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Siamo tutti in pericolo

Pubblicato il 13 marzo 2015 da Sarah Mataloni


Siamo tutti in pericolo

Dal 5 al 15 marzo è in scena al teatro Vascello “Siamo tutti in pericolo”, un interessante omaggio al poeta, scrittore, regista cinematografico e sceneggiatore Pierpaolo Pasolini, a 40 anni dal suo brutale assassinio: il pensiero del poeta, (interpretato da un bravo Gianluigi Fogacci), focalizzato sulla immobilità di una società in inevitabile declino, è straordinariamente lucido e attuale.
Lo spettacolo ruota attorno agli ultimi articoli che Pierpaolo Pasolini scrisse per il Mondo, per il Corriere della sera e in particolare l’ultima intervista che il poeta rilasciò al giornalista Furio Colombo prima della sua morte: il suo pensiero, ancora oggi risulta “Un grido d’allarme lucido e disperato sull’inevitabile declino della nostra civiltà, che alla luce degli avvenimenti odierni suona straordinariamente profetico”.
La parola, in questo spettacolo, rappresenta la possibilità di difendersi, a dispetto di un mondo cinico e idealmente putrefatto; il pensiero di Pasolini, diventa, sulla scena, il simbolo di una poesia non solo “ideale” ed astratta, ma poesia“attiva” che si fa strumento del privilegio del pensare”(privilegio che appartiene a pochi)" e che rende la parola portavoce di istanze sociali e politiche, concrete e fisiche.
Pensiero, parola e poesia si fondono armonicamente nelle trame di una sapiente regia.
Data la centralità del pensiero di Pasolini , la scenografia è essenziale perché è la parola stessa che si fa carne e porta avanti lo spettacolo, senza necessità ricorrere ad effetti speciali: una macchina da scrivere su un tavolo, un letto e il pavimento coperto da giornali sono gli unici elementi funzionali allo sviluppo del racconto.
Gli oggetti scenici sono simbolici, e prendono vita con l’interpretazione degli attori, che con la voce, la gestualità, e gli aspetti meno visibili, regalano allo spettatore una rilettura di Pasolini, autentica e approfondita.
La visione del regista Daniele Salvo, infatti, non si limita a regalarci (con ottime interpretazioni degli attori) una visione perfettamente aderente alla realtà di oggi, ma approfondisce, nella sua drammaturgia, aspetti psicologici che vengono trattati con estrema delicatezza e senza enfasi: il letto, è il luogo in cui prendono corpo le paure, i desideri repressi, e la passione di Pierpaolo Pasolini.
Il poeta è rappresentato scenicamente in una duplice veste: l’ intellettuale che ancora crede nella possibilità di un cambiamento e a suo modo combatte l’inevitabile declino, e il suo alterego, (interpretato da Michele Constabile) che incarna in modo naturale ed autentico, le pulsioni e i desideri del poeta.
Due visioni di Pasolini legate indissolubilmente da un nesso: la sensazione di precarietà e di catastrofe.
Protagonista della scena è infatti la sensazione di pericolo imminente: nei sogni tormentati del poeta, il pericolo è rappresentato con la repressione e la censura (fascista); nelle sue parole , il conflitto nasce dall’idea di essere sempre lontani dal percepire e dall’afferrare la realtà, al di là del fatto asciutto di cronaca.
“Per voi una cosa accade quando è cronaca, bella, fatta, impaginata, tagliata e intitolata. Ma cosa c’è sotto? Qui manca il chirurgo che ha il coraggio di esaminare il tessuto e di dire: signori, questo è cancro, non è un fatterello benigno”
L’ultima intervista diventa una vera e propria confessione, una rinnovata consapevolezza della necessità di chiudere che nel linguaggio pasoliniano significa “cambiare” “Cambiare però in modo tanto drastico e disperato quanto drastica e disperata è la situazione".


(Siamo tutti in pericolo); Regia: Daniele Salvo; drammaturgia: Daniele Salvo; costumi: Erminia Bassi; scene: Erminia Bassi; interpreti: Gianluigi Fogacci, Raffaele Latagliata e Michele Costabile


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