QUANDO LA TELEVISIONE RACCONTA

“Anni Luce” ritorna con la sua voce pacata nella domenica di La7. Si siede compostamente nell’ora del pranzo e riprende a raccontare gli anni che hanno portato a quelli che viviamo. Getta lo sguardo oltre un presente televisivamente privato, urlato e spesso auto referenziale. Tiene faticosamente aperta la finestra di una tv che guarda fuori mentre è guardata. Respinge gli assalti di chi la usa per mostrarsi o per far finta di confessare una normalità che diventa piccola per questo. Apre, con l’analisi di temi e personaggi, le persiane di mentalità collettive, avanzamenti di gruppo e trasformazioni sociali. Attraverso icone che hanno speso una vita e una carriera ad incarnare gli effetti di una direzione culturale, ricostruisce delicatamente il costume di un paese e si diverte a regalare scanzonati frammenti di memoria storica recente. Raccoglie, da percorsi individuali (extra-ordinari), gli odori, i sapori e i colori che si sono lentamente evoluti nei nostri. “Anni Luce” recupera tendenze, aneddoti e date, per fonderli in una narrazione che fa del ripasso storico una miscela di leggerezza tenera e di distratta riflessione. La trasmissione mescola piccoli e giganti eventi, approfondisce il significato di grandi storie nazional-popolari con voci, immagini e suoni che ne restituiscono la dimensione, il fascino e l’importanza. Sviluppa un collage di documenti eterogenei e li incastra in una composizione facile da seguire, agile nello scorrimento e solida nel complesso della materia trattata: una figura emblematica si lega a una città e con essa parte alla descrizione di una nazione che sta sotto e dentro a quella di oggi, e che ha cristallizzato in reperti fascinosi e cartolineschi i tanti crocevia che la trasmissione fotografa. Fabrizi per Roma, la Loren per Napoli, Celentano per Milano, Agnelli per Torino, Mina per la Versilia e così via. Otto puntate, otto viaggi in un Italia-museo di tradizioni popolari più o meno divertenti e rivelatrici. Otto caratteri paradigmatici immersi nella magia di un filtro temporale esaltato dai filmati dell’ “Istituto Luce” e dai ritagli di un cinema accessibile, amato e sempre vivo nella memoria degli italiani. Dei protagonisti parlano i più stretti testimoni del loro successo, in una serie di interviste che cadenzano il ritmo della ricostruzione biografica e culturale. “Anni Luce” è fatto di ironia ed attenzione, di sguardo rilassato e fermo sul paese bello e sfaccettato. Lo lascia emergere con gusto, a poco a poco, dalla bellezza dei ricordi, delle parole, dai suoni e dalle immagini del tempo. Singolare forma di ibridazione, gioco colorato di “docu” e “fiction” con una sana inclinazione alla risata che si distanzia dal meccanismo contemporaneo dello strillo e dello psico-strip.
