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Suggestioni sull’isola: finzioni a confronto

Pubblicato il 10 maggio 2006 da Giampiero Francesca


Suggestioni sull'isola: finzioni a confronto

“Sembri il protagonista di un reality” “No, quelli recitano un copione” Kelly Rowan a Peter Gallagher in The O.C. #3.01 “La resa dei conti”

Sul New York Times di lunedì otto, di spalla, David Carr commentava le nuove frontiere del reality in un pezzo dal titolo emblematico “Vero o verosimile: Ecco il reality dei cannibali”. Mi è parso più che una coincidenza che, a distanza di pochi giorni, mentre a Milano critici, autori e protagonisti discutevano delle relazioni fra reality e fiction, vero e falso sullo schermo a New York si apriva un dibattito simile. Sembra dunque riaprirsi l’annosa questione vertoviana fra realtà e finzione sullo schermo, grande o piccolo che sia. Questione che, secondo Aldo Grasso, intervenuto al dibattito di confronto fra reality e fiction, tra l’isola di Lost e quella dei famosi, non dovrebbe nemmeno porsi visto che “ da Nietzsche in poi non esiste più differenza fra vero e falso semmai sussiste una sostanziale diversità fra morale e moralismo. La ficiton propone una morale, il reality istiga al moralismo” Questione tutt’altro che archiviata e ripropostasi violentemente alla presentazione del nuovo docu-drama di Discovry Channel “Scene dal crimine”, format americano dal quale deriva C.S.I. La discussione trae origine da una frase di Mark Twain, “Quando la realtà è più bizzarra della finzione”. Cos’è più “reale” dunque, il copione dell’isola dei famosi o quello di Kelly Rowan, le inquadrature e il montaggio metodico di un documentario o la fiction di C.S.I.? Sempre Grasso sostiene che “Negl’ultimi anni la televisione ha cercato di riprendersi la realtà, riproducendola, così nascono i reality” . Nel farlo però ha mancato clamorosamente il bersaglio. E’ ovvio quindi che non c’è Realtà in un reality, anzi, tanto più la televisione cerca di avvicinarsi alla realtà, tanto più vi si allontana. Come nota giustamente Carr sul New York Times “La prospettiva che la realtà oggi sia mediata è ormai insita nella coscienza dell’opinione pubblica”. Da questo punto di vista si può concordare che, almeno nel tubo catodico, non esistono più realtà e finzione. Semmai, come commenta Antonio Dipollina, esistono due realtà parallele: una televisiva, l’altra “Reale”. Entrambe, al loro interno assolutamente credibili e certe. Per questo motivo bisogna avvicinarsi con cautela a tutto ciò che traspare dallo schermo, tanto più se proposto come Vero. La televisione in particolare è un mezzo a tutti gli effetti autoreferenziale, realtà a se stante, slogata dal contesto, in grado di rigenerarsi e auto alimentarsi. Che cosa sono infatti reality e docu-fiction se non autocelebrazioni di questa finta-realtà?


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