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Speciale TV Vintage : Magnum p.i.

Pubblicato il 31 agosto 2009 da Nicola Lazzerotti


Speciale TV Vintage : Magnum p.i.

Prodotto dalla Universal (che ne detiene ancora i diritti, in relazione all’idea, più volte ventilata, di trarne un film) e in onda sulla CBS (11 dicembre 1980 e in Italia, su Canale 5, dal 13 marzo 1982) Magnum P.I. è stato uno dei prodotti più importanti e longevi della televisione americana. Nelle sue otto stagioni la serie attraversa in pieno gli anni Ottanta ed è portatrice dei valori e delle angosce del periodo.

Ex navy seal ed ex agente dell’intelligence della marina in congedo (ha prestato, inoltre, tre volte servizio in Vietnam), Thomas Sullivan Magnum III (Tom Selleck) è l’addetto alla sicurezza della residenza (con relativi occasionali ospiti) hawaiana appartenente al misterioso romanziere inglese Robin Masters (nella serie si vedrà solo di spalle e la sua voce al telefono appartiene a Orson Welles, la cui presenza nell’ultimo episodio è stata impedita dalla sua scomparsa, solo poche settimane prima delle riprese). Come addetto alla sicurezza Magnum ha diritto all’utilizzo della dependence e della Ferrari 308 Gts rossa fiammante, ma deve al contempo sopportare la presenza del maggiordomo e curatore della villa Jonathan Quayle Higgins II (John Hillerman).
Higgins è un ex militare inglese e baronetto di sua maestà La Regina, uomo meticoloso, attento e pedante e, per certi versi, l’alter ego di Magnum. Disciplinato e minuzioso, non passa giorno che non articoli con il suo ‘coinquilino’ battibecchi o alterchi spesso esilaranti (al riguardo, da antologia la puntata Paper War, Amici e nemici, in cui i due si scambiano scherzi a non finire, nonché la prima volta che Magnum ipotizza come Higgins sia in realtà Masters e che la persona conosciuta come suo datore di lavoro sia in realtà un attore con la voce di Welles!). Al di fuori dello scontro i due mostreranno nel corso delle vicende una solidale amicizia.

Fuori del ‘canonico’ orario di lavoro Magnum pratica la professione di detective privato, appunto il P.I. del titolo, e in ogni episodio affronta complicati casi che riuscirà a districare sempre con la collaborazione dei suoi fedelissimi amici ed ex compagni d’armi che non mancheranno di aiutarlo. Sia Theodore ‘T.C.’ Calvin (Roger E. Mosley) che Orville ‘Rick’ Wright (Larry Manetti) facevano parte della squadra d’assalto guidata da Magnum in Vietnam, il primo come elicotterista e il secondo come mitragliere. Da civili entrambi vivono a Honolulu, il primo gestendo una piccola compagnia di trasporti in elicottero e il secondo un prestigioso club, il King Kamehameha Club, di cui, tra l’altro, Higgins è direttore.
Nel parco dei personaggi ricorrenti che costellano la serie è necessario ricordare il Tenente Mac Reynolds (Jeff Mackay), amico di Magnum dai tempi dei servizi segreti, al quale fornisce spesso notizie non proprio ufficiali. E anche Francis Hofstedder, detto ‘Rampino’ (Elisha Cook Jr.), ex mafioso di Chicago trasferitosi alle Hawaii per ritirarsi dal giro e padrino di Rick che considera come un figlio.
A questi vanno aggiunti panorami mozzafiato e spiagge meravigliose che regalano al telefilm un appeal unico.

L’idea di base è quella di inserire e contestualizzare un personaggio fuori dal comune in un contesto sociale a lui poco congeniale. Magnum non è ricco e veste, spesso, con camicie hawaiane variopinte, shorts chiari e un inconfondibile berretto blu dei Detroit Tigers, benché porti al polso un Rolex Gmt Masters (ricordo del padre). Donald P. Bellisario (creatore della serie) voleva introdurre un personaggio comune e socialmente normale in un ambiente altrimenti preclusogli. L’escamotage narrativo utilizzato permette così al protagonista di guidare una Ferrari e di accedere ai luoghi più prestigiosi delle isole.
Con Magnum P.I. Bellisario realizza quello che, insieme a Quantum Leap, è il suo lavoro migliore, un prodotto innovativo che segnerà in maniera decisiva l’immaginario action dell’America anni Ottanta.Magnum P.I. è uno dei primi serial, insieme al gruppo dell’A-Team, ad affrontare in maniera concreta il concetto di reducismo e la ferita lasciata dal Vietnam nell’animo degli americani.
Il protagonista, e i suoi compagni con lui (Higgins, a ben guardare non è da meno), è in fondo un disadattato, incapace di svolgere un lavoro ‘normale’, e alla fine del telefilm rientrerà infatti in marina, unica ’casa’ in grado di accoglierlo. La stessa incapacità di vivere una relazione sentimentale stabile testimonia una precarietà psicologica dietro la maschera del seduttore, conforme agli stereotipi del private eye cinematografico e alla spensieratezza di superficie del periodo. Ma non sono rari i momenti in cui Magnum cede ai sui incubi personali, ed è solo grazie alla solidarietà dei sui compagni (ancora una realtà militare) che riesce a venirne fuori. Compagni simili, incapaci come lui di costruire una relazione stabile e anche loro con degli impieghi ‘particolari’.

Ma è proprio l’elemento psicologico a rendere il serial innovativo: i personaggi sono sempre molto complessi e nascondono dei lati caratteriali spesso sorprendenti, dei traumi maturati in guerra e sepolti in fondo alla coscienza, ma che riemergono, talvolta, in tutta la loro violenza. Impressionante, al riguardo, la doppia puntata Did You See the Sunrise?(Hai visto l’alba stamattina?), nel corso della quale Magnum, sconvolto per la morte del suo amico Mac, ucciso da un’autobomba destinata in realtà a lui, dà una caccia spietata all’esecutore dell’attentato finché non se lo trova davanti e lo giustizia a sangue freddo, mostrando un lato inedito della propria personalità.

La trasformazione repentina in una specie di macchina da guerra, capace di mostrare nel suo agire una pressoché totale assenza di remore (il protagonista, provocato dal killer sul fatto che non avrà mai il coraggio di ucciderlo, guarda la sua preda negli occhi e, ripetendo la frase pronunciata da Mac prima di morire "Hai visto l’alba stamattina?", lo uccide) costituisce una prima grande svolta "morale" della scrittura televisiva. Un eroe positivo mostra improvvisamente dei tratti così oscuri da spezzare quel manicheismo didascalico che aveva sempre imperversato nella televisione americana, aprendo le porte a personaggi tratteggiati in maniera complessa e non semplicistica, con un tono sfumato, decisamente più realistico.
Lo stesso dicasi per gli incubi di guerra che spesso affliggono i protagonisti e costituiscono un elemento chiave delle produzioni successive, sia di quelle televisive come The A-Team e Riptide che delle saghe cinematografiche di Rambo, con le quali si lega anche il tema dei "Missing in action", molto ricorrente nella serie. Incubi nati dal trauma vissuto dai protagonisti, talmente forte da distorcere talvolta la realtà, e di certo importanti per Bellisario, pilota militare durante la guerra, che immette il tema militare in tutte le sue produzioni, facendone quasi un marchio di fabbrica soprattutto negli ultimi lavori JAG e N.C.I.S..

A impreziosire la messa in scena il tono hard-boiled dato al serial, la voice over di Magnum che racconta gli eventi direttamente al pubblico, in maniera analoga a quella di un Sam Spade o di un Philip Marlowe (portati al cinema da Humphrey Bogart). Non è un caso che un paio di puntate, spiegate con diversi escamotage, si svolgono proprio negli anni Quaranta, rimandando alle atmosfere dell’epoca d’oro del noir.
Magnum P.I. è divenuto così uno dei serial di punta di quella che verrà chiamata la seconda Golden Age della televisione americana, facendo da apripista a un modo tutto nuovo di concepire la serialità, che ancora oggi tiene conto delle grandi conquiste e delle lezioni di quel particolare decennio.


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