Televisionarietà - L’Ispettore Coliandro, l’altra faccia della fiction italiana

Nato dalla penna di Lucarelli, l’Ispettore Coliandro della mobile di Bologna è il personaggio che sancisce il connubio tra letteratura di genere e il revival del poliziottesco, retaggio del nostro cinema più popolare.
Il grande merito dell’operazione, ad opera dello stesso Lucarelli e dei Manetti Bros., sta proprio nella strategia di rieditare un tipo di cinema oggi scomparso, riconfigurandolo e riaggiornandolo alle tematiche contemporanee, senza mai prendersi realmente sul serio ma creando invece uno scarto decisivo tra realismo degli eventi narrati, o se non altro la loro indiscutibile appartenenza ai codici del poliziesco, e il clima semiserio della messa in scena.
Il mondo di Coliandro è un mondo profondamente manicheista in cui la distinzione tra bene e male è netta, risoluta e senza mezzi termini o ambiguità.
A ben guardare, è proprio questa posizione assunta dagli autori l’elemento distintivo della fiction, che chiarisce immediatamente allo spettatore il clima disincatanto, venato di un adeguato distacco ironico, con cui ci si immerge in questo mondo di violenza.
Nei quattro film fino ad oggi prodotti (ne sono attualmente in lavorazione altrettanti), l’intento degli autori di compiere delle divagazioni sui sottogeneri è palese: di episodio in episodio cambiano i riferimenti cinematografici e se con Il patto dei lupi siamo dalle parti del gangster movie nostrano, tipico dei film sulla mafia, Vendetta Cinese è un tributo neanche troppo velato alla cinematografia hongkonghiana e ai film sul kung-fu; In trappola è intriso di riferimenti a quei thriller- buddy movie fondati sull’amicizia virile, mentre Magia Nera altro non è che un noir hardboiled sul modello de Il grande sonno o Il mistero del falco.
Detto questo, bisogna tener conto dell’assoluta novità di una simile operazione produttiva, assai rara nel panorama italiano, specialmente nella fiction televisiva targata RAI o Mediaset, in cui raramente, spiccano prodotti che vadano oltre il mero e semplicistico intrattenimento.
Ad arricchire una regia originale e inventiva c’è una scrittura fluida, capace di coniugare attentamente tutti gli elementi del genere senza mai banalizzare o rallentare i tempi del racconto. Si nota una struttura rigida nella forma e dinamica nella narrazione, ogni personaggio è ben caratterizzato e assolutamente funzionale. I personaggi sono l’elemento forte di Coliandro, dallo stesso protagonista, splendidamente interpretato da Giampaolo Morelli, un poliziotto ignorante, forse neanche troppo intelligente che ha dalla sua un fascino incredibile, uno stoico senso del dovere che alla fine lo conduce sempre a risolvere il caso su cui indaga.
Appartenente a un tempo che potremmo definire analogico, costellato di vinili e VHS, di citazioni tratte da film di Leone e Eastwood, (ed è proprio a Leone che va ricondotto l’uso della battuta tesa a sdrammatizzare e ad alleggerire la tensione narrativa), Coliandro è un personaggio del passato, come dimostrano persino le sue connotazioni ironiche, sempre anacronistiche: l’esclamazione ’minchia’ o l’appellativo ’bambina’- immancabilmente riferito a tutte le ragazze con cui il protagonista ha a che fare e che ad ogni episodio cadono puntualmente ai suoi piedi - diventano dei tic ripetuti ossessivamente e riconducibili a modelli virili smaccatamente retrò.
Intorno al protagonista ruotano una serie di figure come Trombetti (Silvestrin), il magistrato Longhi( Logan) e Gargioulo (Soleri), figure di contorno sì, ma sempre attentamente tratteggiate e volte a definire lo spazio preciso in cui si muove il protagonista e la scelta degli attori, tutti ’affiliati’(Morelli compreso) al clan dei Manetti e quindi familiari ai fan dei due registi romani, non fa che sottolineare il clima ludico dell’operazione.
Da ricordare il sofferto processo produttivo: la serie, infatti, girata nel 2004, è andata in onda solo nel 2006 dopo un lungo e travagliato scontro con la RAI, contraria a un linguaggio considerato indecente per non dire sguaiato. Mandato in onda tra la fine di agosto e l’inizio di settembre in un momento considerato morto per la stagione televisiva, Coliandro ha però registrato uno share di tutto rispetto, tanto da indurre la stessa RAI a produrre una seconda stagione.
Non ci rimane qundi che attendere.
Regia: Antonio e Marco Manetti; soggetto: Carlo Lucarelli; sceneggiatura: Maurizio Matrone, Giampiero Rigosi, Umberto Contarello, Stefano Bises, Carlo lucarelli; interpreti:Giampaolo Morelli (Coliandro), Enrico Silvestrin (Trombetti), Veronica Logan (P.M. Longhi), Giuseppe Soleri (Gargiulo); distribuzione: Rai; origine: Italia; durata:100 min. circa; sito ufficiale
