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Sudori freddi

Pubblicato il 19 ottobre 2015 da Valeria Gaveglia


Sudori freddi

Roma, Teatro la Comunità. In scena fino al 1 novembre lo spettacolo Sudori freddi, ideato e diretto da Giancarlo Sepe.

Dopo il successo di The Dubliners e Amletò ecco un’altra produzione in perfetto "stile Sepe", in cui l’occhio dello spettatore è ancora una volta affascinato da un assetto scenografico impeccabile, in grado di produrre immagini evidentemente cinematografiche. Ed è proprio di cinema che si parla: Sudori freddi è infatti il titolo che i francesi hanno dato a Vertigo di Alfred Hitchcock (noi lo abbiamo chiamato La donna che visse due volte), tratto dal romanzo noir D’entre les mortes di Boileau&Narcejac.

Lo spettacolo è ricco di riferimenti letterari e cinematografici. Sepe sceglie di attingere a entrambi i precedenti narrativi per realizzare una commistione intelligente delle componenti della vicenda. La predilezione per il romanzo appare evidente poiché le coordinate spazio temporali e i nomi dei personaggi corrispondono a quelli della penna degli autori francesi, ma le citazioni hitchcockiane non mancano: impossibile non lasciarsi incantare dal grande telo raffigurante, come una locandina, il volto di Madeleine/Renée, protagonista della vicenda. La creazione di immagini evocative, belle esteticamente, risulta in grado di avvolgere la platea, ingannarla per svelare poi l’artificio: a teatro si è parte integrante di ciò che si osserva, nessuno schermo divide lo spettatore dall’attore sulla scena. Ogni atmosfera è percepibile visivamente e acusticamente, tenendo ben presente che la comunicazione sonora di questa produzione non è legata alla parola bensì al rumore. I personaggi di Sudori freddi parlano poco, a volte lo fanno in spagnolo e in francese, ma a far da cornice ai loro gesti sono spesso i suoni del luogo in cui agiscono, dal fracasso della strada ai silenzi infranti di una camera mortuaria. Così lo scopo della messa in scena non sembra quello di restituire allo spettatore una trama bensì di accalappiare la sua attenzione tenendolo sospeso in un susseguirsi di scene di cui non si comprende l’epilogo fino all’ultimo istante, proprio come faceva Alfred Hitchcock nei suoi film: «È come se io stessi percorrendo un lungo corridoio che è ricoperto di specchi, e alcuni frammenti di quegli specchi sono ancora là, e quando arrivo alla fine del corridoio non c’è altro che oscurità, e io so che, addentrandomi nell’oscurità, vado a morire», le parole dell’attrice Kim Novak, nel lungometraggio datato 1959, trovano il perfetto correlativo oggettivo nell’intrigante scenografia adottata per lo spettacolo; si tratta di corridoio di quinte specchiate con fondale scorrevole che permette agli attori il confronto continuo con il doppio della propria immagine, come a sottolineare il tema portante della pièce ovvero l’esistenza di un’altra identità, impossibile da controllare ma parte integrante del nostro essere.

Sudori freddi è uno spettacolo che affascina il pubblico grazie alla forza delle immagini. Una buona prova di regia che però pecca di coralità interpretativa, tentata in alcuni quadri ma solo sfiorata nel complesso. Splendida Lucia Bianchi nel ruolo di Madeleine, protagonista indiscussa del dramma e della scena.


(Sudori freddi); Regia: Giancarlo Sepe; drammaturgia: nome dell’autore della drammaturgia; costumi: Carlo De Marino; scene: Carlo De Marino; musica: a cura di Davide Mastrogiovanni e Harmonia Team; interpreti: Lucia Bianchi, Federico Citracca, Peppe Innocenti, Gianluca Spatti, Federica Stefanelli, Guido Targetti; teatro e date spettacolo: Teatro la Comunità fino al 1 novembre


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