RIII - Riccardo III

Ricercare nella letteratura l’immedesimazione con i personaggi o il riflesso della propria era con tutte le angosce e controversie che questa racchiude, è cosa comune a molti lettori. Certo è che tale operazione appare sicuramente più semplice ed immediata quando si ha a che fare con un testo moderno. Ma cosa succede quando ci si deve confrontare con un classico come Shakespeare? Come si possono superare tutti quegli ostacoli dettati dal tempo e cogliere l’estrema attualità dei temi tipicamente shakespeariani? Certamente il primo grande scoglio da abbattere è il linguaggio, che in un primo e timido approccio potrebbe risultare quasi arcaico al giorno d’oggi. Attuare questa transcodificazione e metterla in scena, trasmettendo la vicinanza di un’opera come il "Riccardo III" agli spettatori, non è cosa da poco conto. Il tutto richiede una enorme maestria e sapienza artistica di cui Alessandro Gassman in questi giorni, ci sta donando una splendida prova allo storico Teatro Argentina di Roma.
In questa magistrale rappresentazione teatrale, Gassman non solo riconferma le sue superlative doti interpretative, senza dubbio molto più efficaci a teatro che sul grande schermo, ma riconferma anche quelle registiche creando una messa in scena assolutamente innovativa e penetrante. RIII – Riccardo Terzo, nato grazie all’incontro e il sodalizio con il letterato Trevisan, è un’opera carica di densità emotiva e di significati fortemente politici. L’adattamento teatrale, infatti, pur attuando dei tagli sostanziosi al testo (alcune scene sono soltanto accennate e i personaggi ridotti ad un’unità decimale), rimane comunque fedele nello spirito e nell’essenza al classico. La decadenza morale e la corruzione come prodotto di una sconsiderata brama di potere sono il cuore pulsante dello spettacolo. La figura di questo despota senza scrupoli che gioca con la sua fisicità sovrastando la scena e gli altri personaggi presenta però delle fortissime connotazioni moderne. Il Riccardo di Gassman, spregevole ma estremamente carismatico allo stesso tempo, incarna la natura dell’avidità e del potere che caratterizza la nostra era. Un’avidità ricca di ansie, che è maggiormente espressa dalla spettacolarizzazione di questa materialità corporea, che ben si inserisce in un’atmosfera gotica che a tratti sfiora quasi il grottesco. Una dimensione notevolmente esaltata dall’impianto scenografico che non si limita ad essere mero sfondo, piuttosto si unisce fino a fondersi in un tutt’uno con lo spettacolo. Una sintesi delle arti a tutti gli effetti, dove ogni elemento scenico è curato fin nei minimi dettagli ed ognuno di essi è assolutamente essenziale. Dai giochi di luce all’utilizzo dell’audiovisione, dai costumi alla musica.
Certo, la centralità di Gassman è innegabile, eppure si ha la sensazione che questo abbia riposto in R III tutto il suo bagaglio artistico e culturale, al fine di creare un’opera unica e magistrale. Il tutto assume una rilevanza maggiore se la si contestualizza nell’Italia di oggi, in cui nessuno, o quasi, pare più essere in grado di osare. In cui molto spesso il riadattamento di un classico si muta in una banalizzazione dello stesso. Il teatro, quindi, come sede di sperimentazione artistica. Sperimentazione di cui si sente un gran bisogno.
(RIII – Riccardo III); Regia: Alessandro Gassman; drammaturgia:William Shakespeare; traduzione e adattamento: Vitaliano Trevisan;costumi: Mariano Tufano; scene: Gianluca Amodio; musica: Pivio & Aldo De Scalzi; interpreti: Alessandro Gassman, Mauro Marino, Giacomo Rosselli, Manrico Gammarota, Emanuele Maria Basso, Sabrina Knaflitz, Marco Cavicchioli, Marta Richeldi, Sergio Meogrossi; teatro e date spettacolo: Teatro Argentina di Roma, dal 25 marzo al 6 aprile 2014.
