice partenopea è stato un rischio superato solo in parte, e non senza fatiche e ostacoli, dalla regista del film. Poche notizie sulla attività della Palligiano (interrotta da frequenti ricoveri presso una clinica psichiatrica e amputata dai gesti di auto cancellazione che l’artista, prima del suo gesto estremo, compì di sua mano, distruggendo parte dei cataloghi, degli articoli di giornale, delle riviste, delle foto, dei propri scritti e dei documenti che la riguardavano in prima persona) hanno accelerato il processo di annullamento critico della stessa, e l’operazione, al di là del suo valore artistico, nel complesso soddisfacente, non ha consentito alla regista di raggiungere l’interesse di un pubblico massiccio, costringendola, in maniera quasi ovvia per i tempi che corrono, ad una distribuzione da riserva cinematografica difficile da definire totalmente ingiusta, a causa della centralità che un personaggio non amato dalla massa/pubblico, (perchè a questa sconosciuto) riveste nell’economia commerciale, non espressiva, di un film come Ossidiana.
Il problema distributivo non nasce assolutamente dal linguaggio adoperato dalla Maja (televisivo solo in minima parte e piuttosto autoriale, al contrario, nell’infilare gli incubi visionari della pittrice e le sue esperienze sociali, relazionali, artistiche ed esistenziali, in una narrazione tutto sommato solida e capace di resistere ai morsi della povertà produttiva). E la quasi negazione distributiva non nasce nemmeno dal sapore sciapo dell’opera Palligiana, che, al contrario, si mostra vivida e piacevolissima anche a un occhio distratto e non appassionato. Il film è nato con un destino di super nicchia perchè rimane legato alla storia di una donna poco rilevante da un punto vista storico e non riesce nella quasi impossibile missione di raccontare, col massimo cinema, una parabola intrigante, paradigmatica ed universale. Il merito principale di Ossidiana, allora, che pure sa andare oltre la mera descrizione di una storia umana ed artistica, è quello di far riemergere (speriamo in maniera non paradossalmente relativa, nel senso che ne beneficieranno solo quelli che già conoscevano l’artista) un essere artisitico che merita attenzione e memoria. La pittura di Maria Palligiano, infatti, mostra una qualità attraente che merita di essere conosciuta e che sa fondersi a meraviglia con le potenzialità cinematografiche. Una buona tela su grande schermo è sempre un bel vedere. Per chi vuol conoscere Anna Palligiano, e per chi vuol godere di un piccolo film che unisce cinema, biopic e pittura, il filmstudio e il cinema Aquila di Roma, offrono uno spazio minimo e meritato.
Il film, girato interamente a Napoli e dintorni (e costituito da un cast di tutto rispetto) ha visto il coinvolgimento di molti professionisti e giovani artisti anche volontari. Si è trattato una sfida forte e appassionata di moltissime persone, cast artistico compreso, che hanno voluto la realizzazione di questo film sulla “vicenda” umana di Maria Palliggiano, La sceneggiatura è stata presentata dalla Artimagiche – società di produzione cinematografica con sede a Napoli - al concorso per le Opere Prime bandito dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali nel 2003, ottenendo il finanziamento. In seguito, con l’entrata in vigore della nuova legge sul Cinema del 2004 e con ambigui spostamenti di risorse finanziarie, la realizzazione del film è stata bloccata insieme a diversi altri progetti. Gli autori delle opere prime e seconde colpite da questo ingiusto blocco si sono riuniti ed hanno fondato il Gruppo 16-12 che ha organizzato e coinvolto moltissimi nomi del cinema per riaprire il dibattito sui finanziamenti pubblici. Sit-in e riunioni hanno aperto discussioni con politici ed esponenti del mondo culturale italiano. La Artimagiche ha deciso poi di intentare ricorso avverso la decisione della Direzione Generale per il Cinema. Dopo circa 3 anni dal riconoscimento di Interesse Culturale si è conclusa una transazione grazie alla quale la Artimagiche per il film Ossidiana, è riuscita ad ottenere parte del finanziamento legalmente già assegnato nel 2003. Il film è stato poi girato ed ora ha trovato una nicchia in cui posarsi ed essere visto.
Prima di concludere due parole sulla protagonista del film: Teresa Saponangelo (Pianese Nunzio, Ferie D’agosto, voce in Vogliamo anche le Rose. L’attrice napoletana si concede con passione al personaggio, lo incarna con totale disponibilità ed offre corpo e viso dall’inizio alla fine, riuscendo a riempire di vita le parole di una sceneggiatura impegnativa. Accanto a lei recitano attori del calibro di Andrea Renzi e Renato Carpentieri, onesti attori di un film degno e purtroppo legato ad un destino di qualitatevole penombra.
(Ossidiana); Regia: Silvana Maja; sceneggiatura: Silvana Maja e Rolando Stefanelli, fotografia: Roberto Allegrini; montaggio: Giorgio Franchini, interpreti: Teresa Saponangelo, Renato Carpentieri, Andrea Renzi; produzione: artimagiche; distribuzione: Thule; origine: Italia, 2008
