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RomaFictionFest 2011 - Cui prodest?

Pubblicato il 5 ottobre 2011 da Giampiero Francesca


RomaFictionFest 2011 - Cui prodest?

Se qualcuno ha calcato, anche solo per poche ore, il pink carpet dell’ultima edizione del RomaFictionFest l’avrà fatto ponendosi la proverbiale domanda che sorge sponatena: a chi giova tutto questo? Che senso ha organizzare una grande manifestazione, in un contesto maestoso come l’Auditorium Parco della Musica, se poi manca l’elemento più importante, il pubblico?

L’obiettivo del RomaFictionFest, almeno nelle iniziali intenzioni, doveva essere quello di dare dignità artistica ad un genere, la serialità televisiva (in particolare quella italiana), da sempre vituperato. Le nostre fiction venivano infatti prese a modello come prodotti di scarsa qualità visiva, dalla scrittura sciatta, meritevoli di biasimi e facili ironie (ben rappresentati, in tempi recenti, proprio in tv, dalla serie Boris). Per questo motivo nasceva l’esigenza di una manifestazione di portata nazionale che mostrasse sui grandi schermi il meglio della nostra produzione, smascherando la prevenuta critica nostrana. L’esperimento però, sin dall’inizio, non parve proprio funzionare. Nonostante gli ingenti capitali profusi, l’incredibile numero di anteprime e ospiti, la totale gratuità dell’evento, il pubblico sembrava ancora distante da questa iniziativa. Le sale del cinema Adriano, per anni centro nevralgico della manifestazione, erano spesso semivuote, pronte a riempirsi solo per gli orange carpet di Nonno Libero e compagni. Certo, la programmazione ai primi di luglio di un evento di portata tanto popolare, poteva essere un alibi sufficiente per gli organizzatori. Sin da allora però, fra i corridoi del festival, iniziava a riecheggiare una scomoda domanda: cui prodest?

Evitiamo le dietrologie e le chiacchiere da bar e arriviamo ai fatti di oggi. Dopo un’estate passata a chiedersi se mai si sarebbe fatta questa quinta edizione del festival, ecco la notizia: il FictionFest si farà, e in grande, all’Auditorium di Roma. Mentre si iniziava già dunque a discutere sulle motivazioni che avevano portato alla chiusura di questa manifestazione (mancanza di fondi? di pubblico? di entrambi?) l’annuncio del cambio di sede arrivava improvviso e inaspettato. Questo cambiamento, unito al nuovo periodo di programmazione, sembrava poter essere la spinta decisiva per la realizzazione di un vero grande festival della televisione. Ma ancora una volta le previsioni erano errate. Le grandi sale progettate da Renzo Piano, il maestoso spazio della cavea, finanche gli ampi bar sembravano evidenziare la poca partecipazione alla manifestazione. Eccezion fatta per i soliti (pochi) pink carpet l’impressione di disaffezione del pubblico al festival sembrava evidente. Ed ecco allora correre di nuovo, fra gli sparuti addetti ai lavori, l’annosa scomoda domanda: cui prodest?

Non vogliamo nemmeno provare, onestamente, a rispondere a questa domanda. Ci permettiamo però di suggerire un’idea, una semplice intuizione. Perché non provare a dedicare uno spazio, qualche serata, una sezione, al piccolo schermo durante il Festival del Film di Roma? Se davvero si vuole dare maggiore dignità artistica al prodotto televisivo perché non passarlo sul grande schermo insieme (e non in contrapposizione) al cinema? I recenti esempi di Carlos di Assayas (più volte passato ai festival) e Mildred Pierce di Todd Haynes (Venezia 68) dimostrano quanto questo connubio possa essere felice. Insistere invece su manifestazioni dispendiose e, almeno apparentemente, così poco redditizie non potrà che alimentare ancora la stessa, ripetitiva, domanda: cui prodest?


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