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Quinte Armate

Pubblicato il 31 maggio 2007 da Valentina Casadei


Quinte Armate

ROMA, FIERA/MERCATO DEL TEATRO INDIPENDENTE "TEATRI DI VETRO", TEATRO PALLADIUM - Nella giornata conclusiva della fiera dei teatri ‘invisibili’ del territorio romano è di scena un uomo che, all’ombra delle cantine, lontano dai circuiti ufficiali, ha inventato linguaggi e modi nuovi di vivere e fare il teatro; un uomo che, estraneo alle logiche commerciali e alle tendenze stantìe del teatro che gli era coevo, ha sperimentato e ricercato, ha sognato e combattuto per una nuova idea, per aprire gli orizzonti possibili del teatro. Ci è riuscito, e, da giovane ispirato, ha creato l’avanguardia, sognando l’America e costruendo un nuovo teatro. La Gaia Scienza, così come la Solari-Vanzi, sono state realtà conosciute, compagnie che ormai sono storia, memoria dei più. Di chi quegli anni ’70 li ha vissuti con loro nelle cantine romane, di chi quei racconti li ha ascoltati dalle parole entusiaste dei testimoni dell’epoca. E un po’ come testimone di tutto quello che è stato, Marco Solari torna in scena in una fiera di giovani, che come lui un tempo, potrebbero aprire nuove porte, emergendo dalle scene‘ invisibili’. Torna, Marco Solari, a calcare da solo la scena. Ci offre le sue parole accompagnate, ritmate, sottolineate, ora accentuate ora inabissate dalla musica di Piergiorgio Faraglia. Piccole scene, pensieri sparsi. Scorrono veloci come le nuvole di cui Solari parla, come le cose leggere che cerchiamo e non possiamo fermare, nonostante la nostra ansiogena ricerca di presenza, di pregnanza dell’attimo. Fuggono via le parole in scena, come le nuvole, effimere, come il teatro stesso, come la vita. Solari si aggira nel suo rettangolo di tendine-quinte armate - scena protetta nella scena - che mutano, si alzano, cambiano colori e soggetti. Si aggira tra luci, ora forti, ora fioche, alternate al buio, talvolta. E’ immobile e parla piano, poi di colpo canta in una specie di danza. Monta le sue attrazioni Solari, governa il ritmo, dosando sapientemente la voce e il corpo, il movimento e la stasi, il soffio e l’urlo, l’ironia e la riflessione profonda. "Deriva sonora", come lui stesso la descrive, nata dall’urgenza di comunicazione sui "temi-ossessioni" della società che ci è propria, dal lavoro alla violenza, senza mai sfiorare banalità e convenzionalismi, Quinte armate è una performance che colpisce pur nella sua semplicità formale. Merito forse del connubio riuscito tra musica, parola, luci e scene, cosa che non sorprende, visto i passati lavori di Solari, performer sempre affascinato dalle altre arti, visive, musicali e non solo. Ma merito soprattutto di Solari stesso, dei suoi testi forti e del suo corpo deciso, che in 50 minuti esatti - scelta etica, che premia la qualità, contro la sempre sprecata quantità - ruba l’attenzione di tutto il pubblico, che desto lo osserva, in quello sposalizio affascinante tra musica, azione e parola. A fine spettacolo, applausi e un po’ di nostalgia per quel tempo in cui i ‘teatri di vetro’ lottavano e si mostravano, e le cantine prendevano la dignità dei teatri. Vi è però anche speranza e, soprattutto, un augurio per tutti, che tra i ‘teatri di vetro’ di oggi nascano nuove avanguardie, nuovi talenti che ci facciano finalmente guardare avanti, senza dover rimpiangere gli affascinanti tempi passati.


Quinte armate di e con Marco Solari. musiche: Piergiorgio Faraglia; scena: Carolina Foti; luci: Luca Storari.


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