X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



Penso che un sogno così

Pubblicato il 20 aprile 2010 da Edoardo Zaccagnini


Penso che un sogno così

Un piccolo film, girato in due settimane con macchina a mano e primi piani insistiti. In stile dogma, come se l’occhio artificiale fosse un intruso discreto ed invisibile, ma anche ben deciso ad avvicinarsi il più possibile ai fatti, per osservare il torbido e il marcio da vicino. Un film povero ma tenace, che nel finale si tinge di horror e che nel suo fluire nervoso e fluido insieme, parla di rapporti umani dolorosi, di giovani ragazzi di oggi e della loro confusione sterile e poi pericolosa, decisamente amara agli occhi dello spettatore. Emozioni scure che risalgono dai sotterranei dell’interiorità per esplodere violentemente nelle relazioni umane, di amore o amicizia che siano, nel fine settimana di due coppie che si conoscono da tempo e che vedono una verità feroce e triste apparirgli davanti all’improvviso, nella villa al mare di una ragazza del gruppo, Elisa, di 25 anni. Dopo una breve prima parte urbana, il film si stanzia definitivamente nel luogo dell’anima della protagonista principale, già ferita da quel rapporto sempre difficile con i propri genitori. Il film descrive un fine settimana che spegne la luce e disinnesca l’amore, lasciando spazio alla rivelazione dell’egoismo meschino e dei meccanismi perversi che contaminano ed ammalano le relazioni tra individui. Penso che un sogno così, interessante, imperfetto ed indipendentissimo esordio italiano, diretto praticamente senza soldi da Marco De Luca, racconta la storia di quattro vite all’alba della maturità, quattro caratteri, quattro disagi e mostruosità narrate con poche migliaia di euro in digitale. Dagli interni freddi di parole private e silenzi in una Roma relativamente riconoscibile, si parte verso una villa litoranea poco frequentata, luogo incline al cinema, che fa esplodere un malsano credibile anche se non sempre sostenuto da dialoghi, situazioni ed interpretazioni eccellenti. Elisa (Elisa Alessandro) ha perso il padre ed ha un rapporto difficile con sua madre. Ha da poco scoperto di essere malata gravemente, e decide di trascorrere col suo fidanzato Fabio (Giovanni Luca Izzo) un fine settimana nella casa che è stata per anni il luogo delle sue vacanze con i genitori, e nella quale non è più tornata da quando suo padre è morto. Propone al fidanzato, allora, di invitare anche una coppia di amici, Cristina (Marina Rocco) e Matteo (Paolo Stella), così, nella speranza di vivere in pace e serenità un paio di giorni di mare e di relax. Ma le cose vanno diversamente, ed i segreti e le bugie cadono come frutti marci dall’albero del quotidiano, trasformando la confusione esistenziale prima in disperazione e poi in tragedia. Elisa e Cristina sono studentesse universitarie, mentre i loro fidanzati sono attori in erba, alle prese con le mille difficoltà di questo mestiere, ed opposti, scopriremo man mano che il film avanza, nell’atteggiamento nei confronti della macchina spettacolo. E’ interessante notare come spesso, piccoli film indipendenti italiani raccontino da dentro l’ambiente del cinema. Pensiamo ai recenti Il nostro messia, di Claudio Serughetti, a Sfiorarsi, di Angelo Orlando, ma ci viene in mente anche l’interessante opera prima Bell’amico, girato da Luca D’Ascanio in totale indipendenza ormai quasi dieci anni fa. Il ritratto che De Luca compone del cinema italiano è decisamente negativo, e può essere letto come uno sfogo del regista nei confronti di un ingranaggio dal quale è riuscito a non rimanere stritolato, almeno in questo caso, almeno fino ad oggi, dimostrando di essere assai abile con la telecamera in mano. Meno efficace della sorprendente regia è sembrata invece la sceneggiatura, con alcune scelte azzardate e sviluppi discutibili. L’esordio rimane positivo per la sicurezza con cui il film è girato e per la descrizione del quadro generale d’insieme. L’augurio è che il giovane regista possa continuare a sperimentare le vie del lungometraggio facendo frutto di questa importante esperienza, e potendo contare su mezzi più ampi in futuro, fermo restando che questo piccolo esordio rafforza il concetto di indipendenza cinematografica, ed offre speranze circa la democraticizzazione e la meritocraticizzazione del cinema. Il che dà forza e coraggio sia agli autori che agli spettatori.


Regia: Marco De Luca; Sceneggiatura: Marco De Luca; Montaggio: Alice Vivona, Fotografia: Daniele Quatraro; Musiche: Emanuele Friello, Emiliano Torquati; Interpreti: Produzione: Distribuzione: Elisa Alessandro, Paolo Stella, Giovanni Izzo, Marina Rocco, Elena Bouryka, Hélène Nardini; Produzione: Marco De Luca: Distribuzione: indipendente


Enregistrer au format PDF