Sotto il Celio azzurro

Edoardo Winspeare torna al documentario e racconta, con una fotografia satura di colore ed allegria, la storia dell’asilo “Celio Azzurro”, un’esperienza ideata e portata avanti da uomini genuini, semplici e in gamba, qualcuno pure molto simpatico e nessuno vicino a posizioni di destra: lo si intuisce da mille piccoli particolari. Uomini e donne dai volti e dai modi indicativi di una romanità popolare e lucida, consapevole, colorita, silenziosamente orgogliosa, schietta e sensibile. Giuseppe e gli altri, tutti più o meno giovani, ex ragazzi che vent’anni fa credettero in un sogno splendido e da allora lo hanno difeso e alimentato, combattendo per la loro piccola utopia praticabile e calandola nel quotidiano dei problemi e dei sacrifici. La storia di questo asilo è particolarissima, perché la cultura dei suoi alunni proviene da posti e paesi molto distanti tra loro. Il film è la narrazione di una favola tutta reale, una dimostrazione efficace, oltrechè gradevolissima, giocata in novanta minuti fitti di dinamismo e chiarezza. Sotto Il celio azzurro ci aiuta a compiere una preziosa riflessione sul tema dell’integrazione tra razze e culture, ma l’apprezzabile documentario di Edoardo Winspeare, il più famoso e forse rappresentativo regista pugliese contemporaneo, ricorda anche, a chi l’avesse dimenticato, quanto è utile guardare il modo in cui agiscono i bambini, e prendere esempio e insegnamento dal loro comportamento. Da quell’età dell’innocenza in cui contano e comandano solo le emozioni, possiamo ripescare alcune verità, come per esempio il fatto che certe barriere portate dal colore della pelle non hanno nessun rapporto con la nostra autentica natura, e che il razzismo è materia esclusivamente da adulti. Una riflessione filosofica su come nasca il razzismo e a quale età attacchi l’essere umano è impossibile da compiere in queste poche righe, ma Sotto il celio azzurro ci ricorda che l’altro è bello se sappiamo guardarlo, perchè ci insegna un altro modo di essere e di pensare, anche di mangiare, solleticando il nostro innato spirito di esplorazione, conoscenza, viaggio e incontro con l’altro. Sotto il Celio Azzurro descrive un anno dentro una scuola materna particolarissima nel cuore di Roma. Lì ci sono 45 bambini di 32 paesi diversi, e ci sono una serie di insegnanti superappassionati del loro mestiere, i quali propongono strade nuove anche nel metodo di lavoro. L’integrazione approfondita ed un progetto di crescita interessante ed innovativo si accompagnano al racconto di vicende umane meritevoli di essere narrate e sostenute. La qualità cinematografica di questo lavoro contribuisce sicuramente a difendere e rendere meno invisibile il lavoro di gente appassionata, illuminata e sempre in lotta per sopravvivere alla mancanza di fondi e di interesse da parte delle istituzioni. Le sensazioni piacevoli che suscita Sotto il cielo azzurro già valgono il prezzo del biglietto. Ad andarlo a vedere si corre il rischio di uscirne arricchiti e con un paicevole senso di leggerezza addosso. Chi ha paura di questo ripieghi su altro cinema, o su altro in generale.
Regia: Edoardo Winspeare; Fotografia: Paolo Carnera Montaggio: Luca Benedetti, Sara Pazienti, Suono: Gianluca Costamagna, FranÇois Waledisch, Alessio Costantino, Francesco Principini; Musica: Gabriele Rampino Prodotto da: Graziella Bildesheim, Una produzione Fabulafilm in coproduzione con 13 Production (Francia) e in collaborazione con Rai Cinema Durata: 93’ Formato: HD Cam
