TORINO FILM FESTIVAL 2006 - CONCORSO - MANORO

Non può che suscitare interesse quest’opera di Brillante Mendoza. Il regista, ispirandosi ad una storia vera, costruisce un racconto che è un affresco sulle Filippine e sulla loro problematica realtà. Manoro è un film ruvido, sporco, che emana crudezza. L’uso insistito della macchina a spalla, con le sue immagini mosse, infonde al racconto un senso di imperfezione che risulta essere il vero significante della Verità.
Mendoza narra le vicende della tredicenne Jonalyn che, appena ottenuta la licenza elementare, insegna agli adulti a leggere e scrivere per metterli in condizione di votare. Il regista vuole sottolineare l’ignoranza che purtroppo regna nel suo paese, l’estrema difficoltà che trovano gli indigeni del luogo nel cercare di alfabetizzarsi, e soprattutto la centralità che deve avere la democrazia nella società attuale. E il diritto al voto è rappresentato per quello che è realmente, cioè un diritto inalienabile del cittadino.
Il mondo mostrato da Mendoza ha una doppia faccia. I visi della gente sono i volti dell’innocenza, però tutti, nessuno escluso, hanno inconsapevolmente la colpa per la situazione di povertà e di incultura in cui vivono. Ed è eccezionale vedere come la piccola protagonista della vicenda si senta addosso, pur essendo giovanissima, la responsabilità di dover cambiare questa condizione.
La pellicola inizia con uno stile puramente documentaristico nella volontà di contestualizzare le vicende narrate in un realtà ai confini della cultura, ai limiti dell’umano. Poi la narrazione prosegue con lunghe sequenze affannate che nascondono sotteraneamente uno stato di tremenda stanchezza. Il ritmo è cadenzato dai movimenti dei personaggi, dai loro passi pesanti seguiti da vicino, dalle loro corse, dai loro momenti di pausa. Inoltre, l’alternanza di agitazione e di stasi dà un tale equilibrio all’andatura stilistica dell’intera narrazione.
Mendoza rincorre la Verità. Il suo obiettivo è raccontare e dare fisicità a tutto ciò che riprende.
Manoro è un’opera originale che vive di difetti, debolezza, fragilità e imprecisione. Ed impressiona per come riesca a sottendere un’umana e forte infelicità senza restituire al pubblico tristezza e grigiore.
(Manoro); Regia e fotografia: Brillante Mendoza; sceneggiatura: Boots Agbayani Pastor, Ralston Javier; scenografia: Gideon Ponte; montaggio: Charlie Bebs Gohetia; musica: Jerrold Tarog; interpreti: Jonalyn Ablong (Jonalyn), Edgar Ablong (Edgar), Edgar Ablong (Apisan Biseng), Carol Ablong (madre), Carlito Ablong (nonno); produzione: Centerstage Productions; origine: Filippine; durata: 76’
